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(3 Agosto 2013) Enzo Apicella
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L'Unione Europea sceglie la guerra contro il popolo colombiano!

(19 Giugno 2002)

Dopo mesi di ambiguità, pomposi e fasulli "scacchi matti" diplomatici e pronunciamenti pieni di "buona volontà" nel tanto complesso quanto parziale ruolo di facilitazione del processo di pace, rotto unilateralmente dal presidente uscente Pastrana, l'Unione Europea ha calato la maschera in merito al conflitto sociale e armato colombiano.

Il 12 giugno scorso, infatti, il COREPER (Comitato dei Rappresentanti Permanenti dell'Unione Europea) ha inserito nella lista "nera" dell'UE le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo, FARC-EP, decisione ratificata in fretta e furia lunedì 18 giugno dai Ministri degli Esteri della stessa, riuniti in Lussemburgo.

Questa decisione (contestuale alla criminalizzazione di altri movimenti di liberazione), tanto meschina e grave quanto irresponsabile, dimostra in primo luogo la subordinazione politica e strategica dell'UE di fronte ai padroncini di Washington, e formalizza in seconda battuta -ma non in ordine d'importanza- la luna di miele tra l'UE e l'establishment colombiano, capeggiato da un'oligarchia sanguinaria e rappresentato da un neo-presidente fascista e psicopatico, Alvaro Uribe Vélez, i cui legami e simbiosi con i paramilitari di Stato sono cosa ben nota.

I "campioni" dei diritti umani, delle missioni "umanitarie", della neutralità e della "pace" di Bruxelles (ma dovremmo dire di Madrid, Roma, Parigi, ecc.), hanno deciso di dare il loro modesto -e vergognoso- contributo al Pentagono, impegnato a minare le basi di un qualunque tentativo di giungere ad una soluzione politica del conflitto sociale e armato in Colombia.

Soluzione politica, indirizzata ad evitare uno spargimento imprevedibile e doloroso del sangue del popolo colombiano, che le FARC-EP perseguono instancabilmente da oltre 38 anni, e che è stata massacrata per l'ennesima volta dal burattino Pastrana, come centinaia di migliaia di colombiani sfollati, sindacalisti, studenti, militanti dell'opposizione, difensori dei diritti umani, contadini ed indigeni.

Va detto, ad onor del vero e del buon senso (virtù inesistente nei governi europei), che il terrorismo in Colombia esiste, certo, e va combattuto, cosa che il popolo colombiano e le sue organizzazioni stanno generosamente ed eroicamente facendo: si tratta solo ed esclusivamente del terrorismo di Stato, sia esso praticato dai militari in uniforme ufficiale o dai "servitori dello Stato" in versione paramilitare.

E va anche detto pure che l'appiattimento miope e dell'Unione Europea sui contenuti strategici del Plan Colombia, non può mettere in discussione, né eticamente né praticamente, il diritto alla resistenza ed alla ribellione di un popolo i cui diritti fondamentali, umani, sociali, politici ed economici sono violati e calpestati quotidianamente.

E siccome chi semina vento raccoglie tempesta, è bene che l'Unione Europea sappia, unitamente all'impero statunitense, che con la guerra, i piani di aggressione e le brame di conquista non solo non contribuirà in alcun modo alla costruzione di una pace con giustizia sociale in Colombia, ma non riuscirà nemmeno a piegare la lotta di liberazione del popolo colombiano, per una seconda e definitiva indipendenza!

Nuovacolombia

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