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Ponte egitto-arabia saudita, ambientalisti in allarme

I due paesi progettano un ponte lungo 50 km tra il Sinai e la costa saudita. Un'immensa opera edilizia che mira a rilanciare il turismo nell'area ma che provochera' danni ambientali irreparabili.

(12 Marzo 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in nena-news.globalist.it

Ponte egitto-arabia saudita, ambientalisti in allarme

foto: nena-news.globalist.it

ANNA CLEMENTI

Roma, 12 marzo 2012, Nena News (nella foto, progetto del ponte, dal sito Green Prophet.com) - Venti minuti per passare dall'Africa all'Asia. Un ponte di cinquanta chilometri, su acqua e terra, per collegare le coste egiziane del Golfo di Aqaba alla regione di Tabuk in Arabia Saudita. Non si tratta di fantascienza ma di un progetto che dovrebbe essere realizzato entro l'anno prossimo. Come annunciato da fonti locali, i ministri dei trasporti dei due stati hanno deciso di riprendere in mano un piano che era stato presentato per la prima volta negli anni '80 e successivamente messo da parte e dimenticato. Secondo quanto si legge sul quotidiano saudita al-Watan, esponenti politici di Egitto ed Arabia Saudita si incontreranno nelle prossime settimane per definire i dettagli di questo ambizioso progetto che verrà a costare almeno 3 miliardi di dollari.

Scopo principale è quello di rilanciare il turismo nel paese dopo la contrazione avvenuta nel 2011 a causa della rivoluzione egiziana e di aumentare lo scambio di persone e merci non solo tra i due paesi, ma in tutta l'area mediorientale. Ogni anno centinaia di migliaia di persone si recano in Arabia Saudita per il pellegrinaggio e questa nuova infrastruttura costituirebbe una via, più veloce ed economica, per attraversare il Mar Rosso.

Tuttavia, mettono in allerta gli ambientalisti, ingenti non sarebbero soltanto i costi, ma anche i danni ambientali che ne deriverebbero. Negli ultimi anni infatti l'Egitto ha dato vita ad una serie di opere edilizie che hanno modificato e danneggiato in maniera permanente l'eredità culturale del paese. “Le risorse naturali del paese sono state sfruttate e distrutte, gli ecosistemi hanno subito cambiamenti radicali” ha affermato l'ambientalista egiziana Mindy Baha Ad-din alla rivista on-line di ecologia Green Prophet - Nessun habitat naturale è rimasto immune: la costa, il mare, il deserto, le paludi, le terre agricole, ogni singola risorsa naturale è stata modificata e danneggiata. Molte specie marine ed animali si sono estinte, la vegetazione ha lasciato spazio al deserto. E' terribile che le decisioni di una generazione provochino danni irreparabili per tutte le generazioni presenti e future”.

Ed anche la realizzazione di questa nuova invasiva infrastruttura non potrà che avere un impatto negativo sull'ambiente e catastrofiche conseguenze di lungo termine sulle specie marine e sulla qualità dell'acqua. In particolare si teme l'impatto sulla barriera corallina, sul terreno di nidificazione delle tartarughe e sulle varietà di uccelli dell'isola di Tiran.

E se da un lato gli investitori ritengono che questo ponte potrà rilanciare il turismo e l'economia nel paese, dall'altro un progetto simile, unito alla massiccia costruzione di alberghi sulle coste egiziane, potrebbe avere delle conseguenze ambientali disastrose, che a loro volta avranno un impatto negativo sul turismo.

“Se si continua così, le risorse che attraggono i turisti scompariranno” ha continuato Mindy – coloro che vengono qui per la barriera corallina e per osservare le varietà di uccelli dell'area si recheranno in quei paesi che danno priorità alla protezione dell'ambiente. Ed anche il turismo convenzionale verrà penalizzato. In più gli squilibri ecologici che ne deriveranno aumenteranno la povertà e l'instabilità nel paese”.

La massiccia costruzione edilizia infatti, unita al riscaldamento globale e al progressivo innalzamento del livello del mare, costituisce una seria minaccia per l'Egitto e per tutti quei paesi che si affacciano sul mare. Non solo per il turismo, ma per la sopravvivenza stessa delle coste. Nena News

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