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15 ottobre

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(19 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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15 ottobre. Il nostro grosso, grasso, pomeriggio greco.

(23 Ottobre 2011)

Noi non amiamo l’estetica della vetrina infranta o della banca bruciata, cosi’ come non confondiamo episodiche rivolte con la rivoluzione sociale.
Questo non toglie che, comunque, il 15 ottobre a Roma ha rappresentato un sipario strappato, un discrimine, la sanzione della nemicità tra stomaco e politica.
Questo non toglie che rifiutiamo, insieme alle leggi speciali governative, la democrazia partecipativa della delazione.
Combatteremo il riflesso d’ordine sociale, rifiutando l’ideologia della “non violenza” e quella dell’equidistanza.

IL NOSTRO GROSSO GRASSO POMERIGGIO GRECO.

Come al solito, molti sono i tifosi delle rivolte lontane; piu’ lontane sono, piu’ estimatori hanno.
Da piazza Tahir al nordAfrica, dalla Grecia alla Spagna, è stato un inno all’indignazione contro i tiranni da parte dell’opposizione parlamentare, extraparlamentare e di movimento.
Quando la talpa della rivolta di piazza fa capolino anche qui da noi, gli stessi sostenitori delle rivolte lontane, cambiano linguaggio, ed atteggiamento.
Si va da chi dottamente disquisisce tra giustezza ed opportunità di un’azione, alle solite trite accuse di provocazione, a chi vede infiltrati dappertutto, a chi invoca, insieme ai pennivendoli, una sorta di delazione di massa.
Tutti invocano l’autunno caldo, poi quando qualcuno lo riscalda un po’, ci si tira indietro, e l’indignazione di plastica si trasforma in spavento di fronte a quello che potrebbe accadere.
Ma quello che potrebbe accadere, non è ciò che ci auguriamo ed a cui lavoriamo?

La verità è che il moto di ribellione non lo organizza né prevede nessuno, c’è e basta, si verifica, come qualcosa di naturale e travolgente dove meno te lo aspetti.
La verità è che l’azione diretta del 15 ottobre, oltre le banche, i suv, le agenzie interinali, i negozi di lusso, ha avuto un altro obiettivo:
la politica, grande e piccola, istituzionale e di movimento.
Il movimento mondiale degli indignados, che ha come propria parola d’ordine “solleviamoci” diviene in Italia, ad uso e consumo delle prossime elezioni, “un’altra Europa, un’altra Italia”.

La giornata mondiale del 15 ottobre diventa terreno di sperimentazione per cartelli e “spazi” politici controllati dal massimalismo sindacale, atti a sostituire la mancata opposizione parlamentare al governo Berlusconi.
Cosa prevedeva il menu’ predisposto da questo cartello politico per il 15 ottobre?

• Corteone nazionalpopolare;
• Comizio a cura delle prime donne e dei primi uomini evergreen ed onnipresenti;
• Concertone finale….siamo pur sempre a S.Giovanni!

A molti, questo menu’, è risultato troppo indigesto
per essere digerito.
Ed in molti, non l’hanno digerito!

Al di là della salutare ( a nostro parere ) rottura con gerontocrazie e liturgie nocive allo sviluppo di un vero movimento di contestazione contro la crisi capitalista, resta il fatto che, anche gli atteggiamenti piu’ ruvidi ed antagonisti, se non ben organizzati ed orientati ad una strategia rivoluzionaria, rischiano di essere repressi e strumentalizzati.

Solidarietà con i feriti, i fermati, gli arrestati, i perquisiti.
Solidarietà al movimento Greco,
attaccato dalle guardie e dai nuovi colonnelli del k.k.e.
CONTRO LA CRISI: RIVOLUZIONE!

C O M B A T
comunisti per l’organizzazione di classe

Fonte

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