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04/12 - julian conrado al gruppo portoricano calle 13: fate vostro il mio canto!

(4 Dicembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nuovacolombia.net

04/12 - julian conrado al gruppo portoricano calle 13: fate vostro il mio canto!

foto: www.nuovacolombia.net

Julián Conrado, il cantautore rivoluzionario colombiano che continua ad essere illegalmente detenuto in un carcere militare a Caracas, ha scritto una lettera al famoso gruppo portoricano Calle13, impegnato nella rivendicazione dell'unità latinoamericana e della lotta contro l'ingiustizia sociale.
Julián ringrazia il vasto movimento di solidarietà internazionale che lo ha sostenuto dal momento del suo arresto, e che continua a chiedere al

Presidente Chávez di rispettare gli accordi, i trattati, le leggi internazionali e le stesse leggi venezuelane, concedendo a Julián Conrado la libertà e l'asilo politico o, in alternativa, l'invio del cantautore in un paese terzo, neutrale di fronte al conflitto sociale e armato colombiano.
Ciò permetterebbe al cantautore del popolo colombiano di ricevere le adeguate e improcrastinabili cure, che i seri problemi di salute che lo affliggono richiedono (cure che Julián sperava di poter ricevere in Venezuela); e di continuare a vivere e a cantare per la giustizia e la pace della Colombia e di tutta l'America Latina.
L'estradizione di Julián verso la Colombia o gli Stati Uniti equivarrebbe alla tortura e alla morte, e scriverebbe l’ennesimo capitolo della riedizione del piano Cóndor che il governo fascista colombiano, supportato da Washington, cerca d’imporre nel contesto internazionale ovunque trovi compiacenza, complicità e collaborazione.
Nella missiva inviata a Calle13 è contenuto un invito estremamente significativo: “...Fratelli miei, se mi consegnano ai persecutori, perchè la forza del terrore imperiale s’impone sulla solidarietà, sull'amore e sulla tenerezza, e si violano gli accordi, i trattati e le leggi che mi proteggono, chiedo a voi e a tutti gli artisti che sognano un mondo migliore di fare vostro il mio canto, e questo mi basterebbe per morire felice”.
Julián Conrado, con la sua voce e la sua chitarra, mostra il volto di milioni di colombiani oppressi dal terrorismo di Stato, la cui lotta indomita non può essere schiacciata in alcun modo.
Se in virtù dei recenti accordi tra Santos e Chávez in materia di cooperazione militare, l'oligarchia s’illude di frantumare la resistenza e silenziare la dignità del popolo colombiano, ha sbagliato i conti: le prigioni di tutto il mondo non sono sufficienti a tenere rinchiuso il canto di Julián, né la sua morte fisica lo farebbe scomparire.

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Associazione nazionale Nuova Colombia

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