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    Amianto Eternit: una sentenza storica

    (14 Febbraio 2012)

    anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

    Processo Eternit

    Condannati a sedici anni di carcere il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone Louis De Cartier De Marchienne: disastro doloso e rimozione di cautele. Con questa sentenza si crea uno squarcio nel muro di omertà e complicità che finora istituzioni, governi e politici complici degli assassini avevano eretto.

    I giudici hanno ritenuto i due imputati colpevoli di disastro doloso solo per le condizioni degli stabilimenti di Cavagnolo (in provincia di Torino) e Casale Monferrato (in provincia di Alessandria). Per quanto riguarda gli stabilimenti di Rubiera (in provincia di Reggio Emilia) e Bagnoli (in provincia di Napoli) i magistrati hanno dichiarato di non doversi procedere perché il reato è prescritto. Il tribunale piemontese ha deciso anche risarcimenti milionari a favore delle parti civili: al Comune di Casale Monferrato andranno 25 milioni di euro, alla Regione Piemonte 20 milioni, all’Inail 15 milioni e al comune di Cavagnolo 4 milioni.

    Alle centinaia di familiari è stato, invece, riconosciuto un risarcimento medio di 30-35 mila euro a testa.

    Con questa sentenza si riconosce che l’amianto ha ucciso prima gli operai e poi -disperdendosi nell’aria, nelle falde acquifere, nel territorio - ha ucciso anche i cittadini.

    La nascita di centinaia di Comitati e Associazioni che da anni si battono contro la monetizzazione della salute e della vita umana, affermando che non hanno prezzo, e anni di lotte hanno contribuito a cambiare la mentalità e l’opinione di molti sulla pericolosità e cancerogeneità dell’amianto.

    La lotta contro un sistema sociale che considera normale che mille lavoratori muoiano per infortuni sul lavoro e altre miglia per malattie professionali, che ritiene normale che migliaia di cittadini muoiano per sostanze cancerogene ha prodotto la consapevolezza che solo autoorgarnizzandosi è possibile difendersi.

    In questo processo, come nel processo Thyssenkrupp, la differenza l’ha fatta la presenza e la partecipazione dei lavoratori, dei famigliari delle vittime e dei cittadini a tutte le udienze che non hanno delegato a giudici e avvocati, ma sono stati sempre presenti facendo pesare la loro presenza e la loro determinazione ad ottenere giustizia a giudici e avvocati.

    Questa volta, per quanto come sempre tardiva, un briciolo di giustizia c’è stata. Ma non possiamo dimenticare i lutti provocati da padroni assassini che in nome del profitto hanno sacrificato tante vite umane.

    L’amianto, come l’indifferenza, continua ogni giorno ad uccidere. Il picco dei morti è previsto in continua crescita fino al 2020.

    In questa giornata storica il nostro pensiero e il nostro ricordo va a tutti i lavoratori morti sul lavoro e per il lavoro, alle vittime dello sfruttamento e a tutti i cittadini uccisi dalla sete di profitto.

    Sesto S.Giovanni, 13 febbraio 2012

    Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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