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Bobo il buono e i quaranta ladroni

(22 Gennaio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cattolicesimo-reale.it

Bobo il buono e i quaranta ladroni

Maroni e il prete negazionista Floriano Abrahamowicz, sponsorizzato da Borghezio - foto: www.cattolicesimo-reale.it

Pochi giorni fa un Bossi nel pallone aveva infranto la legge del cappio, per salvare il napoletano Cosentino; e aveva lanciato una fatwa poi ritirata contro Maroni, trasformato da questi autogol in campione dell’altra Lega, esibita nella manifestazione-armistizio di Milano e da lui battezzata degli onesti.

La Lega degli onesti
Molte lettere sull’argomento hanno ricordato a giornali e siti la complicità di Maroni con la Lega delle porcate. Ma non sono mancati gli attestati di stima e di solidarietà aquello che cittadini o perfino militanti del Pd hanno definito «un “buon” ministro dell'Interno». E c’è chi pensa che un’eventuale vittoria dei maroniani sarebbe una «rivoluzione» da cui nascerebbe una Lega diversa, vessillifera della legalità, «la “lega pulita dei barbari sognanti” che mandano in carcere tutti i Nicola Cosentino» (Davide Vecchi, blog su Ilfattoquotidiano, 19 gennaio). Resta solo da capire di quale legalità stiamo parlando.

La legalità maronistyle
Bobo, prima portavoce del sedicente governo padano, poi ministro del governo italiano, fu condannato nella sua prima vita per aver azzannato un poliziotto e fu inquisito per associazione paramilitare (le Camicie verdi), mirante a disgregare l’Italia. A tale attività illegale si dedicò anche nella seconda vita, incitando dal prato di Pontida alla secessione mentre (sper)giurava a Roma sulla Costituzione.
Contemporaneamente promosse (ci limitiamo alle iniziative più gravi):
- la raccolta delle impronte digitali dei bambini rom (2008), censurata dal Parlamento europeo come discriminazione «fondata sulla razza e l’origine etnica»;
- i respingimenti in mare dei profughi (dal 2009), che provocarono subito il rimpatrio forzoso di 500 profughi in quattro giorni con 75 morti e furono condannati dall’Alto commissariato dell’ONU;
- il pacchetto sicurezza (2009), col reato di clandestinità, la legalizzazione delle ronde e l’estensione da due a sei mesi, poi a diciotto, della detenzione nei CIE. Qui Maroni, che si è detto recentemente contrario a privare della libertà un imputato prima della condanna definitiva, ha incarcerato immigrati «in attesa di identificazione», che non avevano commesso nessun reato e ricevuto nessuna condanna.

Come si vede la legalità di Bobo è quella della forca senza processo, in sintonia con la tradizione di Lynch e del Ku Klux Klan. Né migliori di lui sono i maroniani, spesso contrabbandati come l’ala ragionevole della Lega, in contrapposizione a quella becera e sguaiata di Bossi.

I maroniani
Il capofila è Flavio Tosi, sindaco di Verona, già condannato con sentenza definitiva insieme ad altri leghisti (fra cui Matteo Bragantini, lui pure maroniano) per diffusione di idee razziste. Capo della lista Tosi in comune è poi il laeder degli skinhead e dirigente della Fiamma Tricolore Miglioranzi. Veronese è anche un altro maroniano, Maurizio Fugatti, distintosi per aver proposto di dimezzare la cassa integrazione agli immigrati, rispetto a quella degli italiani.
E ancora: Davide Caparini, cui si deve il ddl per «settentrionalizzare» gli alpini, conferendo per legge uno stipendio più alto ai soldati del nord; Matteo Salvini, autore della proposta di vagoni separati per milanesi sul metro, dei cori razzisti contro i napoletani e di numerosi sgomberi forzati dei rom, da lui definiti «peggio dei topi, perché più grossi»; Roberto Cota, che nel 2002 si oppose insieme a Borghezio alla decisione del comune di Torino (ritenuta lesiva per gli indigeni) di effettuare un trapianto di fegato a un immigrato e che, sempre in coppia con Borghezio, si batte contro la libertà di culto all’islam perché «le religioni non sono tutte uguali» e per l’esclusione dei docenti meridionali dalle scuole del nord.
Maroniano è anche Gianluca Buonanno, più noto però come comico, per aver dimostrato che la Padania esiste in quanto esiste il grana padano, aver multato come sindaco le bestemmie e il velo islamico e aver invocato contro i comunisti e la Cgil «il lanciafiamme».

La Digos con la Lega contro il tricolore

In conclusione la probabile vittoria della Lega degli onesti non muterebbe, come qualcuno forse crede, ma semplicemente aggraverebbe il profilo scissionista, razzista e nazistoide della Lega rendendo ancora più urgente non già dialogare con essa (come intendono fare anche molti del PD) ma combatterla come una minaccia per l’unità del paese e la legalità democratica.

La gravità di questa minaccia è sottolineata da un piccolo episodio accaduto durante la manifestazione leghista di Milano: la Digos ha ordinato ai socialisti di rimuovere il tricolore "per ragioni di ordine pubblico". Nel vergognoso complice silenzio dell'opposizione, che avrebbe dovuto denunciare per eversione il funzionario di polizia antitaliano respopnsabile dell'ordine eversivo. E' una misura dell'insolenza e della pericolosità degli squadristi "padani", bossiani o maroninani che siano.

cattolicesimoreale.it

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