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(17 Novembre 2012) Enzo Apicella

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Gaza. Dalla tenda - urgente

(13 Ottobre 2011)

Questo ve lo mando come urgente, perchè sono successe cose che bisogna raccontare in fretta. Tre persone, tra chi fa lo sciopero della fame qui a Gaza in solidarietà con i prigionieri, in questo momento si trovano in ospedale.

Appena sono arrivata alla tenda questa mattina, c'era Majed el Ajar che dormiva (già vi ho parlato di lui, è quello che, felicissimo per avere il supporto di suo padre, gli ha baciato la mano e portata alla fronte in segno di rispetto). Strano dormisse di mattina, do solito è sempre molto attivo! Ho pensato che potesse stare male, ma non mi sono preoccupata perchè era comunque circondato da tante persone che si prendevano cura di lui. Sono entrata nell'atrio della croce rossa, luogo più protetto dove ci sono più donne, ed ho visto alcuni compagni che portavano al riparo Nidal Abujazer. Già vi ho raccontato di lui, suo fratello è in carcere e lui si prende cura della nipote la cui madre è morta, ricordate? L'hanno steso su una panca, hanno cominciato a massaggiargli il torace. Gli hanno buttato acqua fresca sulla faccia. Lui piangeva, a tratti, e a tratti aveva uno sguardo vuoto. In molti gli si sono fatti attorno, portando acqua e cercando di fare il possibile. Ci ho messo parecchio prima di capire perchè stesse piangendo, a cosa fosse dovuto lo shock. Lo shock era dovuto al fatto che negli accordi tra Hamas ed i sionisti non è più prevista la liberazione del loro leader, Akhmad Sa'adat. Me lo ha spiegato Maher, mentre due lacrime gli solcavano le guance. In pratica, la delusione per il fatto che sia stato usato Shalit, l'unica merce di scambio disponibile, per un accordo che non prevedeva la liberazione ne' di Sa'adat ne' di Barghouti ha causato lo shock. Dopo poco è entrato anche Majed, anche lui stava piangendo, la testa dondolava a destra e sinistra. Si è seduto e ha preso in grembo la testa di Nidal, e, mentre qualcuno cercava di massaggiare il petto di Nidal, qualcun altro massaggiava il petto di Majed. Li hanno portati entrami all'ospedale Shifa. Mi hanno spiegato che Majed si era sentito male anche durante la notte...poche ore prima mi stava insegnando arabo!

Sono uscita. Ghassan stava disteso. Anche Ghassan, come Majed, è di solito molto attivo. Però sono entrambi magrissimi, e di sicuro perdere peso non è la cosa più salutare per loro. Hanno entrambi vent'anni. All'inizio non sembrava Ghassan stesse troppo male, poi ha cominciato a dare chiari segni che era solo parzialmente cosciente. Allora lo hanno bagnato con no straccio umido, gli hanno dato da bere con il tappo della bottiglia, poi finalmente è arrivata l'ambulanza ed hanno portato anche lui all'al-awda. Poco dopo, hanno portato allo stesso ospedale anche Ramz El Halaby, entrambi sono sotto flebo.

È appena arrivata un'amica che mi ha chiesto: allora, sei contenta? Avete vinto! (faceva riferimento agli accordi tra hamas ed i sionisti) Io le ho risposto: no non abbiamo vinto. Non sono contenta, sono triste ed arrabbiata. Ci sono i miei amici in ospedale.

Fine dell'isolamento e di tutte le forme di punizione collettiva, medicine per i carcerati e diritto alle famiglie di visitare i propri prigionieri. Diritto ad un'istruzione in carcere, diritto ad avere libri e giornali. Niente mani legate durante gli sporadici colloqui. Per tutti i prigionieri. Tutti. Per favore, fate tutto quello che in vostro potere perchè le richieste dei prigionieri (che sono davvero il minimo possibile) vengano supportate...

Aggiornamento h.13.30: ho appena sentito Maher dall’ospedale che mi ha rassicurata, le condizioni degli amici palestinesi ricoverati stanno migliorando.

Silvia

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