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Pro mutuo mori

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(19 Settembre 2009) Enzo Apicella
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Più guerre ci sono, meglio vanno gli affari!

Lo Stryker e altre storie

(23 Aprile 2004)

Come è avvenuto per la prima Guerra, anche la seconda Guerra del Golfo diventerà un efficace banco di prova per i nuovi sistemi d'arma.

Nel 2000 il Pentagono ha deciso di dotarsi di un nuovo veicolo da combattimento,
lo Stryker (Colui che Abbatte), stanziando a tale scopo 4 miliardi di dollari (8.000 miliardi di vecchie Lire). Per la realizzazione dello Stryker veniva scelta come principale contrattista la General Dynamics, compagnia ad alta tecnologia, ma soprattutto con forti connessioni all'interno dell'Amministrazione Bush (Colin Powell).

L'Esercito USA, dal febbraio 2002 ad oggi, ha acquistato oltre 200 Stryker, in otto configurazioni diverse. Ma siamo appena all'inizio: il contratto prevede la fornitura di 2.131 veicoli.

LO STRYKER (COLUI CHE ABBATTE)

Lo Stryker, grazie alle sue otto ruote motrici, può muoversi agevolmente in qualsiasi terreno di teatro bellico; è assolutamente adatto al combattimento nelle aree urbane.

A seconda delle configurazioni, l'armamento prevede mitragliatrici pesanti, mortai, lancia granate, missili anticarro, e cannoni da 105 mm. con dotazione di 18 proiettili ad Uranio Depleto(DU).

Lo Stryker è dotato delle più avanzate tecnologie per la completa visione del campo di battaglia, tra cui 10 periscopi e una videocamera a raggi infrarossi adatta all'ispezione notturna, e di un sistema di comunicazioni che permette di visualizzare su una mappa digitale la dislocazione delle proprie forze e di quelle nemiche.
Le capacità e tutte le potenzialità dello Stryker sono state evidenziate nelle prove di collaudo e nelle simulazioni sul campo di esercitazioni belliche. Ma le prove decisive verranno direttamente raccolte sul campo di battaglia, vero ed unico laboratorio dei nuovi sistemi d'arma!
"Non esiste nulla che possa sostituire la situazione reale, per conoscere con sicurezza come funzionerà un nuovo sistema d'arma": per lo Stryker, la "situazione reale" sarà con certezza la seconda Guerra del Golfo, quando le forze corazzate degli "Alleati" avanzeranno in territorio Iracheno, per entrare nelle grandi città, come Baghdad o Bassora, sedare eventuali sommosse urbane o sacche di resistenza armata, e occuparle.

Bisogna inoltre aggiungere che lo Stryker viene considerato il veicolo da combattimento ideale per la nuova strategia del Pentagono, che necessita di forze agili, estremamente mobili, da proiettare rapidamente nelle varie parti del pianeta.

Infatti lo Stryker pesa solo 19 tonnellate rispetto alle 69 di un carro armato M1A2 Abrams, e perciò può venire trasportato molto più facilmente e rapidamente in lontani teatri bellici con aerei cargo C-17 e C-5, ciascuno dei quali allora può trasportare dai 4 ai 7 di questi veicoli. Il trasporto può avvenire anche con l'aereo cargo più piccolo C-130, adatto ad aeroporti di dimensioni più ridotte, in aree remote poco agibili (zone montuose, giungle, deserti, ecc.).

La Boeing Phantom Works sta studiando per un progetto di un enorme aereo cargo, il Pelican, con estensione alare di 152 metri (la larghezza di due campi da calcio!) e 76 ruote, con capacità di carico di 1.400 tonnellate. Il Pelican avrebbe la possibilità di trasportare decine di Stryker alla volta, a 18mila Km. di distanza, senza rifornimenti in volo!

Con i Pelican si potrebbe trasportare un'intera divisione corazzata in qualsiasi parte del mondo, in appena cinque giorni.


SPESE MILITARI E EMBARGO; STRATEGIE DELLA GUERRA MODERNA

La General Dynamics ed altre Compagnie dell'industria bellica hanno le potenzialità di vendere al Pentagono armi ancora più letali, con soddisfazione ampia dei loro azionisti, molti dei quali sono membri dell'amministrazione Bush, come Colin Powell, grande azionista della Gulfstream Aerospace Corporation, branca civile di General Dynamics per la produzione di jet privati.

Lo scorso settembre la General Dynamics ha ricevuto un contratto di 443 milioni di dollari per la messa in cantiere di tre sottomarini a propulsione nucleare, destinati ad operazioni segrete, che possono trasportare ciascuno oltre 100 uomini delle forze speciali, e dotati di 154 missili da crociera Tomahawk.

Il conflitto armato contro l'Iraq costerà ai soli Stati Uniti dai 250 ai 1.250 miliardi di dollari, mentre solo 13 miliardi di dollari l'anno potrebbero bastare per risolvere il problema della fame nel mondo e per dare accesso a tutti ai farmaci in tutto il pianeta.

Ma l'amministrazione Bush e i gli "Alleati" pensano e progettano sempre nuovi sistemi d'arma, e il Golfo Persico ne sarà l'ottimo banco di prova!
Già ad oggi il costo dei bombardamenti "segreti" e illegali americani e britannici sull'Iraq viene stimato sui 3 miliardi di dollari.

