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Fuoco amico

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(21 Febbraio 2011) Enzo Apicella
Silvio Berlusconi spiega di non aver sentito il suo amico Gheddafi per non «disturbarlo» in un momento così delicato.

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La farsa e la tragedia

Il governo Berlusconi è caduto.

(22 Novembre 2011)

Berlusconi e Monti

Dopo vent’anni di potere berlusconiano, caratterizzato dall’attacco frontale ai diritti dei lavoratori (Legge Biagi, il collegato al lavoro, tentativo di abolire l’articolo 18, ecc.), dalle riforme di privatizzazione di scuola e università (Moratti-Gelmini, ma di mezzo anche quella Fioroni del centro-sinistra), l’aumento delle tasse, la costruzione di inceneritori, la gestione poliziesca dell’emergenza rifiuti e dagli attacchi fascisti contro gli immigrati, finisce un ciclo politico reazionario e populista.

Sono stati vent’anni di sconfitte per i lavoratori, che hanno portato a perdita di diritti ed alla frammentazione del movimento di classe incapace di trovare un momento di sintesi politico e sindacale.

La caduta del governo Berlusconi e la sua sostituzione con un governo tecnico, emanazione diretta delle politiche finanziarie della BCE e del FMI, evidenzia l’impotenza di trovare risposte alla crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007. Una crisi sistemica che preannuncia nuove guerre per frenare la caduta tendenziale del saggio medio di profitto (Pv/C + V).

Oltre all’incapacità politica di dare risposte alla crisi, Berlusconi è stato per anni anche un personaggio impresentabile (scandali sessuali, intercettazioni mafiose, corruzione, ecc.) preso ogni giorno dai suoi guai giudiziari e dai sui vizi personali. La stessa Confindustria, espressione della borghesia nazionale, aveva preso più volte le distanze dalle sue scelte e dai suoi comportamenti grotteschi non consoni alla carica di Presidente del Consiglio che egli rivestiva.

Non è stato, purtroppo, un movimento di rivolta, come accaduto per i paesi del Maghreb, non sono state le rivolte del 14 dicembre 2010 e del 15 ottobre 2011 a far cadere il governo più reazionario della Storia della Repubblica, ma una borghesia transazionale sempre più decisa a prendere nelle proprie mani le sorti del sistema politico-economico italiano che rischia di far crollare il capitalismo europeo.

Questo è purtroppo un segnale preoccupante che evidenzia l’incapacità di incidere dei Comunisti in Italia.

Folle di manifestanti che plaudono ed acclamano i loro sfruttatori sono il sintomo dello stato di coscienza politica del proletariato.

Il nuovo premier Mario Monti è un uomo delle oligarchie finanziarie e della Nato chiamato ad approvare i piani di austerity dettati dalla BCE, per arrivare al pareggio di bilancio ed evitare il default italiano. La ricetta è sempre la stessa: privatizzazione di ciò che rimane delle istituzioni di diritto pubblico, aumento dell’età pensionabile, abolizione delle pensioni di anzianità e nuovi accordi in deroga al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Ciò che, forse, cambia è il tipo di propaganda, che a pochi giorni dall’instaurazione del nuovo governo, ci pare più “sobria”, distensiva nei toni politici, e, allo stato attuale di preparazione di comunisti e proletari, più difficile da smascherare rispetto al populismo becero degli ultimi anni.

Il piano di lavoro è lungo e difficile per il “sobrio” Monti. Esso ha il compito arduo da un lato di approvare le riforme che servono alla borghesia ad evitare il fallimento e dall’altro di coinvolgere i sindacati corporativi per evitare l’esplosione irrefrenabile del conflitto di massa e di piazza.

Il prof. Monti ha incassato il sostegno di tutti gli schieramenti politici dentro e fuori il parlamento, compresi SeL e FdS (vedi le dichiarazioni di Oliviero Diliberto) e di quelli sindacali. Chiara dimostrazione che per tutta l’opposizione era Silvio Berlusconi il problema, non il sistema economico che rappresentava e difendeva (tra le altre cose Berlusconi è ancora lì, con tutto il suo potere politico ed economico).

Mentre Emma Marcegaglia dice a chiare lettere che “il programma di Monti è il nostro programma”, la triade confederale anch’essa si dice fiduciosa rispetto al lavoro che sarà fatto. Qualora ce ne fosse bisogno questi sindacati mostrano il loro reale volto e cioè di sindacati asserviti al padrone!

In periodi di espansione del capitale – ci insegna Marx - esiste una borghesia progressista, ma quando il suo potere di classe è messo in discussione da una fase di crisi sociale e politica essa si coalizza da destra a sinistra contro le classi subalterne.

La mancanza del Partito Comunista è motivo di grande disorientamento, di sfiducia nelle pratiche di lotta e di mancanza di prospettiva per la classe. Il ruolo dei comunisti in questa fase storica, a nostro avviso, deve viaggiare su due binari paralleli, ma che necessariamente devono intrecciarsi. Da un lato stare nelle lotte, facendo di queste scuole di comunismo per le masse, dall’altro cercare quei passaggi tattici necessari, tenendo conto delle esperienze dirette del movimento di classe, per l’unità dei comunisti.

Questi due aspetti devono essere imprescindibilmente uniti se non vogliamo rischiare di scadere in degenerazioni di tipo movimentista o da setta di intellettuali, che in entrambi i casi portano al semplice ribellismo o alle chiacchiere da salotto.

La nostra proposta, che uscirà prossimamente in un documento di analisi e che vorrà essere un appello alle forze marxiste rivoluzionarie, è quella della costruzione, almeno su un piano nazionale, di un’area programmatica, sulla quale unire le forze comuniste rivoluzionarie al di là delle appartenenze di struttura, per l’unità sostanziale delle avanguardie, per l’accumulo di forze, e per la prospettiva Partitica.

«il mondo sarà certamente non poco stupito quando avrà appreso che la nuova era nella storia sta per essere inaugurata nientemeno che da logori e decrepiti ottuagenari (...), burocrati che hanno partecipato a quasi ogni governo dalla fine del secolo scorso, membri del gabinetto, doppiamente morti, per età e usura, e richiamati in vita solo artificialmente»
Karl Marx

Napoli, 21 Novembre 2011

Comunisti di Ponticelli

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