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Pace, lavoro e libertà

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(16 Ottobre 2010) Enzo Apicella
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Sciopero Fiom, parla la piazza

(22 Ottobre 2011)

Sciopero Fiom 22/10 Roma

I metalmeccanici d'Italia in migliaia si sono ritrovati a Piazza del Popolo arrivandoci a gruppi e anche con un mini corteo che ha attraversato Villa Borghese. La piazza operaia ha parlato chiaro: diritto al lavoro e diritto a manifestare contro i piani padronali e di certa politica. Dal palco, dove si sono susseguite voci risolute e dignitose di un tessuto produttivo che rivendica con orgoglio il proprio ruolo, le testimonianze dell'unità d'intenti. Eccole. Massimiliano, Fiat Termini Imerese “Se siamo in questa città una settimana sì e un'altra pure è perché c'è un grosso problema. Qualcuno teorizza che scioperare e lottare non serve, questo qualcuno che guadagna quattrocento volte il salario d'un operaio non potrà mai capire la parte buona del Paese. Un'azienda che tanto ha ricevuto dalla nazione anziché stabilire piani industriali punta al ricatto e cerca solo riparo nella cassa integrazione”. Francesco, Fincantieri Castellammare di Stabia ”In questa settimana nei nostri stabilimenti s'inseguiva l'ipotesi dello sciopero sì o no. Ma se non ora quando scioperare? L'unità del nostro coordinamento è sempre stata invidiata, romperne l'unità è suicida. Il gioco regionalistico fatto in politica dalla Lega è meschino e non può avere imitazioni nel sindacato. Gli interessi sono gli stessi ovunque: Sestri, Monfalcone, Palermo”. Guerrino, Fiat Cassino “Questa bella piazza compatta e pacifica offre la migliore risposta al “podestà” di Roma che crede che una capitale si governi con divieti e ordinanze. E' altresì una risposta a chi pensa che gli scioperi sono inutili. Questa piazza dimostra che la Fiom aveva ragione quando ha detto no all'accordo su Pomigliano e quando s'è opposta alla cancellazione dei diritti. Dimostra che il nostro sindacato ha fatto bene a proclamare lo sciopero generale, unica mobilitazione utile a riportare al centro dell'attenzione il ruolo dei lavoratori, un pezzo di società sempre pronta a difendere interessi collettivi”.

Maria, Fiat Mirafiori “Siamo qui per rispondere a chi vorrebbe cancellare il lavoro, quello vero fatto di sudore e fatica. Per spiegare che essere operaio significa avere pensieri e capacità, non numeri da trattare come merce sottomessa agli interessi della produzione. E se l'Azienda ama i numeri glieli ricordiamo. A Mirafiori siamo passati dalle 218.000 vetture costruite nel 2006 alle 120.000 dell'anno scorso. Oggi ne sono previste 50.000. Dei 215 giorni di lavoro teorici, da inizio anno a fine ottobre, solo 39 sono stati effettivamente lavorati, ci siamo dovuti subire ben 176 giorni di cassa integrazione. Questo Marchionne lo chiama piano di rilancio. Mancano impegni precisi su futuri modelli d'auto, siamo attaccati alla promessa del piccolo Suv, un solo prodotto insufficiente a garantire il futuro. Le uniche certezze sono il taglio delle pause lavorative e l'intensificazione dei ritmi“. Ciro, Fiat Foggia “Da mesi abbiamo sotto gli occhi le proteste delle popolazioni arabe, ora anche quelle dei giovani occidentali indignati. A unirle ci sono elementi economici e politici, dappertutto c'è bisogno di lavoro e democrazia. Lo sciopero sarà pure uno strumento vecchio ma per i lavoratori è fondamentale, senza lo sciopero non esisterebbero altri diritti. Noi siamo 1200 e molti sono operai interinali, produciamo motori per furgoni leggeri in un territorio che è un semideserto industriale. Beh, nelle assemblee se i nostri delegati Rsu toccano argomenti come quello delle ditte appaltatrici c'è chi si mette di cattivo umore, e non sto parlando degli uomini dell'azienda”. Il Segretario Generale della Cgil Susanna Camusso presente sotto il palco in merito al divieto di manifestare così commentava le considerazioni del Prefetto di Roma sul “peccato” della presenza della stessa Fiom al corteo del movimento 15 ottobre “Non serve a nessuno mettere tutti in un mucchio indistinto, la Cgil e la Fiom organizzano da sempre manifestazioni non violente. Sono la vera salvaguardia della democrazia”.

21 ottobre 2011 

Enrico Campofreda

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