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Grecia: le masse assediano il parlamento

(15 Febbraio 2012)

greci assedianti

14 febbraio 2012

“Spezzeremo le reni alla Grecia”. Questa frase, tristemente celebre, sembra perfetta per raffigurare le politiche portate avanti dal capitale internazionale nei confronti dei lavoratori e dei giovani ellenici.




Da oltre due anni vengono portati avanti tagli colossali alla spesa pubblica e al tenore di vita delle masse, noncuranti del fatto che oltre il 30% della popolazione è sceso sotto la soglia della povertà e che in un paese dell’Unione europea si torni ad assistere a scene che sembravano far parte di una storia remota: lunghissime file davanti alla mense dei poveri, gente che fruga nei cassonetti, casi di bambini malnutriti negli asili e nelle scuole pubbliche. Nessuna pietà da parte di padroni e governi europei, i greci devono fare i sacrifici e poi, forse, arriveranno gli aiuti. Intanto per il Prodotto interno lordo del paese è previsto un crollo del 7% nel 2012.

L’ennesimo piano di sacrifici approvato domenica dal parlamento greco è da brividi. La fine del contratto collettivo nazionale di lavoro, il taglio del 20% del salario minimo, che scende a 586 euro lordi (con un ulteriore riduzione a 528 € per gli under 25). 15mila dipendenti pubblici saranno licenziati, il 10% di coloro che sono impiegati nella pubblica amministrazione. Verrà privatizzato praticamente tutto, dall’azienda statale del gas a quelle locali dell’acqua, passando per le lotterie. Nuovi tagli, non ancora ben definiti, sono in vista sulle pensioni.

Il tutto per soddisfare la volontà della trojka (Bce, Ue e Fmi) e per salvare le banche di mezza Europa creditrici verso Atene. Dopo avere strangolato in questo modo i suoi cittadini, il governo greco potrà ricevere un pacchetto di aiuti di 130 miliardi, ed evitare la bancarotta. Fino alla prossima crisi finanziaria, naturalmente. Infatti Pasok e Nuova democrazia si sono impegnati in forma scritta a portare avanti nuovi piani di austerità anche dopo le imminenti elezioni.

Crisi del sistema politico


I lavoratori hanno provato a contrastare quest’ultimo capitolo del massacro sociale con due scioperi generali in una settimana e con una manifestazione che ha visto sfilare in Piazza Syntagma oltre centomila persone domenica scorsa. Manifestazione repressa brutalmente dalle forze dell’ordine, che per l’occasione sono state coadiuvate anche dall’Eurogendfor, la forza di pronto intervento militare creata dall’Ue alcuni anni fa. Il capitale usa il suo potere economico per imporre le sue politiche, ma non esita ormai a impiegare direttamente il proprio potere militare per reprimere il movimento di massa, e per farlo non bada né ai confini, né alla sovranità degli stati.

Il malcontento popolare si è riversato sul governo di unità nazionale, ormai a pezzi: due viceministri del partito di estrema destra Laos si sono dimessi prima del voto mentre ben 42 deputati di nuova democrazia (il partito conservatore) e del Pasok (la socialdemocrazia) hanno votato contro il pacchetto di austerità e sono stati subito espulsi dai rispettivi partiti. Il voto anticipato del prossimo aprile è la conseguenza della massiccia crisi di credibilità dei partiti che sostengono l’uomo della Bce, Papadimos.

Clamorosi sono infatti gli ultimi sondaggi che danno il Pasok in caduta libera,sotto il 10% mentre le tre formazioni alla sua sinistra sono accreditate del 40%.

È una diretta conseguenza del protagonismo sempre maggiore dei lavoratori,che si ribellano apertamente ai diktat della trojka e dei loro servi al governo. Si occupano fabbriche e luoghi di lavoro. L’ospedale di Kikilis, a nord di Salonicco, è stato recentemente posto sotto il controllo delle maestranze. Il sindacato dei lavoratori dell’azienda elettrica ha chiesto più volte ai propri iscritti di non staccare la luce a coloro che non possono pagare la bolletta. Alcuni leader sindacali sono addirittura andati in galera per tale motivo.Clamoroso è l’ultimo comunicato di uno dei principali sindacati di polizia, la Poasy che minaccia la trojka di fare “scattare subito il mandato d’arresto immediato per i suoi componenti corrispondenti al nome di: Servas Deroose (commissione europea), Poul Tomsen ( F.M.I.), Klaus Masuch (BCE)..

