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20/11 - dopo anni di millanterie, uribe riconosce che e' utopico pensare di sconfiggere la guerriglia

(21 Novembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nuovacolombia.net

20/11 - dopo anni di millanterie, uribe riconosce che e' utopico pensare di sconfiggere la guerriglia

foto: www.nuovacolombia.net

In un'intervista rilasciata il 17 novembre scorso, l’ex narco-presidente Álvaro Uribe ha riconosciuto che “è utopico pensare che ci sia la possibilità di una vittoria militare totale” sull'insorgenza colombiana.
Uribe descrive anche gli elementi che afferma di aver utilizzato per combattere la guerriglia, ereditati poi dal governo Santos: la “valorosa” lotta contro i suoi leaders, la “generosità” coi disertori e, chicca fra le chicche, “la politica sociale per evitare nuovi reclutamenti”. Cosa ci sia di valoroso nel bombardare a tappeto chilometri e chilometri quadrati di selva per assassinare un solo uomo, mettendo in pericolo la vita di civili inermi e prigionieri di guerra in potere delle FARC, lo sa solo questo mafioso che ha governato a ferro e fuoco la Colombia per otto anni.

Della sua “generosità” con i disertori si è già parlato abbondantemente: Uribe sa essere generoso con individui che si fingono guerriglieri smobilitati, come dimostra ad esempio lo scandalo scoppiato nel marzo del 2011, quando si scoprì che la presunta smobilitazione di un intero fronte delle FARC presentata dai media oligarchici nel 2006 era solo una gigantesca montatura ordita da Uribe stesso.

Per quanto riguarda i motivi principali dell'esistenza dell'insorgenza, ovvero la presenza nel paese di gigantesche ingiustizie sociali (si pensi a titolo di esempio che il 70% della popolazione vive in povertà o indigenza, e tale percentuale rasenta il 94% nelle zone rurali), tutti i dati dimostrano che durante il mandato di Uribe tali squilibri sono aumentati a dismisura, unitamente alle uccisioni di sindacalisti e dirigenti popolari, al numero di prigionieri politici (oltre 7500) che popolano i gironi danteschi delle carceri del regime, ed alla paramilitarizzazione dello Stato.

Il guerrafondaio Uribe, col suo degno successore Santos, cerca di convincere il mondo che l'unico problema della Colombia sia l'insorgenza, costruendo un nemico interno mentre occulta le cause strutturali del conflitto.
Per Uribe e l'oligarchia la guerra rappresenta invece un gigantesco affare, ragion per cui vedono con orrore qualunque percorso che possa portare ad una pace con giustizia sociale.

Su una cosa, però, l’ex presidente paramilitare ha ragione: la guerriglia rivoluzionaria colombiana non può essere militarmente sconfitta. E non può esserlo perché è invincibile, indistruttibile e irriducibile. Uribe sa, al pari dei politicanti di turno (Santos in primis) che fanno della demagogia trionfalista il loro linguaggio quotidiano, che solo una soluzione politica integrale potrà permettere alla Colombia di superare il pluridecennale conflitto sociale e armato.

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