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Democrazia e rapporti obbligatori

Si sta imponendo il "favor praedatoris"?

(12 Maggio 2004)

I rapporti sociali nel mondo della circolazione delle merci sono mediati dal denaro, appaiono come, e si riducono a, rapporti monetari, rapporti di debito-credito (obbligazioni monetarie). I rapporti di produzione vengono offuscati, mistificati dai rapporti di obbligazione: ad es. l’operaio, sfruttato dall’imprenditore nella produzione, è creditore rispetto al suo sfruttatore del salario (in quanto pagato in via posticipata). Il padron di casa, in caso di morosità, diventa creditore dell’inquilino; ma potrebbe anche accadere che il padron di casa sia un (vecchio) operaio e l’inquilino un (giovane) imprenditore.

Nel post “Destra e sinistra”, ho esaminato sinteticamente le due opposte politiche borghesi rispetto alla produzione. Ora voglio esaminare i due opposti regimi borghesi (democrazia-autoritarismo) rispetto alla circolazione, cioè rispetto ai rapporti obbligatori. In estrema sintesi, voglio illustrare, sempre concisamente, la tesi secondo la quale i regimi democratici si caratterizzano per un certo equilibrio nei rapporti tra creditori e debitori, che viene indicato dai giuristi col “favor debitoris” (è latino, ma è semplice da capire), cioè un insieme di norme e principi che tutelano il creditore ma senza schiacciare oltre misura il debitore. Al contrario, i regimi autoritari si fondano sul “favor creditoris”, cioè sulla tutela esclusiva del creditore.

Il “favor debitoris”, in genere, si manifesta (o dovrebbe manifestarsi) come clima socialmente meno oppressivo, rispetto al “favor creditoris”; e questo è uno dei motivi per cui la democrazia (borghese) è ritenuta come il migliore dei regimi (borghesi) possibili. Ciò che qui mi preme sottolineare è che, così come nel mondo della produzione, destra e sinistra vanno a braccetto finchè si tratta di sfruttare gli operai e si dividono (ove e quando si dividono) sui metodi di sfruttamento e sulle modalità di spartizione del plusvalore; nella sfera dei rapporti obbligatori, democratici e autoritari, concordano sul principio che tutti i debiti vanno pagati, ma si dividono sui loro modi di regolazione. La maggior “attenzione” democratica verso i debitori dipende soprattutto dalla maggior mobilità sociale la quale, a sua volta, dipende da un livello relativamente più alto dei salari medi (in cambio di una maggior produttività). Il favor debitoris riverbera poi (o dovrebbe ...), anche nel “favor rei”, cioè nelle maggiori garanzie assicurate a chi incappa nella, o è in debito con la, giustizia penale.

Tirando le fila e concludendo: nella sfera della circolazione delle merci (dei servizi e delle persone), cioè nella loro quotidianità, i rapporti sociali sono regolati dai rapporti monetari che, in genere, si manifestano sotto forma di rapporti obbligatori. Più si ha (possiede o gestisce) denaro, più si gode di libertà, comunque lo si sia ottenuto, e qualunque sia il regime politico in cui si opera. Meno denaro si ha (per qualunque motivo e in qualunque regime politico) e di minor libertà si gode.

La differenza tra democrazia e autoritarismo si sente ai livelli medi di reddito: nella sostanza, e in genere, si tratta di due facce della stessa medaglia. Potremmo dire, con una battuta, che si tratta di due diversi coktail, in cui gli ingredienti (sfruttamento operaio ed oppressione sociale) sono diversamente miscelati.

Il problema è che, nell’epoca attuale, i regimi politici borghesi tendono ad assomigliarsi, di destra o di sinistra che siano, autoritari o democratici. Il capitalismo parassitario è talmente vorace di lavoro vivo, di sangue e sudore operaio, di plusvalore, di denaro comunque ricavato, che le differenze sopra tratteggiate tendono a svanire: il “favor debitoris” e il “favor creditoris” confluiscono nel “favor praedatoris”!

s.b.

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