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Venezuela. Prove tecniche di “sindacato metropolitano”

(8 Novembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

di Gerardo Szalkowicz

Martedì 08 Novembre 2011

Il problema dell’abitazione e degli affitti è serio anche in un paese latinoamericano come il Venezuela. I movimenti sociali lanciano una legge di iniziativa popolare che riduca gli abusi e le speculazioni dei proprietari di casa. Servivano 14mila firme… ne hanno raccolte 498mila

Caracas. Il 27 ottobre passerà alla storia del Venezuela come il giorno in cui per la prima volta è stata approvata una legge pensata, germogliata e messa in moto dal movimento popolare.

Si tratta della legge per la regolamentazione e controllo degli affitti delle abitazioni, che, come elemento nevralgico dichiara l’abitare come diritto umano fondamentale.

La Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela – fatta nel 1999 dopo l’arrivo di Hugo Chávez al governo – contempla all’articolo 204 la possibilità del procedimento di formazione di leggi d’iniziativa popolare. Sono necessarie le firme di almeno lo 0,1% degli iscritti nel registro elettorale per presentare una proposta di legge.

Data questa opportunità, alcuni movimenti popolari hanno colto l’occasione e nel giugno del 2010 hanno iniziato a lavorare alla redazione di uno strumento legale che provi a combattere le grandi mafie immobiliari e a porre freno agli abusi di molti padroni di casa. La Rete Metropolitana degli inquilini (che fa parte del Movimiento de Pobladores) e i fronti degli Inquilini degli Stati di Mérida, Carabobo e Aragua hanno buttato giù una prima bozza e in gennaio di quest’anno, in un noto incontro del Movimiento de Pobladores con Chávez, il presidente ha benedetto l’iniziativa e li ha incentivati a presentarla. Per di più ha approvato immediatamente un decreto che proibisce gli sfratti arbitrari.

Il 2 febbraio il progetto è sceso in strada alla ricerca delle 17.400 firme necessarie; dopo 10 giorni già se n’erano raccolte 498 mila. Si sono organizzate varie giornate pubbliche di dibattito nelle piazze di tutti gli stati del paese finchè la proposta è arrivata all’Assemblea Nazionale (l’organo parlamentare unicamerale) per continuare il dibattito prima nella Commissione di Amministrazione e Servizi Pubblici e nelle ultime settimane nel recinto.

Ana Marina Rodríguez, referente della Rete Metropolitana degli Inquilini, ha relazionato a Marcha: “La discussione è stata una valanga di partecipazione, di costruzione collettiva, di osservazioni, di apporti, critiche…. È stato commovente vedere il popolo diventare creatore delle sue stesse leggi”.

Abitazioni: diritto o mercanzia?

La legge ordina la creazione della Sovrintendenza Nazionale per gli Affitti e le Abitazioni, organismo che s’incaricherà di fissare i prezzi degli immobili e, in base a questi, il giusto valore dei canoni d’affitto; si andrà anche verso l’ispezione e fiscalizzazione degli immobili, a elaborare i contratti tipo e a determinare le infrazioni e le sanzioni. Inoltre, la normativa stabilisce il sostegno giuridico e amministrativo delle inquiline e inquilini per mezzo di un Difensore Pubblico.

“La cosa principale è che la legge dichiara l’abitare come diritto umano – ha sottolineato Rodríguez -. Puntiamo a equilibrare la relazione proprietario-affittuario e colpiamo su un punto centrale: le grandi corporazioni e camere immobiliari, quel grande monopolio che gestisce tutto il mercato degli affitti”.

Anche il deputato governativo Claudio Farías, componente della commissione che ha trattato il tema, ha spiegato le implicazioni del nuovo quadro giuridico: “L’80% del mercato immobiliare è controllato da 12% delle famiglie. Ora si vanno a toccare gli interessi di questi grandi gruppi “multi-affittatori”, si attacca alla radice la logica capitalista della speculazione immobiliare. La legge pone fine alla mercantilizzazione dell’abitare”.

I proprietari abbaiano

Il progetto ha generato un forte rifiuto da parte della destra politica e imprenditrice del paese. “E’ una legge comunista che distrugge la proprietà”, ha sentenziato, senza eufemismi la deputata María Corina Machado (per di più pre-candidata presidenziale con la sua proposta di “capitalismo popolare”).

Per la portavoce della Rete di Proprietari di Abitazioni in Affitto, María Navarro, la normativa “è punitiva, appoggia l’insolvente e castiga l’uomo lavoratore e risparmiatore che è riuscito ad acquistare due o tre case quali mezzi di sussistenza per la sua famiglia”. Anche Fernando Castro, rappresentante dell’organismo imprenditoriale Federcamere, si è lamentato: “E’ un sequestro della proprietà privata e non somiglia a nessuna legge dei paesi democratici del mondo”.

Tuttavia, solo l’articolo 138 contempla la possibilità di esproprio dell’immobile. Ed è vigente solo per quei proprietari che hanno più di cinque abitazioni che incorrano tre volte nella stessa mancanza.

Circa la posizione delle deputate e deputati d’opposizione, Ana Marina Rodríguez si è pronunciata: “Non potevamo aspettarci nulla di diverso, veramente sarebbe stato preoccupante se avessero applaudito la legge; se i cani abbaiano, stiamo andando per la strada giusta”.

Rodríguez mostra con orgoglio la vittoria popolare: “Quando ci siamo spinti a fare questo sogno ci dicevano che eravamo degli utopisti, che le mafie immobiliari sono troppo potenti, però abbiamo detto “siamo in rivoluzione, siamo militanti di questo processo e non ci arrendiamo”. Così siamo riusciti ad essere l’unico paese del mondo con tale avanzamento in materia di diritto abitazionale, anche se non si deve dimenticare che è stato il prodotto della lotta popolare”.

Traduzione di Rosamaria Coppolino
da www.contropiano.org

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