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Esopo ad Assisi

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(26 Settembre 2011) Enzo Apicella

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Uno strano 20 marzo

(10 Marzo 2004)

Più si avvicina la manifestazione contro la guerra del 20 marzo, meno si capisce il senso della manifestazione stessa. Ricorrendo ad una nota metafora, proviamo a spiegare ad un immaginario visitatore straniero cosa sta succedendo.
Alla domanda "Chi scenderà in piazza e perchè?", potremmo rispondere così: qualcuno scenderà in piazza per chiedere il ritiro delle truppe - comprese quelle italiane - dall'Irak, la fine dell'occupazione israeliana della Palestina (o meglio, di quel che ne resta) e per sostenere il diritto dei popoli oppressi a resistere anche con le armi; qualcun altro scenderà in piazza per chiedere il ritiro delle truppe di occupazione dall'Irak e (a bassa voce) anche la fine dell'occupazione israeliana dei Territori occupati nel 1967, accompagnando il tutto con la condanna di ogni violenza; altri ancora scenderanno in piazza per chiedere la permanenza delle truppe in Irak, ma sotto il mandato dell'ONU, e se il mandato dell'ONU non c'è, pazienza, è meglio che le truppe rimangano lo stesso perché sennò chissà che casino succede.
A questo punto, il nostro visitatore immaginario proverà un forte mal di testa, e noi con lui.
Usciamo dalla metafora e guardiamo in faccia la realtà: gran parte delle forze che concorrono alla manifestazione del 20 marzo sono in stato confusionale, e questo stato confusionale si riflette sulla manifestazione stessa.

Guardiamo i DS: ma che c'entrano con il popolo della pace? Quando erano al governo, esprimendo il Primo Ministro di una coalizione di cui erano la componente maggioritaria, non hanno esitato a partecipare a pieno titolo ad una delle guerre più vigliacche che la storia ricordi, quella che ha visto migliaia di missioni di bombardamento contro un Paese già ridotto allo stremo, una guerra in cui ci furono da una parte (quella degli aggrediti) migliaia di morti, perlopiù civili inermi, e dall'altra (quella degli aggressori) nemmeno un ferito lieve, tanto erano impari le forze in campo. Sempre i DS, sono d'accordo con l'occupazione dell'Afghanistan e non votano per il ritiro delle truppe italiane dall'Irak. Si astengono, oppure escono dall'aula, oppure ancora si ricordano di un appuntamento dal dentista proprio in coincidenza con il voto, insomma sono disposti a tutto pur di non votare per il ritorno a casa dei "nostri ragazzi". Allora, direbbe il rude Di Pietro, che ci azzeccano i DS con la manifestazione del 20 marzo?

Volendo essere pignoli, il peccatuccio di aver contribuito al massacro umanitario di alcune migliaia di Jugoslavi se lo portano dietro anche altri partecipanti, come i Verdi e i Comunisti Italiani, che riuscirono nel capolavoro di dirsi contro la guerra rimanendo saldamente incollati alle poltrone ministeriali del governo che faceva la guerra. A questo proposito, l'Ufficio stampa del PdCI si è recentemente premurato di emanare un comunicato tanto puntiglioso quanto esilarante, nel quale - in risposta ad alcune dichiarazioni del perfido D'Alema sulla guerra del Kosovo, si sostiene quanto segue: " In merito alle dichiarazioni dell'onorevole Massimo D'Alema, relative al voto favorevole sul Kosovo di formazioni politiche che sostenevano il suo governo, si ricorda che il Pdci non ha mai votato a favore di quella guerra pur partecipando al governo del paese.
I Comunisti Italiani espressero in tutte le sedi la loro netta contrarietà all'intervento militare e il presidente del partito, Armando Cossutta, si recò a Belgrado per manifestare tale posizione ed esprimere a Milosevic l'inutilità della posizione intransigente del governo di Belgrado.
Nello specifico dell'intervento militare questo avvenne senza alcun voto parlamentare che autorizzasse esplicitamente l'utilizzo della basi militari italiane da cui partirono gli attacchi.
L'utilizzo dello spazio aereo e delle basi militari italiane (e di aerei italiani) avvenne in relazione alle procedure dell'activation order varato durante il governo Prodi, all'epoca sostenuto da Rifondazione comunista (prima della separazione che diede vita al Pdci)."
Insomma, i parlamentari del PdCI sono innocenti perché nessuno gli chiese di votare, e fa niente se il governo che andò alla guerra senza nemmeno un voto del Parlamento vedeva la presenza di ben due ministri comunisti e italiani che, naturalmente, si guardarono bene dal dare le dimissioni. Inoltre, la colpa è tutta di Milosevic e dell'intransigenza del governo di Belgrado, che non vollero dare retta ai saggi consigli del buon Cossutta. Fantastico. E molto italiano, tanto che sarebbe inutile tentare di spiegarlo al nostro visitatore straniero.

Ma anche dalle parti di Rifondazione Comunista la confusione non manca: il partito che si dice contro la guerra senza se e senza ma è affettuosamente gemellato con il sedicente Partito Comunista Irakeno, che fa parte del governo collaborazionista agli ordini del proconsole americano Paul Bremer, a differenza di altre formazioni marxiste irakene, come il Partito Comunista Operaio, che prendono parte attiva alla resistenza contro l'occupazione, anche se non partecipano alla lotta armata. Misteri della spirale guerra - terrorismo? Ma no, è tutto molto più semplice: è naturale che chi sgomita per andare al governo insieme a Rutelli e Fassino si affratelli con chi governa insieme a Bremer.

Per fortuna, la manifestazione del 20 marzo non è la manifestazione dei signori di cui sopra. Le decine, anzi le centinaia di migliaia di persone che scenderanno in piazza non lo faranno per portare acqua al mulino dei soliti tromboni, ma per testimoniare la propria avversione alla guerra preventiva ed ai suoi complici internazionali. Proprio per questo motivo, però, sarà bene che la manifestazione sia molto caratterizzata, in modo da non lasciare spazio ad interpretazioni ambigue.
Un ottimo modo per caratterizzarsi è quello di riempire la manifestazione di bandiere palestinesi accanto a quelle arcobaleno, come già avvenuto lo scorso 15 febbraio con grande scorno dell'ambasciatore israeliano a Roma e di tutti quelli che - anche a "sinistra" - si sentono male ogni volta che vedono una bandiera palestinese o una kefya, forse perché gli ricordano un popolo che vorrebbero non esistesse. Ma il popolo palestinese e la sua Resistenza esistono, come esistono il popolo irakeno e la sua lotta contro l'occupazione; facciamo in modo che anche il 20 marzo vada di traverso all'ambasciatore israeliano, a quello americano ed ai loro tanti e potenti amici italiani.

Arcipelago

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