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(10 Gennaio 2011) Enzo Apicella

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Psicopatia dirigenziale nel mercato globalizzato

Cosa ci insegnano Apple e la compressione del ceto medio negli USA

(23 Gennaio 2012)

Non molto tempo fa, la Apple si vantava della produzione interamente americana dei propri prodotti. Oggi non è più così: quasi tutti i 70 milioni di iPhone, 30 milioni di iPad e 59 milioni di altri prodotti venduti l’anno scorso in tutto il mondo dall’azienda californiana furono prodotti in Asia, principalmente in Cina.

Ma non si tratta solamente del costo del lavoro, spiega il New York Times. I dirigenti Apple ritengono che l’ampia scala dei complessi industriali asiatici, così come la flessibilità, la diligenza e l’abilità industriale dei loro lavoratori abbiano oramai superato le controparti americane, tanto che il marchio “Made in USA” non è più un’opzione percorribile per buona parte dei prodotti Apple.

I dirigenti dell’azienda sostengono che spostare il lavoro in Asia fu per loro l’unica scelta. Amano raccontare l’episodio in cui la Apple si trovò a riprogettare lo schermo dell’iPhone all’ultimo minuto, obbligando i subcontraenti asiatici ad una ristrutturazione delle linee produttive, letteralmente poche ore prima di andare in produzione con milioni di esemplari. Dall’altra parte del mondo un caporeparto fece svegliare 8.000 dipendenti dai dormitori aziendali; ad ognuno venne messo in mano un biscotto e una tazza di tè, furono guidati alle loro postazioni di lavoro ed entro mezz’ora era partito un turno da 12 ore per incastonare schermi di vetro in cornici smussate. Tempo 96 ore e il complesso stava producendo 10.000 iPhone al giorno. “Una velocità e una flessibilità mozzafiato,” confida entusiasta un dirigente Apple. “Non esiste una fabbrica americana che possa fare altrettanto.”

Il fatto sconcertante è che i dirigenti di una delle aziende più all’avanguardia, più di successo e più invidiate al mondo ritengano questo episodio come un punto di merito. È questa una dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di come una larga fetta di una certa classe sociale consideri il resto dell’umanità come un bene mobile, alla stregua dei macchinari industriali o delle materie prime. Stiamo parlando di persone talmente rimosse dalla propria umanità da non vedere nulla di male nel portare una simile argomentazione a difesa del proprio operato. Volendone dare una classificazione psichiatrica, il termine medico è “psicopatia” o assenza di empatia, una condizione che impedisce al malato di sentire, di provare emotivamente il disagio o il dolore che le sue azioni causano nella vita degli altri. Questo tratto, che nelle forme più acute contraddistingue i serial killer e i “mostri”, se incanalato correttamente conferisce un chiaro vantaggio nel libero mercato capitalista.

Il problema è che, in tutte le civiltà conosciute, la maggioranza del popolo è sempre stata impiegata nei lavori relativamente meno specializzati. Quindi in un mercato capitalista e globalizzato saranno queste le condizioni di lavoro con cui la maggior parte delle persone dovrà competere. Purtroppo, almeno in USA, l’opinione del 99% è diventata talmente insignificante che l’1% non si cura neanche più di mentire.

Tobia C.

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