Quando anche pezzi dell’apparato dello stato si rivoltano e mettono in discussione il potere costituito, significa che il cambiamento delle coscienze della società è profondo. È un chiaro segnale di una situazione prerivoluzionaria.

Sale sempre più all’interno di fasce sempre più ampie di lavoratori la consapevolezza che sia necessaria una lotta ad oltranza, che porti alle dimissioni del governo ma anche all’espulsione della trojka dal paese e alla messa in discussione del padronato.

Lotte di massa sempre più radicali


Le lotte travalicano i limiti imposti dai vertici sindacali, che hanno usato lo sciopero generale dapprima cercando di concertare con il governo amico del Pasok le politiche antioperaie, poi come una valvola di sicurezza per fare sfogare la rabbia delle masse quando l’incapacità della stessa burocrazia sindacale di arginare gli attacchi diveniva sempre più palese.

Il desiderio di un cambiamento radicale è evidente nell’aumento di consensi alle forze di sinistra.

La via d’uscita all’interno di questo sistema economico semplicemente non esiste. La prospettiva del default, che sembra sempre più inevitabile anche per settori importanti della borghesia europea ma che è anche invocata da forze della sinistra, restando all’interno dei confini del capitalismo costituirebbe una tragedia per il proletariato greco. Inflazione alle stelle, crollo dei salari e la continuazione dell’austerità sarebbero inevitabili in una Grecia capitalista votata all’autarchia, la quale comunque sarebbe difficilmente praticabile,vista la distruzione del patrimonio industriale condotta in questi anni.

Abbiamo sentito anche in Italia, nelle varie dirette televisive della seduta parlamentare che ha votato il nuovo pacchetto di austerità, i discorsi dei dirigenti del Kke e di Syriza denunciare le intenzioni della trojka e incitare alla rivolta e alla ribellione. In una situazione come quella greca tuttavia questo non è sufficiente.

Le masse sono già in piazza: quello che manca è un programma e un’azione unitaria per salvare lavoratori e le loro famiglie dalla barbarie capitalista. Dopo due anni di lotta i dirigenti di Kke e Syriza devono rispondere a domande ineludibili: come si fa a rovesciare il governo dei banchieri e della trojka? Cosa mettere al suo posto?

La necessità di uno sciopero ad oltranza fino alla caduta del governo è imprescindibile, deve essere promosso sulla base dell’autorganizzazione dei lavoratori che deve essere volta a superare il ruolo di freno delle burocrazie sindacali.

Le elezioni si avvicinano: un fronte unico delle forze di sinistra che sviluppi un programma di alternativa ai programmi della borghesia è una necessità stringente. Le differenze fra Kke e Syriza sono reali. La direzione del Synaspismos (il partito che guida il fronte elettorale Syriza) crede che ci siano gli spazi per una politica neokeynesiana che redistribuisca la ricchezza in “un’Europa sociale”. I vertici del Kke spingono sulla linea del “potere popolare” e sull’uscita dall’Ue come una tappa verso il socialismo. Tuttavia in questa tappa non è chiaro il ruolo riservato ai capitalisti greci.

Queste differenze vengono utilizzate da ambedue i partiti per giustificare l’impossibilità di un’alleanza, che invece costituirebbe un enorme passo in avanti per i lavoratori greci. Un’alleanza che dovrebbe avere al centro delle sue rivendicazioni la cancellazione del debito, l’espulsione della trojka e l’esproprio delle banche, dell’industria e delle principale leve dell’economia sotto il controllo e la gestione dei lavoratori, come parte di lotta internazionale per gli Stati uniti socialisti d’Europa.

In poche parole è la questione del potere che deve essere posta con urgenza. Un programma e un alleanza del genere sarebbe una sponda formidabile per le lotte dei lavoratori, in Grecia e in tutto il resto del continente.

La responsabilità di prendere questa strada sta tutta sulle spalle della dirigenti della sinistra. Parafrasando un passaggio del discorso di Aleka Papariga, la segretaria del Kke, in parlamento (“Ora il popolo deve esprimersi”) crediamo che sia giunto il tempo che sia la direzione del movimento operaio ad esprimersi e prendere una posizione chiara e netta.


Questo articolo si basa sulle corrispondenze dei marxisti greci del sito www.marxismos.com

Roberto Sarti - FalceMartello

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