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L'Italia tripudia la guerra

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(5 Novembre 2010) Enzo Apicella

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Campagna per il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq

Resoconto della riunione a Firenze del 15 maggio '04

(18 Maggio 2004)

Il giorno 15 maggio si è svolto come previsto presso il Cpa di Firenze l´incontro tra le varie realtà che diedero vita allo spezzone anticapitalista nella manifestazione del 20 marzo con lo slogan "Fuori le truppe dall´Iraq senza se e senza Onu" in previsione della visita di Bush in Italia.

Dalla discussione sono emersi orientamenti largamente condivisi e di seguito sintetizzati:

La venuta di Bush in Italia rappresenta un tentativo di rilanciare l´immagine degli Usa come potenza liberatrice ora e nel passato, mascherando dietro l´esportazione della democrazia gli interessi economici, politici e militari della potenza imperialista statunitense. Essa inoltre ha lo scopo di rinsaldare i legami con il governo Berlusconi fedele alleato nella occupazione neocoloniale in Iraq, ma anche, viste le difficoltà incontrate a "normalizzare" il paese, di contrattare con le altre potenze europee (Francia e Germania) la possibilità di proseguire, magari dietro mandato Onu, l´occupazione dell´Iraq e la spartizione più "equa" del bottino petrolifero e delle commesse per la ricostruzione.

Il movimento contro la guerra italiano non può restare passivo ed indifferente di fronte alla presenza di Bush in Italia, ma, dando continuità alla sua strenua opposizione prima all´aggressione e poi all´occupazione ancora in atto, ha il dovere di protestare e manifestare nella maniera più vistosa ed ampia possibile per far sentire tanto a Bush quanto al proprio governo, la richiesta del ritiro immediato delle truppe dall´Iraq dietro qualunque bandiere le si voglia mascherare.

La crescente e sempre più unitaria resistenza popolare in Iraq ha dato un durissimo colpo all´immagine di "liberatori" degli eserciti occupanti, smascherando ancora più apertamente le ragioni di rapina e di sfruttamento che stanno dietro la guerra infinita in generale e all´aggressione irachena in particolare.

La legittima resistenza del popolo iracheno con la sua stessa presenza ha dato un impulso notevole allo stesso movimento contro la guerra nei paesi occidentali, impedendo che l´occupazione cadesse nel dimenticatoio, come già avvenuto nel caso della ex Jugoslavia o dell´Afghanistan che pure sono il frutto della stessa strategia di guerra infinita. Essa ha anche determinato uno stop temporaneo alla tabella di marcia prevista dalla guerra infinita preventiva, rendendo impossibile dare vita a nuove aggressioni verso altri paesi candidati al ruolo di "stati canaglia".

Contro tale resistenza non si è esitato a ricorrere a tentativi di vero e proprio genocidio come nel caso di Falluja o al sistematico uso delle torture nel disperato tentativo di piegare la volontà di un intero popolo. Non sono stati da meno i media occidentali asserviti agli interessi delle classi dominanti nel dipingere tale resistenza come terrorismo per giustificare la permanenza delle truppe occupanti. Ancora oggi, di fronte all´evidente processo di unità tra le varie componenti etnico religiose, prodotto dalla stessa ferocia dell´occupazione, si ha il coraggio di paventare i "pericoli" ed il "caos" derivabili da un intempestivo ritiro, come se per gli iracheni potesse esserci qualcosa di peggio dell´inferno portato dalle truppe di invasione e come se il caos non fosse proprio il risultato dell´occupazione in atto.

Ma è altrettanto vero che se fino ad oggi le potenze occupanti non hanno potuto procedere verso una "soluzione finale" nella vicenda irachena ciò è dipeso, anche dall´esistenza di un forte movimento di opposizione che si è sviluppato in tutto l´occidente ed in particolare nei paesi della coalizione che, se non è riuscito con le sue grandiosi mobilitazioni ad impedire l´aggressione dello scorso anno, ha sicuramente reso più difficile lo scatenamento di tutto il potenziale bellico e distruttivo degli eserciti occupanti, fino ad ottenere un primo visibile risultato con la decisione del nuovo governo spagnolo di ritirare le proprie truppe.

Contro i tanti denigratori del movimento, della sua presunta inutilità, contro tutti coloro che cercano di depotenziarne i suoi connotati, per trasformarlo al massimo un´appendice di apparati istituzionali e di interessi elettorali, va quindi ribadita la giustezza delle grandiosi proteste che hanno punteggiato l´aggressione all´Iraq. Queste vanno casomai rese ancora più efficaci ed incisive dando ad esse maggiore continuità e saldando le mobilitazioni contro la guerra con i crescenti fenomeni di opposizione e di resistenza alla politica interna dei nostri governi. Il militarismo crescente, la blindatura autoritaria delle istituzioni, il diffuso ricorso alla repressione di ogni dissenso sociale e politico, così come il generale attacco alle condizioni di vita e di lavoro, dalle pensioni, alla diffusione della precarietà e flessibilità, alla scuola, l´odioso regime cui vengono sottoposti i migranti, non sono "altra cosa" rispetto alla politica estera. Essi sono solo l´altra faccia dell´unica medaglia che spinge le classi dominanti a sopperire alle crescenti difficoltà del proprio sistema economico, con il ricorso a qualsiasi mezzo per difendere i propri profitti ed i propri privilegi di classe, tanto all´interno che all´estero.

