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11/12 - piedad córdoba chiede una commissione internazionale per la morte dei prigionieri di guerra in potere delle farc

(11 Dicembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nuovacolombia.net

11/12 - piedad córdoba chiede una commissione internazionale per la morte dei prigionieri di guerra in potere delle farc

foto: www.nuovacolombia.net

In un'intervista rilasciata durante una visita nei Paesi Baschi, la ex senatrice Piedad Córdoba, coordinatrice dei “Colombiani e Colombiane per la Pace”, ha dichiarato che la morte dei prigionieri di guerra in potere delle FARC rappresenta “una clamorosa sconfitta della politica del governo, che ci dà tutta l'autorità morale ed etica per esigere una radicale modifica nell'atteggiamento relativo allo scambio umanitario, e che finisca la guerra”, ribadendo di aver ricevuto una lettera da parte dell'insorgenza rivoluzionaria che esprimeva la disponibilità delle FARC di rilasciare unilateralmente 6 prigionieri, gesto di pace vanificato dalla violenza del regime.

Rispondendo ad una domanda su eventuali differenze fra Santos ed il suo losco predecessore, il narco ex-presidente Uribe, Córdoba ha affermato che non ne esistono, e che questa presunta differenza risponde unicamente ad una strategia mediatica “che cerca di trasformare un demonio in un angelo”.
Nell'intervista, la ex senatrice ribadisce che, alla luce della legislazione internazionale, i soldati e poliziotti catturati dalle FARC nel quadro del conflitto armato sono effettivamente “prigionieri di guerra”, e non sequestrati, definizione confermata anche dal direttore dell’importante ong Human Right Watch, José Miguel Vivanco.

Piedad Córdoba ha infine richiesto una commissione internazionale che faccia luce sui fatti accaduti, e che ne individui la responsabilità; la dirigente nutre infatti parecchi dubbi sulle responsabilità delle FARC rispetto alla morte dei prigionieri, affermazione che ha fatto imbestialire il presidente “Jena” Santos che ha, evidentemente, tutto l'interesse a coprire le Forze Armate colombiane ed il regime in merito alla fallimentare operazione di riscatto a ferro e fuoco dei prigionieri stessi.

Santos non ha alcuna intenzione di abbandonare la via guerrafondaia che ha sempre imposto il regime oligarchico al popolo colombiano, per non dover affrontare i problemi strutturali che affossano il paese; e vuole conservare, grazie al business della guerra, gli incredibili privilegi che ingrassano la classe dominante colombiana, mentre il 70% circa della popolazione si dimena tra una povertà strutturale e aberranti condizioni d’indigenza e miseria.

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