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Papandreou conferma il referendum. Destituito lo stato maggiore militare

(2 Novembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Papandreou conferma il referendum. Destituito lo stato maggiore militare

foto: www.radiocittaperta.it

02-11-2011 --- Il 27 ottobre, ad accordo raggiunto a Bruxelles circa la riduzione del 50 per cento del debito greco, il Primo Ministro, Ghiorgos Papandreou, ha cercato di presentare il patto fra Ue e investitori privati come un'ennesima vittoria della Grecia ''che riesce a convincere circa la serietà degli intenti''. Eppure, dopo poche ore, alcuni dubbi erano ben presenti a tutti: l'accordo significa, per la Grecia, essere commissariata per i prossimi dieci anni, durante i quali, peraltro, le politiche di austerità non faranno che protrarsi. Ulteriore problema, ancora non chiarito, sono le modalità attraverso le quali la casse di previdenza e pensione parteciperanno allo ''haircut'' volontario, dal momento che molte di esse sono massicciamente esposte ai titoli di stato greci.

Papandreou ha subito cercato di rispondere ai dubbi: il commissariamento e la limitazione della sovranità nazionale sarà cosa buona, ha dichiarato il Primo Ministro, visto che ''abbiamo tanto da imparare dagli europei''. Quanto alle pensioni: nessun problema, era il motto, i fondi dispongono di liquidità sufficiente e, ci fosse mai bisogno, lo Stato saprà fare la sua parte.

Più o meno così è passato il 27 ottobre. Il giorno dopo, festa nazionale, i greci hanno fatto il possibile per far capire al loro governo di non credere a tutto il buono e bello che questi prometteva in virtù dell'accordo del giorno prima. Durante i festeggiamenti ufficiali, in molte città della Grecia hanno avuto luogo proteste che hanno fatto sì che si interrompessero le parate militari e si allontanassero, insultati e offesi, gli esponenti politici del Paese, sorte condivisa, peraltro, dallo stesso Presidente della Democrazia, Karolos Papoulias.

Dopo un fine settimana di quiete apparente, disturbato solo da un sondaggio per il quale il 58,9 per cento ha dichiarato di giudicare negativamente il patto di Bruxelles, ieri sera Papandreou ha pronunciato una parola, referendum, che dalla mattina non ha dato tregua alle borse di mezzo mondo (Atene ha chiuso con un ribasso del 7 per cento) e ha causato l'ira dell'Ue, della Cancelleria tedesca e della Presidenza francese. Merkel e Sarkozy hanno prontamente ''invitato'' a Cannes, ai margini del G20, il Primo Ministro greco ''reo'' di aver l'intenzione di chiedere ai cittadini greci il loro consenso ad attuare le previsioni dell'accordo del 27 ottobre. Contestualmente, Papandreou ha chiesto il voto di fiducia (per venerdì) al Parlamento.

I riflessi referendari del Primo Ministro, in realtà, non sono un fatto nuovo: era tarda primavera quando si sono esplicitati per la prima volta a fronte della crescente insofferenza per la politica economica ma anche per gli errori e ritardi dell'esecutivo, in seno al partito di governo Pasok e all'elettorato.

Intestardito nel non voler indire elezioni anticipate, il Primo Ministro usa lo strumento referendario come arma di ricatto e le dichiarazioni di questa sera di J.C. Junker, esplicitano la posta in gioco: o con noi o senza di noi, dice, in sostanza, Junker e Papandreou pone lo stesso dilemma all'elettorato: o accettiamo quello che ci danno, rispettando tutti i termini dell'accordo o la Grecia dichiara fallimento, rischiando anche di uscire dall'Euro.

Il referendum, però, non ha scatenato solo la paura dei mercati e l'ira delle istituzioni internazionali ed europee; ha provocato una crisi di governo. La deputato Milena Apostolaki si è dimessa dal partito, mentre sei parlamentari di Atene, membri del Consiglio nazionale del Pasok, hanno inviato una lettera a Papandreou, chiedendone le dimissioni.

Vaso Papandreou, membro storico del partito, ha dichiarato che il Paese sta rischiando molto, invitando Ghiorgos Papandreou a farsi da parte, al fine di formare un governo di ''salvezza nazionale'', come viene chiamato in Grecia, che porti a compimento il necessario per l'attuazione dell'accordo del 27 ottobre e, poi, indica elezioni.

È proprio sulle elezioni anticipate, del resto, che si trovano in accordo tutte le opposizioni che, da molti mesi, ormai, non perdono occasione per sottolinearne la necessità. Un refendum-ricatto, un quesito che pone la scelta tra la vita e la morte, non è il miglior esercizio di democrazia, sostengono le opposizioni di sinistra.

In serata sera riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri. Papandreou ha confermato la volontà di ricorrere al referendum. Ad Atene l'aria, però, si è ulteriormente appesantita da una notizia inquietante: nel corso del pomeriggio i vertici dell'esercito sono stati tutti sostituiti per ordine del ministro competente.

Da Atene, Margherita Dean - Peacereporter

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