L'uso sistematico della violenza su popolazioni inermi non è altro che la forma moderna di espressione della guerra, di tutte le guerre degli ultimi decenni, ed è stata praticata su ampia scala. Più di 30 conflitti insanguinano oggi il pianeta, e almeno i tre quarti delle armi provengono dagli arsenali dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, USA, Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna.

Oggi la tecnica bellica prevede che la guerra si deve combattere in prima battuta come guerra aerea, con bombardamenti massicci devastatori delle infrastrutture del paese nemico e terrorizzanti la popolazione: vede la vittoria chi risulta in possesso della tecnologia più avanzata.

In un momento successivo, quando occorre realizzare l'occupazione del territorio, si mettono in campo i sistemi d'arma più consoni, all'avanguardia, e tutta una rete logistica di servizi e di comunicazioni che copra l'avanzata delle truppe e la gestione del paese occupato.
Ma, se le popolazioni attaccate resistono con forme di guerriglia, allora le tecnologie e gli equipaggiamenti possono anche risultare insufficienti, se non inutili.

Guardando il panorama da una diversa prospettiva, si può prevedere che la spesa pubblica verrà concentrata nelle attività di sostegno allo sforzo bellico e stornata dagli scopi di sostegno sociale, sanità, istruzione, tutele dei più deboli. E allora le disuguaglianze personali e territoriali nella redistribuzione dei redditi non potranno che essere ulteriormente esaltate.
In Italia, dove l'indirizzo impresso alla spesa pubblica è quello di una drastica riduzione dei fondi a tutela del pubblico benessere, secondo i dettami dell'ideologia liberista che ha impregnato la gran parte della classe politica nostrana e di governo, questa riduzione non potrà che risultare rafforzata a favore delle spese militari.

Sicuramente nell'ambito dei singoli Stati e in collegamento internazionale si produrranno movimenti di forte opposizione contro la guerra e le sue laceranti conseguenze, che non potranno lasciare indifferenti i governi: i movimenti di opposizione sapranno ostacolare la strategia delle multinazionali degli armamenti e del petrolio?

Le logiche di resistenza passano necessariamente tra le due sponde dell'Atlantico, da Seattle in poi. E sono forme e pratiche che tendono a collocarsi nell'area dell'esclusione, non certamente in ambiti istituzionali, alla conquista di spazi autenticamente democratici, in termini di diritti, contro ogni forma di sfruttamento, per eliminare la deriva autoritaria e deregolamentata imposta globalmente dall'impero americano.

AZIONI ARMATE E MULTINAZIONALI

Dalla seconda guerra mondiale in poi, la politica estera degli USA è costellata di atti di terrorismo perpetrato con sistemi diversificati contro le popolazioni civili ed inermi dei paesi, che si oppongono ad allinearsi agli interessi delle multinazionali Statunitensi.

Con l'insediamento dell'esercito USA nel Golfo Persico, "le prime vincitrici saranno le Compagnie di servizi petrolifere, come la Schlumberger Ltd. e la Halliburton Corporation, di proprietà del vice Presidente Dick Cheney", come pubblicato dalla Deutsche Bank il 26 ottobre 2002.

La nuova amministrazione Bush è dominata da persone legate a grandi compagnie petrolifere, interessate per lo più ad accaparrarsi il petrolio Iracheno, che rappresenta la seconda più importante riserva per quantità, e la prima per qualità del greggio.

Gli obiettivi della politica USA nei confronti dell'Iraq sono sempre gli stessi: assicurarsi il pieno e totale controllo delle sue riserve petrolifere, come di quelle di tutto il Medio oriente, evitare la formazione di uno stato Kurdo nel nord dell'Iraq, per non entrare in contrasto con la Turchia alleato fedelissimo, e di un'entità statuale Sciita al sud, che potrebbe in seguito unirsi all'Iran.

L'altro Stato fedelissimo, lo Stato di Israele, rappresenta una costante minaccia per tutti i paesi circostanti, ed è foraggiato dalle multinazionali Occidentali per costituire il braccio armato a tutela dei loro interessi nella regione, esercitando una continua intimidazione sui popoli palestinese e arabi, a garanzia del loro "mercato".

Si tratta di un "mercato" che si avvantaggia della proliferazione di agenzie miste, alla cui guida si alternano personaggi che rivestono alternativamente ruoli pubblici di difesa e funzioni private di sicurezza. La pratica della violenza sta saldamente nelle mani di strutture paramilitari, dietro cui agiscono soggetti privati e statuali, che operano su scala internazionale. Per essere più chiari, prendiamo in esame il mercato delle armi: in questo ambito le attività sono solo apparentemente di tipo privatistico, dato che la produzione è in mano agli Stati. Ma nel circuito del traffico si innestano poi soggetti privati, mediatori, agenzie, mafie…si tratta di un grande gioco in cui i militari svolgono un ruolo decisivo.

Questo è uno dei sintomi più evidenti e diretti di un rapporto stretto fra sfera economica e sfera militare: la sfera economica e finanziaria è determinante nella sua portata strutturale globale, quella militare è decisiva in contesti locali. Le due sfere sono complementari, una attiene alla produzione globale, la militare alla distruzione locale.

Le sorti del pianeta sono determinate da una combriccola di affaristi e di strateghi senza scrupoli appartenenti a questi due insiemi.

Padova, 14 gennaio 2003

Renata Franceschini di Soccorso Popolare di Padova

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