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Pro mutuo mori

Pro mutuo mori

(19 Settembre 2009) Enzo Apicella
In un attentato a Kabul, sono colpiti due blindati italiani, uccidendo 6 parà della Folgore

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Gli ostaggi italiani, che fare?

(28 Aprile 2004)

L’Associazione Nazionale Beati i costruttori di pace, dopo il primo momento di sconcerto e di difficoltà, ha cercato di riflettere sulla situazione che è venuta a crearsi dopo le richieste fatte dagli uomini delle Falangi Verdi in Iraq. Dopo la presa di posizione ferma e senza nessun distinguo fatta da quasi tutte le forze politiche italiane, è difficile proporre analisi più complesse e specialmente compiere dei gesti e manifestare in modo adeguato per salvare la vita dei tre ostaggi italiani.

Anche a costo di essere impopolari e di rischiare di essere strumentalizzati, desideriamo comunicare il nostro tentativo di “fare verità” con tutta la consapevolezza dei nostri limiti, ma anche non rassegnandoci di fronte al “no fermo” dei politici che riteniamo ipocrita e di circostanza. Ne abbiamo la prova fin dal primo giorno di questa triste vicenda. E’ troppo diverso il punto di vista dei politici da quello dei familiari degli ostaggi e delle comunità locali che si stringono attorno ad essi.

Dolorosamente ricordiamo il momento in cui nel 1978 papa Paolo VI si rivolse agli “uomini delle Brigate Rosse” inviando il suo messaggio pubblico per la liberazione del suo amico Aldo Moro.

Anche noi oggi chiediamo ai politici e ai rappresentanti delle Istituzioni di avere il coraggio e la saggezza, anche se sotto ricatto, di schierarsi per la vita. Come si può difendere l’onore delle istituzioni se il prezzo è la morte delle persone? Tanto più che le richieste fatte dai sequestratori, il così detto ricatto, vanno nella direzione invocata dall’opinione pubblica del mondo intero, prima, molto prima che questa maledetta guerra cominciasse.

Perché con i soldi si è disposti a fare tutte le trattative sottobanco e invece si nega di trattare sui diritti?

Oggi è chiaro a tutti che questo crimine internazionale (così viene definita dall’Assemblea dell’ONU “l’aggressione da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica di un altro Stato”) è fondato sulla menzogna, non solo nel dare il via alle operazioni di guerra, ma anche nel prosieguo dell’occupazione militare. Come si fa a imporre questo tipo di democrazia che nessuno vuole e nessuno riconosce? Siamo andati a fare

una guerra per esportare la nostra democrazia e ora siamo disposti a continuare la guerra pur imporla! In base a quale criterio e a quale legge internazionale gli USA possono continuare a negare la sovranità nazionale e l’autodeterminazione degli iracheni a tempo indeterminato dopo il 30 giugno?

Ora la verità ci viene anche dagli ostaggi sequestrati. Senza alcun pudore per la salvaguardia anche armata degli interessi e delle imprese occidentali non ci sono solo gli eserciti “ufficiali”; c’è pure un esercito di privati.

I responsabili politici, se vogliono, ignorino pure il ricatto dei sequestratori, ma almeno affrontino con concretezza la situazione, come ha fatto il Governo spagnolo, partendo dal ritiro dei soldati italiani.

Semmai le richieste dei sequestratori aggiungono al quadro una realtà ancor più drammatica e urgente. Ora la decisione sulla vita degli ostaggi è in qualche modo posta nelle nostre mani. Non è corretto. La responsabilità rimane alle decisioni dei rapitori, come purtroppo è avvenuto con Fabrizio Quattrocchi, azione che va semplicemente condannata. Ma sapere che possiamo salvare queste vite con le nostre risposte ci dà uno scossone su tutti gli altri uccisi: undicimila tra gli iracheni e quasi mille tra gli occidentali. Per tutti costoro non abbiamo potuto far niente, ma portano la responsabilità dei nostri paesi. Ora siamo interpellati in prima persona. Petrolio, interessi economici e oppressione in cambio di vite umane!

I tre ostaggi ci dicono drammaticamente questo: siamo chiamati ogni giorno a scegliere tra la vita umana e il nostro sistema fondato sull’assolutizzazione dell’economia. I condannati a morte non sono solo quelli della guerra, ma anche quelli della fame e dell’ingiustizia.

Anche per i politici e per le istituzioni il problema centrale non è il ricatto dei sequestratori degli ostaggi italiani, ma questo modo diverso di fare politica per onorare la vita. E’ per questo che come Associazione facciamo nostro l’appello delle famiglie degli ostaggi e quello delle Comunità locali a loro vicine. Anche noi crediamo che “un gesto d’amore può salvare i nostri fratelli”, nonostante non ne condividiamo le scelte. Quale politico italiano oggi sarebbe capace di sottoscrivere, trasponendo le Brigate Rosse alle Falangi Verdi dell’Iraq? “Io scrivo a voi, uomini delle Falangi Verdi dell’Iraq: restituite alla libertà, alle loro famiglie i tre ostaggi … e vi prego in ginocchio, liberateli” (papa Paolo VI - 21 aprile 1978).

Concretamente

Come Associazione aderiremo a tutte le iniziative e lavoreremo in sintonia con il Coordinamento italiano “Fermiamo la guerra”.

Proponiamo di rispondere alle richieste dei familiari anche con manifestazioni pubbliche.

Dato il momento effettivamente difficile alcuni di noi esprimeranno con il digiuno per i prossimi giorni il senso di disagio, richiesta di perdono per le vittime della guerra, l’implorazione forte per la liberazione degli ostaggi e la fiducia nel Dio della vita.

Come il 25 aprile si è colorato di Pace oltre che di Resistenza, così il 1° maggio può continuare con lo stesso segno. Tutte le persone potrebbero mettersi un fiore all’occhiello per esprimere la loro volontà per il ritiro dei soldati italiani dall’Iraq e per la liberazione degli ostaggi.

Ci sono persone che si rendono disponibili a sostituire gli ostaggi.

Padova, 27.04.04

“Beati i costruttori di pace”
Associazione Nazionale di Volontariato - Onlus
Il Presidente
don Albino Bizzotto

Fonte

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