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Un miliardo di esseri umani

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(12 Maggio 2011) Enzo Apicella

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La differenza tra responsabilità sociale e mera legalità può salvare milioni di vite

L'altra centrale nucleare giapponese, quella di cui nessuno parla

(1 Aprile 2012)

Le città giapponesi di Onagawa e Ishinomaki, nella prefettura di Miyagi, furono le piu colpite dal terremoto e dai successivi tsunami avvenuti un anno fa, l'11 marzo 2011. Onagawa era costruita sul punto della terraferma rivelatosi il più vicino all'epicentro sismico. I due centri abitati furono devastati da un terremoto di scala 8.9, il più grande mai registrato in Giappone, e ciò che non venne distrutto dal terremoto venne spazzato via da uno tsunami alto come un condominio di 5 piani.

Ciononostante, la centrale nucleare che i due centri abitati condividevano, situata giusto sulla riva del mare a pochi chilometri dall'epicentro marino, rimase illesa e continuò a funzionare perfettamente, durante e dopo il disastro. La ragione di ciò risiede nella storia personale del fu Yanosuke Hirai, ingegnere che partecipò al progetto della centrale negli anni '60.

Hirai, come riporta oggi il suo ex collega Tatsuji Oshima, era una persona integra e tenace, con un forte senso del dovere che lo portava a «ritenersi responsabile per i risultati di tutte le proprie decisioni.» Non era da lui credere che tutto sarebbe andato bene «fintantoché ci si attenesse agli standard prestabiliti.» Pagava la dovuta attenzione alle regolamentazioni, ma la conformità non era mai stato il suo obiettivo. Hirai era il tipo di persona che andava al di là delle regole, eseguendo tutti gli studi e i controlli necessari ad arrivare al cuore del problema.

La diga che si rivelò così inadeguata a proteggere il reattore N. 1 di Fukushima dalla forza del mare era alta 10 metri, come richiesto dalla legge. Quella che difese la centrale di Onagawa era alta 15 metri e fu il risultato di una lunga battaglia personale di Hirai. Egli era andato oltre ai suoi compiti, studiando accuratamente il passato e scoprendo che nell'anno 869 un enorme tsunami aveva colpito proprio il punto in cui ora si erge la centrale di Onagawa.

Hirai, ingegnere diplomatosi negli anni '20 all'Università Imperiale di Tokyo, fu l'unico membro del suo gruppo di lavoro a spingere per una diga di 15 metri. Tutti gli altri progettisti ritenevano una diga di 12 metri più che sufficiente e deridevano la sua proposta. Ma la forza e la determinazione di Hirai prevalsero, fino a che riuscì a convincere la Tohoku Electric a spendere il denaro necessario a costruire una diga in cemento armato di 15 metri. L'11 marzo 2011, 40 anni dopo, uno tsunami alto 13 metri si abbatteva sulla costa di Onagawa.

Anche un'altra delle proposte di Hirai servì a salvare l'impianto durante il disastro. Prevedendo che il mare si ritirasse prima dello tsunami, progettò il sistema di raffreddamento della centrale affinché potesse continuare a trarre acqua per il raffreddamento dei reattori.

Cosa rese Hirai così implacabile e gli diede un così forte senso di responsabilità?

«Etica aziendale e conformità alle regolamentazioni possono sembrare concetti simili, ma nel profondo sono completamente diversi,» spiega l'anziano collega Oshima. «Dal punto di vista della responsabilità sociale, non possiamo ritenere che non occorra mettere in discussione l'operato di un'azienda solo perché non compie alcun crimine secondo la legge.»

Takao Yamada – Mainichi Japan, 19 marzo 2012

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