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Camionisti tra liberalizzazioni e sfruttamento. Un errore demonizzare i blocchi

(30 Gennaio 2012)

Abbiamo letto numerosi articoli sulla stampa locale,uno di questi aveva un titolo emblematico "camionisti non ce ne è uno in regola" , articolo nel quale si parla di irregolarità nel 100% delle ditte di autotrasporto.

Noi crediamo si debba guardare agli autotrasportatori con un occhio diverso senza dimenticareche che per decenni nel nostro paese è stato osteggiato il trasporto meno inquinante, quello su rotaia, senza dimenticare che per anni le denunce sulla condizioni di vita e di lavoro dei camionisti sono state prese sotto gamba o considerate solo con il verificarsi di qualche grave incidente.

Il lavoratore autotrasportatore è sottoposto a numerose vessazioni, non manca il lavoro nero, i contratti a termine illegali, i contratti di apprendistato fasulli, gli stipendi che arrivano, quando arrivano, a discrezione dei padroni, calcolati in violazione del Contratto Nazionale per altro sconosciuto a molte ditte.

A rimetterci sono gli autisti che stanno notte e giorno al volante, vivono praticamente sul camion dove dormono e mangiano . Allo sportello dei Cobas si sono rivolti alcuni camionisti che hanno descritto una realtà che va al di là delle statistiche, una realtà di scarse o inesistenti tutele individuali e collettive, " obbligati di fatto a violare i regolamenti e a subirne le sanzioni, spesso criminalizzati come responsabili degli incidenti di cui gli autisti sono le prime vittime in virtù di condizioni di lavoro disumane".

Sempre questi autisti denunciano l'assenza di contratti aziendali , le violazioni del contratto nazionale , i tempi di guida superiori alla media Esistono soluzioni? In alcune città italiane , i Cobas hanno un sistema informatico capace di rilevare l’orario di impegno giornaliero, settimanale e mensile, conteggiare le ore da retribuire, gli straordinari, le trasferte ed il lavoro notturno. Un sistema per rilevare e quantificare (in euro e in punti-patente) le infrazioni commesse dal titolare della carta in tutti i paesi europei. per individuare e quantificare le infrazioni a carico del datore di lavoro e dei committenti per oggettiva responsabilità

Ma l'ausilio informatico non basta e il sindacato ha molte responsabilità nella situazione creatasi nel settore perchè ha accettato (in nome dell'occupazione) condizioni di vita e di lavoro insostenibili, .

Ha ragione Guido Viale che sulle pagine de Il Manifesto descrive gli autisti lavoratori autonomi di antica generazione visto che come 100 anni fa sono loro al volante del mezzo e inquadra la questione dei blocchi nel giusto contesto descrivendo in termini oggettivi gli autisti e inquadrando la protesta all'interno della ristrutturazione(feroce) del settore

"gli autisti non sono che l'ultimo anello di una catena che vede al capo opposto poche grandi società multinazionali di spedizione, nessuna delle quali è più italiana "

"Le tratte percorse con autoveicoli vengono subappaltate a una serie di società di autotrasporto minori, per lo più di dimensioni regionali, che di mezzi peraltro ne hanno pochi anche loro e ricorrono sempre più spesso a ulteriori subappalti; a cui capita di ingaggiare a loro volta degli autotrasportatori "indipendenti". Accanto a queste imprese opera poi una serie di mediatori che non dispongono né di camion né di strutture e strumenti logistici (una vera porta aperta per la mafia), che reclutano, spesso "spot", cioè sul momento e sempre più raramente con programmi e percorsi fissi, le società minori o i singoli padroncini: sia per conto di spedizionieri che di produttori che hanno consegne dirette da effettuare"

..........

Detto questo, diamo alcuni numeri perchè stiamo parlando di 115.000 aziende per 450.000 addetti ma anche di 65 mila imprese chiuse solo negli ultimi sei anni, di migliaia di ditte sulle quali gravano debiti di 200 mila euro in media (parliamo di statistiche ufficiali)

I dati forniti dalla CGIA di Mestre sono eloquenti: l’aumento del gasolio pari a + 54,5% , l'aumento dei pedaggi autostradali di quasi il 20% , l'aumento delle assicurazioni che vanno dal 50 al 100%. A fronte di aumenti così sostanzios,i un autotrasportatore oggi deve anche affrontare in media 3.000 euro all’anno per assicurare la motrice di un Tir e 200 euro circa per il rimorchio, ha pochi finanziamenti e solo con un forte indebitamento riesce a sopravvivere

Sono dati che fotografano la crisi di un settore e la materiale impossibilità di mantenere in vita molte aziende individuali, una crisi che con le liberalizzazioni e l'aumento dei costi sarà destinata ad acuirsi ed è la vera causa dei blocchi dei giorni scorsi sui quali il giudizio-di condanna- della Cgil è stato frettoloso e sbagliato perchè non si demonizzano i lavoratori in lotta tacendo per altro sul caro tariffe che sta mettendo in ginocchio interi rami produttivi del paese.

Tra i piccoli autotrasportatori in sofferenza non mancano oltre 5 mila stranieri, titolari di impresa individuale, in particolare rumeni, marocchini e albanesi. Parliamo di migranti indebitatisi per 20 o 30 anni per acquistare un mezzo con mutui che per essere pagati ti costringono a doppi turni

La realtà dei trasporti è assai più complicata di quella che i media vogliono far credere e la demonizzazione dei blocchi stradali serve ad occultare decisioni governative e l'assenza dei sindacati tradizionali.

Un autotrasportatore guadagna al netto 0.10 euro a chilometro , non basterebbe questo solo dato a dimostrare che siamo in presenza di lavoratori sfruttati? E il Governo, con le liberalizzazion,i aumenterà questo sfruttamento.

federico giusti
confederazione cobas pisa

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