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Inceneritore Fenice: una storia di omissioni e inquinamento

(13 Ottobre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Inceneritore Fenice: una storia di omissioni e inquinamento

foto: www.radiocittaperta.it

13-10-2011/15:03 --- Sono stati arrestati e si trovano agli arresti domiciliari Vincenzo Sigillito, ex direttore dell’Arpab (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata) e Bruno Bove (coordinatore Arpab della provincia di Potenza).

L’accusa riguarda una vicenda che tutti sapevano e che adesso arriva ad un punto di svolta: l’omissione da parte dell’Arpab dei dati circa l’inquinamento provocato dall’inceneritore la Fenice, in zona San Nicola di Melfi, in Basilicata.

Dunque, l’Arpab sapeva ma nascondeva ad associazioni, cittadini e Enti territoriali la pericolosità delle attività dell’inceneritore Edf, a soli 5 km da Lavello, il centro abitato piu’ vicino. Il gip di Potenza, Tiziana Petrocelli, ha inoltre disposto il divieto, per due mesi, di ricoprire cariche direttive per l’attuale e l’ex procuratore responsabile dell’impianto, Mirco Maritano e Giovanni De Paoli.

La vicenda dell’inceneritore Fenice è una lunga storia fatta di inquinamento, omissioni e commistioni che parte nel ’99 quando la Fiat l’ha messo in funzione. Il ricatto è lavorativo: o accettate l’inceneritore o addio posti di lavoro. L’impianto comincia a bruciare e opera a cielo aperto in una zona immersa nel verde, inquinando l’aria e l’acqua del fiume Ofanto, con la quale vengono irrigati i campi di tre regioni : Puglia, Campania e Basilicata. Inoltre, Fenice è responsabile anche dell’inquinamento di una falda acquifera che scorre sotterranea proprio in direzione dell’Ofanto, in cui è stata riscontrata la presenza di metalli pesanti, come il cromo, il nichel e il mercurio. Una storia di disastro ambientale ma anche di mancanza di tutela della salute dei cittadini, Fenice infatti, è un ecomostro che produce nano particelle che incidono direttamente sulla salute dell’uomo. E anche per quanto riguarda le ripercussioni sulla salute, come per i dati sull’inquinamento, siamo di fronte a ritardi e omissioni. Come ha dichiarato Nicola Abbiuso del comitato per la salute di Lavello, infatti, le ultime stime sulle malattie nella zona risalgono al 2006 e sono peraltro limitate ai soli tumori, senza contare allergie e serie ripercussioni sul sistema cardiocircolatorio, conseguenti alla respirazione di nano particelle. A Lavello, tutti lo sanno, il numero di ammalati in paese è cresciuto e fa sempre piu’ paura. Eppure l’Arpab non fa nulla, di piu’ omette i dati perché , dichiara Bruno Bove coordinatore Arpab della provincia di Potenza, attualmente ai domiciliari, “già da marzo 2008 eravamo a conoscenza dei livelli preoccupanti di mercurio nella falda, ma non spettava al nostro ente lanciare l’allarme” mentre Sigillito, anch’egli ai domiciliari, riteneva l’inceneritore “una risorsa estremamente positiva”. Intanto, con il complice silenzio dell’Arpab, Fenice continuava ad inquinare, a distruggere ambiente e vite umane e solo lo scorso settembre, dopo ben 9 anni, l’Arpab ha infatti reso pubblici, attraverso il suo sito ufficiale, i dati dei rilevamenti dei pozzi piezometrici a valle dell’inceneritore. Le cifre sono impressionanti e riflettono ciò che tutti a Melfi e a Lavello sapevano: a partire dal gennaio del 2002, sino al luglio del 2007, i valori registrano un inquinamento perpetuo ed inquietante, con picchi mai raggiunti neppure nel periodo attuale. Chiara risulta anche, la presenza nel Vulture, di metalli pesanti come Mercurio, Piombo, Cadmio e Nichel. Tutti elementi chimici estremamente pericolosi per la salute dell’individuo, molti dei quali, come il Nichel ed il cadmio, con grande incidenza su donne incinte e neonati e con altissimi tassi cancerogeni ed infiammatori.

Per anni, l’Arpab ha lasciato fare e la politica si è disinteressata. Il perché ce lo spiega il giornalista Maurizio Bolognetti, intervistato da Radio Città Aperta: “la politica ha lasciato fare, d’altronde qui in Basilicata tutti sanno che Bove è uomo di fiducia dell’attuale Presidente del Consiglio Regionale, Vincenzo Folino (PD)”. Intanto le indagini si stanno allargando e i carabinieri stanno anche verificando la regolarità di alcune assunzioni all'Arpab: per quest'ultima vicenda, sono stati emessi quattro avvisi di garanzia, di cui uno indirizzato all’attuale assessore regionale alle Attivita' produttive della Basilicata, Erminio Restaino.

Marina D’Ecclesiis, Radio Città Aperta

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