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Cairo: elezioni fatte, il nuovo egitto no

Le richieste dei ceti subalterni sono state messe da parte ma piazza Tahrir esploderà di nuovo perchè aumentano i problemi come la disoccupazione, avverte il professor Gennaro Gervasio docente di storia mediorientale alla British University al Cairo.

(13 Dicembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in nena-news.globalist.it

Cairo: elezioni fatte, il nuovo egitto no

foto: nena-news.globalist.it

INTERVISTA DI STEFANIA PAVONE

Roma, 13 dicembre 2011, Nena News - A pochi giorni dalla tornata elettorale egiziana, presentata dai media come il momento di svolta dell'Egitto e passaggio alla democrazia, il Prof. Gennaro Gervasio, docente di storia mediorientale alla British University al Cairo in controtendenza, ricorda che appena qualche giorno fa a Piazza Tahrir, simbolo della «primavera araba», ancora si urlava “Via il governo militare”. Dalle urne esce la vittoria degli islamici, ma sul processo elettorale il professore esprime forti dubbi. E dice: «è tutto molto nebuloso».

Professor Gervasio, che giudizio dà delle elezioni in Egitto?

In realtà il processo elettorale è stato molto poco chiaro. Sono sorpreso da un fatto: le forze politiche uscite dalla rivoluzione hanno accettato questo stato di cose. Piazza Tahrir è ancora occupata. E il dibattito politco è confuso circa la formazione di un governo di transizione. L'Egitto è diviso tra un pletora di poteri. Quali andranno al Parlamento? La transizione dovrà finire con le presidenziali, intanto sopravvive il Consiglio superiore delle Forze armate che rappresenta la più forte continuità con il regime di Mubarak. Le elezioni in realtà hanno mostrato due fattori. Il primo è lo scarso sforzo di immaginazione del Fratelli Musulmani, poi , nei programmi dei partiti una totale assenza di proposte di riforma delle istituzioni. Molti hanno votato i salafiti, ma non c'è al momento l'emersione di un nuovo governo. C'è incertezza su chi assumerà i poteri esecutivi.

I sogni di Piazza Tahir sono stati traditi?

Chi occupa ancora oggi la Piazza vuole riforme sociali. E i Fratelli musulmani non sanno come affrontare la crisi economica. Nel processo elettorale le richieste dei ceti subalterni che hanno invaso la piazza sono state messe da parte. Gli attivisti di questi mesi sono ancora in attesa di processo, chi ha perso lavoro ha sperato in una ricompensa politica. Ma il premio potrebbe non esserci. Non si sa quando finirà la corsa. Le contrattazioni tra poteri nei partiti sono ancora in corso. Ma la transizione è bloccata, i militari cercano di ritardare il cambiamento. E la Piazza esploderà di nuovo perchè aumentano i problemi come la disoccupazione.

Oggi com'è l'atmosfera Al Cairo?

Per adesso la Piazza è tranquilla. Venerdì scorso c'è stato un appello delle forze che non hanno partecipato alle elezioni e la piazza era piena. Si grida contro le forze armate.

La rivoluzione ha aperto la questione della convivenza tra cristiani e musulmani. Cosa sta accadendo su questo fronte?

Lo stato si era arrogato la difesa dei diritti dei cristiani, ma dell'elite non dei cristiani che vivono nei villaggi. Ora una parte della borghesia copta è islamofobica, fatto in parte gistificato dalle richieste delle forze musulmane specie i salafiti che chiedono uno stato islamico. In realtà si è vittime del complesso iraniano: si teme per via di una possibile preponderanza dell'Islam di scivolare sotto la sua orbita. Questa paura ha avuto come risultato l'accettazione dell'autoritarismo dei militari.

La rivoluzione ha aperto anche un altro fronte: quello del rapporto con Israele. Tutte le forze politiche chiedono modifiche al Trattato di Pace firmato da Sadat.

La protezione dei confini tra Israele e Egitto era una condizione eccezionale per lo stato israeliano. L'Egitto è stato per lungo tempo il poliziotto di Israele, un vantaggio irripetibile. Di questo si è occupato Suleyman. E una condizione d'eccezione non può durare a lungo. Nena News

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