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Piazza bella piazza, la Fiom spezza il divieto Alemanno

(20 Ottobre 2011)

Fiom

La Fiom in piazza ci va comunque. Superando i divieti del sindaco Alemanno, i fulmini e gli allagamenti di Roma e promette una grande affluenza non solo di operai Fiat e di Fincantieri. Nella tre giorni di “tira e molla” con le autorità che, dopo gli scontri di sabato, imponevano la blindatura della capitale il segretario Landini aveva fermamente ribadito che era impossibile cancellare una manifestazione nazionale del maggior sindacato italiano di categoria con alle spalle una storia centenaria e mani dedite al lavoro, non alle violenze. Con questi argomenti ha raccolto un fronte di solidarietà amplissimo ben oltre l’area della propria Confederazione. Anche Cisl e Uil si sono svegliate. Così è giunto il compromesso: si sta in un luogo centrale e significativo – Piazza del Popolo – rinunciando al corteo. Lo stesso leader Fiom l’ha definito “un atto di responsabilità” in un momento particolarmente delicato per l’economia nazionale, per i lavoratori attaccati sui princìpi della contrattazione, per l’intera cittadinanza che deve fare i conti con le restrizioni al diritto di manifestare. Afferma“Abbiamo scelto di essere comunque in piazza senza sfilare per denunciare una limitazione di libertà. Offriamo la lotta dei metalmeccanici come riconquista di una pratica democratica. Non possiamo seguire il ministro Maroni che vuole manifestanti coi patrimoni per sostenere ipotetici danni. Io dico di tassare i patrimoni e ribadisco che in piazza noi andiamo a mani nudi e volto scoperto. Non abbiamo nulla da nascondere, se non la nostra irritazione per le scelte economiche nazionali. L’uscita della Fiat da Confindustria voluta da Marchionne peggiora il lavoro e diffonde il disimpegno aziendale nel Paese”. Accanto ai novanta pullman che portano in città lavoratori provenienti da tutt’Italia, una mobilitazione particolare l’avranno i metalmeccanici del Lazio in una situazione occupazionale drammatica.

Canio Calitri segretario generale della Fiom regionale ci ha detto “All’attacco all’occupazione e ai salari si stanno aggiungendo quello alle libertà personali, molte persone l’hanno compreso e sono al nostro fianco. Il sindaco Alemanno prima di lanciarsi in operazioni securitarie e restrittive dovrebbe aprire gli occhi di fronte al dramma della disoccupazione che vive quella RomaCapitale di cui tanto si fregia. Siamo contenti che altre sigle sindacali abbiano colto il pericolo di simili limitazioni e si siano avvicinate all’odierna mobilitazione”.
Solidarizza contro i divieti l’Usb che le lotte le sostiene e le propone “Non si possono impedire pratiche che non sono riconducibili a semplici manifestazioni. Altro che leggi speciali l’Italia dovrebbe rimuovere quelle già esistenti, come il divieto di scioperare che da oltre vent’anni disarma i lavoratori del più classico degli strumenti sindacali. Si dà alle aziende la possibilità di agire indisturbate e colpire le condizioni e la vita di chi lavora”.

Presenti al fianco delle tute blu molte della realtà del movimento 15 Ottobre in marcia sabato scorso verso San Giovanni, seppure migliaia di attivisti non l’abbiano poi raggiunta.
Pronti a esserci gli antagonisti più accesi di alcuni Centri Sociali romani, che già da due giorni hanno esposto le proprie buone intenzioni in una lettera aperta alla Fiom. In essa rigettano “le accuse del Ministro Maroni” e rovesciano “la dinamica dello Stato d'eccezione, difendendo la libertà di dissenso e di manifestazione”. Dicono “Noi parteciperemo a tutte le manifestazioni che vengono vietate o che stanno subendo restrizioni e repressione. A cominciare da quelle della Fiom e dei No Tav. E lo faremo a viso aperto”.
E’ quanto impone il sindacato. Sentite Calitri “I lavoratori sono gente seria. Le nostre manifestazioni sono sempre aperte. Accettiamo chi vuole partecipare ma rispetta le nostre piattaforme e i nostri princìpi. Non tolleriamo chi viene con altre intenzioni e di conseguenza ci tuteliamo”. Un consiglio che sa di avvertimento.

20 ottobre 2011

Enrico Campofreda

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