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Che se ne vadano tutti!

(27 Ottobre 2011)

Il governo ha le idee chiare. Se la crisi peggiora il conto lo devono pagare i lavoratori, i pensionati, i giovani schiacciati da una vita precaria. Aumento dell’età pensionabile, ticket sanitari, blocco dei contratti, tredicesima a rischio, eliminazione di ogni garanzia per chi lavora fanno parte del pacchetto avvelenato servito alla povera gente. Lavori precari, malpagati, pericolosi, in nero sono diventati la regola per tutti. E di lavoro si muore. Ogni giorno. Non chiamiamolo “incidente”, perché finire schiacciati dal crollo di una palazzina fatiscente, mentre si lavora senza contratto, sino a 14 ore, per 3,90 l’ora, è omicidio. Le quattro donne di Barletta sono state uccise da un sistema che nega persino la vita a chi, per campare, è costretto alla schiavitù. Chi si fa ricco con il lavoro altrui non guarda in faccia nessuno. I più colpiti sono i lavoratori immigrati, costretti dalle leggi razziste a piegare la testa, pena la perdita del lavoro e quindi del permesso di rimanere in Italia. Il lavoro, che ricatta la vita di tutti, è una vera catena per chi rischia di essere rinchiuso in un CIE, di venire deportato lontano dalla sua vita, dai suoi cari, dalla speranza di un futuro migliore. I campi tende per immigrati, il prolungamento ad un anno e mezzo della detenzione nei CIE, la repressione sempre più dura verso chi lotta contro il caporalato, il lavoro servile, la reclusione amministrativa sono solo le punte di un enorme iceberg.

I padroni si sentono forti e passano all’incasso di quel che resta di garanzie, libertà, salario. Un macello che gronda sangue. Le vicende di Pomigliano e Mirafiori dimostrano che, se non si inverte la rotta, non ci sarà freno alla corsa all’incasso di chi lucra sulla vita di tutti. E va sempre peggio. Tanti non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, a pagare il fitto e il mutuo, rischiando di finire in strada. A Torino si moltiplicano gli sfratti, mentre ci sono 150.000 appartamenti vuoti. Dicono che non ci sono soldi. Mentono. I soldi per le guerre, per le armi, per le grandi opere inutili li trovano sempre. Aumenta la spesa bellica e si moltiplicano i tagli per ospedali, trasporti locali, scuole. La nuova linea tra Torino e Lyon che cercano da quattro mesi di imporre con la forza, occupando militarmente il territorio, è un affare da 22 miliardi di euro. Un centimetro di Tav costa 1.200 euro, come lo stipendio di un operaio. Il Comune di Torino, per far fronte al debito, sta mettendo in vendita la GTT, l’azienda dei trasporti e la Smat, quella dei rifiuti: pur di fare cassa cancellano quel che resta dei servizi per handicappati e anziani. Così toccherà a tutti pagare per l’enorme buco delle olimpiadi. Il governo taglia i fondi per il trasporto pubblico alle Regioni: quindi niente nuova metropolitana a Torino, mentre chi vive nei paesi e in montagna rischia di veder sparire quel poco che resta di bus e trenini locali. E Cota che fa? Candida il Piemonte ad entrare nel business TAV, un’opera che non serve a nessuno, se non a chi la fa e ai suoi amici politici. Soprattutto non serve a chi per lavoro deve viaggiare tutti i giorni.

Ma c’è chi non ci sta, chi si ribella ad un destino già scritto, chi vuole riprendersi il futuro. Sono i No Tav, che da Torino alla Valsusa, resistono all’occupazione militare, allo sperpero di risorse pubbliche, alla devastazione dell’ambiente. Sono i ragazzi tunisini che bruciano le frontiere, sono i prigionieri dei CIE che sfondano le porte e scavalcano i muri. Sono gli sfrattati che non si rassegnano alla strada ed occupano le case vuote. Sono gli studenti che scendono in piazza perché hanno imparato a loro spese che nulla è garantito se non dalla lotta.

Cambiare la rotta è possibile. Con l’azione diretta, costruendo spazi politici non statali, moltiplicando le esperienze di autogestione, abbandonando l’illusione elettorale, perché destra e sinistra in questi anni si sono divise su tutto ma non su quello che conta. Hanno attuato lo stesso programma: farci pagare la crisi dei padroni finanziando le imprese e tagliando i servizi. Facciamola finita con chi ci dice di abbassare sempre la testa, di tirare a campare, di rassegnarsi. Che se ne vadano tutti! Un mondo di liberi ed eguali è possibile. Tocca a noi costruirlo.

Venerdì 28 ottobre ore 21
in corso Palermo 46

conferenza/dibattito

La macchina truccata Economia e finanza ai tempi della crisi
… per saperne di più e imparare a farne a meno

Interverrà Francesco Carlizza, economista e anarchico romano, autore
dell’opuscolo “Manovra finanziaria e crisi” curato dal Gruppo anarchico
“Cafiero”

Federazione Anarchica Torinese

Fonte

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