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(9 Marzo 2012) Enzo Apicella
Oggi sciopero generale dei metalmeccanici convocato dalla Fiom e manifestazione nazionale a Roma

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Controriforma del lavoro: chi vuole l'accordo e chi il conflitto

Mentre i dati sulla disoccupazione registrano nuovi record, la CGIL vuole un accordo con il governo sulla controriforma del lavoro. USB: "la concertazione finalmente è morta. Torna il conflitto vero. Il 27 gennaio è sciopero generale”

(5 Gennaio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Controriforma del lavoro: chi vuole l'accordo e chi il conflitto

foto: www.radiocittaperta.it

Mila Pernice

5/1/2012 -
Mai così tanti giovani disoccupati: è quanto rivelano gli ultimi dati Istat, che parlano di un tasso di disoccupazione giovanile al 30,1%, livello mai toccato da gennaio 2004, ovvero da sempre (da quando esistono le serie storiche mensili). L’aumento è di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. In aumento anche il tasso di disoccupazione complessivo che sempre a novembre sale all'8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. E' il livello più alto da maggio 2010. A novembre 2011 gli occupati sono 22 milioni e 906mila, 28 mila unità in meno rispetto a ottobre. Il calo riguarda la sola componente femminile. Nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente le unità perse sono 67mila. Il tasso di occupazione si attesta al 56,9%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,2 punti in termini tendenziali. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 5,6% (+114 mila unità).

Intanto la leader CGIL Susanna Camusso afferma, all’indomani dell’ “incontro informale” con il Ministro del Lavoro Elsa Fornero, di riporre grande fiducia nel “ritorno a modalità di confronto ordinarie e vere” con il governo. Un confronto che “porterà” - spiega lo stesso ministero del Lavoro in una nota - “nei tempi brevi indicati dal presidente del Consiglio Mario Monti, a una riforma del mercato del lavoro". Secondo la Camusso, che ipotizza un accordo con il governo come “necessità per il paese”, oggi non ci sono le condizioni per la concertazione stile anni Novanta: “ritengo però – ha affermato il segretario generale della Cgil - che sia necessario un accordo. Di certo la strada non è quella di ascoltare le parti e poi decidere da soli".

Intanto il sindacalismo conflittuale non sente alcuna nostalgia per la concertazione: “dopo che il Governo Berlusconi aveva praticamente chiuso con la concertazione, oggi Monti ne decreta anche formalmente la morte”, afferma Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo nazionale dell’Unione Sindacale di Base. “Non c’è più il rito del grande tavolo, convocato in orario da telegiornale, per far vedere che i nostri prodi sindacalisti stanno duramente trattando la resa senza condizioni ad ogni richiesta della controparte – ironizza Leonardi - ma sobri incontri tra qualche ministro e le singole confederazioni, scelte nel mazzo tra quelle più compiacenti”. “Sono i banchieri, bellezza! Verrebbe da dire. Gente tosta – prosegue il dirigente sindacale – che sa come guadagnarsi da vivere e che sa fare il proprio mestiere. Il vero tavolo spesso è quello dei talk show, dove si confrontano robusti opinionisti che invocando il rispetto degli impegni presi con la UE esortano a fare presto e di più, magari licenziando qualche centinaio di migliaia di lavoratori pubblici”. “Nel frattempo – sottolinea Leonardi - piano piano ma senza incertezze, si rimette mano alla rappresentanza sindacale per accompagnare la fine della concertazione con la riduzione dei diritti nei luoghi di lavoro. Ha cominciato Federmeccanica comunicando che chi non ha sottoscritto il contratto nazionale non avrà più alcun diritto in fabbrica”. Aggiunge il dirigente USB: “Le ultime dichiarazioni di ‘bonanniangeletticamusso’, evocando la stanca e trita categoria dell’arrivo dei facinorosi e dei provocatori e demonizzando il possibile emergere di tensioni sociali, vorrebbero spiegare a Monti che l’alternativa ai vecchi riti della concertazione è solo il caos. Mai uno che parlasse di utilizzo dello strumento del conflitto sociale come regolatore degli interessi contrapposti: tu mi togli la pensione, mi tagli lo stipendio, mi precarizzi l’esistenza, mi rapini il salario, mi aumenti la pasta, il gas, la corrente, l’affitto, la benzina, l’autobus, e io lotto, sciopero, boicotto, manifesto, mi incazzo”. Conclude Leonardi: “Chi pensa invece che il conflitto sia lo strumento giusto per cacciare il governo dei banchieri e cambiare radicalmente la storia di questo paese cominci a scioperare il 27 gennaio e a venire in piazza con il sindacalismo di base”.

Radio Città Aperta - Roma

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