Oltre alle giuste ragioni di repulsione morale ed etiche contro le aggressioni in atto, esiste quindi una oggettiva convergenza di interessi tra la resistenza del popolo iracheno e degli altri popoli del terzo mondo che si oppongono alle conseguenza della guerra infinita ed i proletari dei paesi occidentali in lotta contro le conseguenze sulla propria pelle della globalizzazione capitalistica.

La sconfitta della politica di rapina, sfruttamento, oppressione ed aggressione verso i popoli del terzo mondo, comporta un indebolimento delle possibilità delle classi dirigenti occidentali di proseguire agevolmente nell´offensiva contro i propri proletari, così come il rafforzamento delle proteste contro la guerra e quelle in difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro nei paesi occidentali, rendono più difficile realizzare quella "pace sociale interna", condizione essenziale per proseguire impunemente nella strategia di guerra infinita dichiarata contro i popoli oppressi.

Inoltre la forte mobilitazione nei paesi occidentali contro le aggressioni neocoloniali è anche la premessa decisiva per procedere sulla strada di un confronto autorevole con le varie resistenze in atto, spesso caratterizzate da ideologie religiose e conservatrici e da una subordinazione agli interessi delle classi dirigenti locali.

La questione delle indiscutibili distanze di valori, di prospettive e di progettualità esistenti tra movimento no-global, no war e resistenze nei paesi del terzo mondo, è infatti spesso utilizzata come alibi per non assumersi le proprie responsabilità di netta opposizione alle aggressione condotte dai paesi occidentali e dell´incondizionato riconoscimento del diritto alla resistenza. Se oggi non ci sono le condizioni per una identificazione tra movimento contro la guerra e resistenze contro le aggressioni imperialiste, tali differenze non vanno nascoste, ma consapevolmente assunte per lavorare però nel corso della comune lotta ad un loro proficuo e reciproco superamento in direzione di una netta prospettiva anticapitalista.

Sulla base di queste comuni convinzioni i presenti alla riunione del 15 hanno deliberato alcuni orientamenti relativamente alle prossime scadenze del movimento di seguito riportate e che si intendono proporre unitariamente anche ad altri settori del movimento che in esse ritengono di potersi riconoscere.

- Il sostegno alle proposte di una manifestazione nazionale per il pomeriggio del 4 giugno e ad iniziative di denuncia che caratterizzino tutto il corso della giornata da coordinare eventualmente con quelle decise da altri settori del movimento contro la guerra.

- Legare la manifestazione del 4 a quelle del 5 giugno che si svolgeranno rispettivamente a Parigi, dove Bush si recherà il giorno successivo, e negli Usa promosse dal movimento contro la guerra statunitense. Si cercherà in tal senso di garantire la presenza di una delegazione della coalizione Answer con cui sono già stati presi contatti e che ha già dato una disponibilità di massima.

- La realizzazione anche dentro la manifestazione del 4 giugno di uno spezzone anticapitalista, che nell´ambito della unitaria mobilitazione contro la guerra si caratterizzi con le parole d´ordine: "Ritiro immediato delle truppe senza se e senza Onu" "Iraq Libero" e "Legittimità della resistenza irachena contro l´occupazione".

- Considerando che la data del 4 sarebbe giorno lavorativo, si è espresso apprezzamento per la scelta dei sindacati di base di proclamare uno "sciopero tecnico" per favorire la partecipazione soprattutto a chi vive fuori Roma. Nonostante ciò si è convenuto circa l´utilità che in tutti i luoghi di lavoro dove sia possibile partano richieste, appelli, petizioni da parte delle strutture di base del sindacato e dai lavoratori stessi per esprimere l´opposizione alla visita di Bush ed al prosieguo dell´occupazione dell´Iraq, con richieste di partecipazione alla manifestazione nazionale.

- Assunzione della data del 2 giugno in cui si celebrano le forze armate, già proposta da altre componenti del movimento quale giorno di mobilitazione con azioni nelle varie città per contestare dette celebrazioni e denunciare il ruolo di truppe occupanti svolto dal nostro esercito.

- Realizzare azioni di denuncia degli specifici interessi del capitalismo italiano in Iraq nei giorni precedenti il 4 giugno in ogni città presso le sedi dei vari istituti coinvolti nella gestione di tali interessi, come hanno già fatto i compagni di Firenze nei giorni scorsi.

- Realizzazione di eventi in cui sia possibile esprimere la solidarietà con gli immigrati in particolare con quelli di origine araba ed islamica oggetto di una vergognosa campagna di criminalizzazione e repressione.

- La partecipazione alle varie mobilitazioni in vista della venuta di Bush con un volantone comune che esprima i contenuti sopra esposti.

Come già detto sopra tali proposte lungi da qualsiasi logica autoreferenziale vogliono andare nella direzione di un generale rafforzamento e radicalizzazione del movimento contro la guerra, e ci si dichiara sin da ora disponibili a coordinare la propria partecipazione alle mobilitazioni in vista del 4 giugno con tutte quelle realtà anticapitalistiche che intendono attivizzarsi in tale direzione.

Per contatti: redlink@virgilio.it oppure cpiano@tiscalinet.it

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