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Que se vayan todos! In piazza contro il governo unico delle banche

(14 Ottobre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Que se vayan todos! In piazza contro il governo unico delle banche

foto: www.radiocittaperta.it

14-10-2011/13:17 --- La manifestazione che domani invaderà le strade di Roma sta raccogliendo crescenti adesioni non solo nel frammentato e a volte autoreferenziale ceto politico delle organizzazioni di sinistra.

Il grande corteo sta infatti intercettando una diffusa esigenza di resistenza e di aperta opposizione alle terapie d’urto e alle manovre antipopolari che la Banca centrale e l’Unione Europea – un vero e proprio governo unico europeo delle banche – stanno imponendo a praticamente tutti i popoli dell’Europa.

Occorre ricordare che la manifestazione italiana è il frutto di una convocazione continentale e internazionale lanciata ormai da parecchi mesi.

Purtroppo però alcuni degli organizzatori hanno deciso di attenuarne i contenuti, che invece nelle altri capitali europee o addirittura negli Stati Uniti sono apertamente anticapitalisti. Anche la scelta di far aprire il corteo da uno striscione che reclama un generico “Cambiamo l’Europa cambiamo l’Italia” somiglia, più che a un’indicazione di rottura e di conflitto verso i diktat della Bce, ad un possibile slogan elettorale di chi si candida a sostituire Berlusconi, e quindi di fatto a gestire nel nostro paese i tagli e le misure antisociali decise a Bruxelles e Francoforte. Domani molte reti sociali, forze politiche e sindacali hanno deciso quindi di evidenziare in piazza il proprio no ad ogni forma di strumentalizzazione governista ed elettorale della manifestazione. Che senso avrebbe sfilare fino a San Giovanni a fianco di dirigenti e funzionari di quelle forze politiche e sindacali di centrosinistra che hanno già affermato che la base del loro programma di governo saranno i famigerati diktat inviati il 5 agosto dalla BCE a Berlusconi e ripresi subito dopo nel Manifesto di Confindustria?

È proprio contro le banche in generale, e soprattutto contro la Banca d’Italia, Draghi e Giorgio Napolitano che in queste ore in tutta Italia si stanno concentrando le proteste, le manifestazioni e le contestazioni. È un segnale positivo, che lascia intravedere la possibile fine di quell’ideologia antiberlusconiana che fino ad ora ha ingabbiato ogni opposizione nella logica del ‘contro Berlusconi va bene tutto’. Si sta pian piano diffondendo la sensazione che il prossimo governo potrebbe essere assai peggiore di quello in carica. Per gli effetti devastanti delle sue politiche sociali ed economiche ispirate dall’UE e per il sostegno di cui potrebbe godere a livello internazionale.

Il fatto che Bankitalia stia affermando la necessità di ripristinare l’Ici sulla prima casa piuttosto che di varare una patrimoniale sui grandi profitti intascati da banchieri e signori della finanza, la dice lunga su quale sarà il segno del prossimo governo. Che si tratti di un governo tecnico, di una coalizione di centrosinistra, di centro o che veda l’ingresso anche di alcune forze della sinistra poco importerà. A governare a colpi di diktat saranno i Montezemolo, i Draghi, i Trichet, i Profumo…

Per questo lo slogan greco ‘Popoli d’Europa sollevatevi’ aveva tutte le carte in regola per caratterizzare la manifestazione di domani. Ma ad alcuni settori del comitato 15 ottobre legati al centrosinistra è sembrata una parola d’ordine troppo radicale e quindi hanno deciso di utilizzata solo nella sua formulazione in inglese. Forse nella speranza che la maggior parte dei manifestanti o dei lettori delle cronache dei quotidiani non ne capiscano il significato.

Per Greci e Spagnoli domani la manifestazione sarà, per così dire, più semplice e più chiara negli obiettivi. Da mesi, o da anni come nel caso greco, milioni di lavoratori, di precari, di studenti e di donne stanno scioperando e manifestando contro governi di ‘sinistra’ che applicano politiche economiche e sociali di destra. L’illusione che un esecutivo di centrosinistra possa porre un freno al massacro sociale e al tritacarne rappresentato dal dogma del pagamento del debito da quelle parti è tramontata da tempo e come ai tempi del ‘argentinazo’ lo slogan più diffuso sta diventando ‘que se vayan todos!’.

A Roma domani, c’è il rischio che in molti manifestino semplicemente per dare una spallata ad un governo Berlusconi oltretutto debole e ricattato dai poteri forti. E che dal 16 abbia la meglio il ‘tutti a casa’, in attesa che tolto di mezzo l’unto dal signore i problemi si risolvano da soli.

Noi, al contrario, saremo in piazza in quella che consideriamo la prima grande manifestazione contro il governo unico delle banche che andrà presto a sostituire il morente esecutivo guidato dal Cavaliere. Senza illusioni e consci delle enormi difficoltà con cui dovremo fare i conti.

Ma consapevoli anche del fatto che, come stanno gridando milioni di giovani scesi nelle piazze di tutto il mondo, noi siamo il 99%!

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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