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Iraq dei sogni tra i libri di baghdad

Nella capitale il rifugio a una realtà di violenze e settarismi è Mutanabi Street. Lo storico mercato dei libri è biblioteca a cielo aperto, forum di discussione e crocevia di intellettuali. E nonostante l’attacco del 2007, “l’Iraq che sogniamo sopravvive”.

(19 Marzo 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in nena-news.globalist.it

Iraq dei sogni tra i libri di baghdad

foto: nena-news.globalist.it

CHIARA CRUCIATI

Roma, 19 marzo 2012, Nena News – A Baghdad c’è qualcosa che non è cambiato. Dagli anni del regime di Saddam Hussein a quasi un decennio di occupazione militare statunitense fino al nuovo traballante governo di Nouri Al Maliki, a resistere a violenze e settarismi è l’amore per i libri.

E mentre nella capitale irachena continuano a risuonare esplosioni di autobombe e grida di panico e dolore, c’è chi cerca rifugio in Mutanabi Street dove l’unico suono che calma gli animi è il fruscio delle pagine dei libri accatastati fuori dai negozi e lungo la strada. Un’oasi culturale, letteraria, poetica, sognante e immaginifica.

Mutanabi Street ha una storia lunga alle sue spalle: inaugurata nel 1932 da re Faisal I e intitolata al poeta del X secolo al-Tayyib al-Mutanabi (la cui statua dà il benvenuto all’inizio della via), è divenuta nel tempo una biblioteca a cielo aperto, un forum di intellettuali, esca per scrittori, artisti, poeti.

Ogni venerdì da trent’anni intellettuali iracheni e amanti della letteratura camminano nello storico mercato, non solo alla caccia di un libro ma anche alla ricerca di uno scambio di idee, condivisione di pensieri, opinioni su poesie e romanzi. A raccontare la storia del mercato dei libri di Baghdad è Mohamad Al Harissi, Agenzia stampa France Press. Un’atmosfera impalpabile: iracheni che recitano poesie giocando con il suono melodico della lingua araba, passanti che si tuffano nell’odore giallastro dei libri, avventori che sorseggiano un tè al noto Shabander Cafè.

“Vengo qui da 30 anni – racconta all’AFP Kamil Abdulrahim al-Saadawi – Ogni venerdì mi sveglio e mi dico: oggi non andrò. Ma Mutanabi Street ti seduce”. “È l’Iraq dei nostri sogni – aggiunge Saadawi, mentre sfoglia un libro – Un Iraq che non esiste, un’isola. Mutanabi Street non ha niente a che fare con la realtà irachena”.

Una realtà che è un pugno nello stomaco: dopo la caduta del regime di Saddam, l’occupazione militare si è lasciata dietro un Paese da ricostruire, non solo nelle infrastrutture di base, ma nell’unità nazionale, fantasma che aleggia su Baghdad incapace di pacificarsi. Violenze strutturali e settarismi stanno scuotendo da anni l’Iraq: divisioni tra tribù, tra sciiti, sunniti e curdi, sia nelle comunità che all’interno di un governo scelto dall’amministrazione americana, e violenze quotidiane da parte di affiliati di Al Qaeda, gruppi sunniti islamisti, fedeli del partito Baath di Saddam, ma anche semplici gang criminali e milizie sciite.

Le profonde divisioni confessionali, troppo spesso tradotte in esplosivo, si stanno riverberando a livello politico, dove il governo di unità nazionale dello sciita Nour al-Maliki non solo si sta dimostrando incapace di gestire la sicurezza, ma pare impegnato a inasprire i settarismi. Dopo il ritiro delle truppe americane lo scorso dicembre, Maliki ha spiccato un mandato d’arresto per il vice presidente iracheno Tariq Al Hashimi, membro del partito sunnita Iraqiya.

E dopo il mandato d’arresto Iraqiya aveva optato per una sospensione dell’attività parlamentare dei propri eletti. Un boicottaggio che secondo il partito era volto a contrastare il tentativo di Maliki, uomo di Washington, di buttare fuori dal governo la componente sunnita e di voler trasformare il governo in un vero e proprio strumento dittatoriale. Attraverso arresti e vessazioni: le detenzioni di funzionari di partito non stanno riguardando solo Iraqiya (si parla di 89 arrestati), se si tiene conto che tra ottobre e novembre sono stati centinaia i membri del partito Baath di Saddam Hussein a finire dietro le sbarre.

Iraq dei sogni tra i libri di baghdad

L'attentato del 5 marzo 2007 contro la via dei libri, Mutanabi Street - foto: nena-news.globalist.it

In un simile clima, Mutanabi Street resiste. La sua è una resistenza sottile, quasi impalpabile, a colpi di penna e fogli di carta. “Mentre fuori ci confrontiamo con violenze e politici folli – continua Saadawi – qui possiamo godere dell’Iraq dei nostri sogni”. Un sogno spesso toccato dalle violenze che tenta di confinare al di fuori del mercato dei libri: il 5 marzo 2007 un attentatore suicida ha fatto saltare in aria il suo camion in piena Mutanabi Street, uccidendo oltre 30 persone e ferendone 60. E devastando i negozi di libri e i caffè letterari. Tra questi, proprio lo Shabander Cafè: il proprietario ha pianto la morte di ben cinque dei suoi figli.

“Il ricordo peggiore racchiuso in questa strada – racconta Abu Rabea, da 40 anni proprietario di uno dei negozi di libri di Mutanabi Street – Ero a Najaf e quando sono tornato mi hanno raccontato dell’esplosione a Baghdad. Ho perso i miei amici, ne ho persi tanti. La vita non è più la stessa”.

Lo si vede dai negozi rimasti chiusi e dai caffè che non hanno più riaperto i battenti, nonostante la strada sia stata ricostruita subito, l’anno dopo. Lo si vede dai cambiamenti nell’offerta nei negozi e negli scaffali posti lungo la strada: se prima dell’invasione Usa la maggior parte dei testi a disposizione erano in arabo, alcuni impegnati nella glorificazione di Saddam, oggi a prevalere è la letteratura francese, tedesca, inglese.

Eppure c’è qualcosa che non muta. Forse la vita in Mutanabi Street non è più la stessa, ma i libri del mercato a cielo aperto di Baghdad riservano ancora sorprese, rimangono capaci di reagire. Perché a mangiare letteratura e a respirare poesia sono tutte le generazioni irachene.

“Amo i libri – dice orgoglioso Ibrahim, dall’alto dei suoi 14 anni – Passo tutto il tempo libero in questa via. Voglio crescere qui”. Gli fa eco Naeem Al-Shattri, 74 anni, prima di cominciare a recitare una poesia di Mutanabi: “Il più bel luogo del mondo, perché a Baghdad il miglior compagno è un libro”. Nena News

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