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(Dalla parte di Cuba)

Il grande scrittore eduardo galeano ricorda

(18 Gennaio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

Il grande scrittore eduardo galeano ricorda

foto: ciptagarelli.jimdo.com

Avevo 12 anni quando ci fu l’assalto al Moncada

Avevo dodici anni quando ci fu l’assalto al Moncada, sedici quando ci fu lo sbarco del Granma, diciotto quando i guerriglieri entrarono, vittoriosi, all’Avana. Gli uomini della mia generazione hanno avuto il destino di coincidere, nel tempo, con la Rivoluzione cubana. Fin dall’inizio essa si mescolò con la nostra vita e si installò nella nostra anima. Insieme a milioni di uomini, celebro questa rivoluzione come se fosse mia.

Essa mi ha trasmesso forza quando mi sentivo cadere. Mi ha contagiato con l’energia, giorno dopo giorno, anno dopo anno, per tutto il corso del processo che l’ha messa in salvo dalla sconfitta o dal tradimento. Cuba fece a pezzi la struttura dell’ingiustizia e confermò che lo sfruttamento di una classe sociale da parte di altre e di un paese da parte di altri non è il risultato di una tendenza “naturale” della condizione umana né è implicita all’armonia dell’universo. Molte muraglie si sono alzate davanti a questo vento di sana furia popolare.

La colonia si è fatta patria e i lavoratori padroni del loro destino. La donna ha finito di essere una cittadina passiva di seconda classe.
E’ finito lo sviluppo diseguale che in tutta l’America Latina castiga tanto la campagna quanto gonfia poche, babiloniche e parassitarie, città . Si è cancellata la frontiera che separa il lavoro intellettuale dal lavoro manuale, risultato di millenarie mutilazioni che ci riducono ad una sola dimensione e ci spezzano la coscienza.

Questa prodezza non è stata una passeggiata, né il cammino è stato lineare. Quando sono vere, le rivoluzioni si fannno nelle condizioni possibili. In un mondo che non ammette arche di Noè, Cuba ha creato una società solidale ad un passo dal centro del sistema nemico. In tutto questo tempo io ho amato molto questa rivoluzione. E non solo nei suoi successi, cosa che sarebbe stata facile, ma anche nei suoi sbagli e nelle sue contraddizioni.

Anche nei suoi errori, mi riconosco: questo processo è stato realizzato da semplici persone di carne e ossa e non da eroi di bronzo o da macchine infallibili. La Rivoluzione cubana mi ha dato una fonte incessante di speranza. Là stanno, più potenti di ogni dubbio o obiezione, quelle nuove generazioni educate alla partecipazione e non all’egoismo, alla creazione e non al consumo, alla solidarietà e non alla concorrenza.

E là sta, più forte di qualsiasi scoraggiamento, la prova viva che la lotta per la dignità dell’uomo non è una passione inutile, e la dimostrazione, palpabile e quotidiana, che il mondo nuovo può essere costruito nella realtà e non solo nell’immaginazione dei poeti.

da: Revista Casa de las Américas N. 111, nov.-dic.1978, pp. 104-105, in: cubadebate.cu; 14/1/2012

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

Eduardo Galeano

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