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Ventiquattro ore senza di noi

Ventiquattro ore senza di noi

(1 Marzo 2010) Enzo Apicella
Sciopero generale dei lavoratori migranti

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(L'unico straniero è il capitalismo)

Riflessioni durante la battaglia

(4 Aprile 2012)

Se la lotta all'Esselunga ha scaldato finora cuori e animi di centinaia di persone, per il manifesto coraggio di sfidare le leggi di gravità del sistema nella sua manifestazione concreta in fabbrica, così come negli aspetti complessivi della vita sociale, non è certo da meno l'esperienza che si sta sviluppando alla GLS di Piacenza.
Non solo stanno presidiando in sciopero i cancelli del "loro" posto di lavoro, ma stanno intraprendendo azioni di lotta che travalicano ampiamente i confini dettati dalla norma socio-giuridica della democrazia-borghese. Manifestazioni per la città, autodeterminazione nel non subire i ricatti-diktat della santa alleanza padronal-istituzional-confederale, picchetti in mezzo nord-Italia (dopo quello di Cerro della scorsa settimana, quello di ieri sera nella sede GLS di Bologna), sostegno ai propri fratelli di classe in lotta a Pioltello, (appunto, solo per citare un esempio illustre)..
Questa è la forza che gli operai immigrati stanno manifestando apertamente, senza aspettarsi, nè tantomeno chiedere, l'appoggio dei sedicenti antagonisti purtroppo ancora rinchiusi, per la maggior parte, nelle proprie sedi, intenti a lancire strali contro i codardi riformisti (giustissimo!) ma, allo stesso tempo, a cercare ...di dare ragione a sè stessi, attraverso un'infinità di inutili riunioni per comprendere la collocazione storica della propria coscienza.
La strada per la liberazione, si sà, è lunga e tortuosa; forse addirittura utopica; senz'altro irrealizzabile in tempi brevi, nonostante ce ne sia un bisogno impellente ed assoluto.
Ma essa non passa nè per calcoli a tavolino, nè per colpevoli attendismi. Ma essa non si nutre del "dominio dell'idea giusta" (per parafrasare il Marx de "l'ideologia tedesca").
Si nutre invece delle contraddizioni vive che la società propone nel suo farsi storico, con al centro la soggettività reale che non può essere nè esaltata idealisticamente, nè cancellata in maniera ideologica a partire da presunte verità custodite nelle mani di pochi adepti, divisi fra loro sulla conquista dell'assoluto.
E' dal movimento reale delle classi oppresse che maturerà, o meno, la coscienza (nel senso di azione cosciente) che potrà abbattere lo stato di cose esistente e sostituirlo con un ordine nuovo. Lezioni storiche confermate dall'azione pratica dei figli indiretti delle rivoluzioni nordafricane che calcano la scena piacentina, a fianco dei loro compagni di Pioltello, con intorno (e non a fare da contorno) qualche migliaio di altri operai che cercano la strada per combattere al meglio la loro battaglia e che presto faranno sentire, in maniera organizzata, la loro voce (e non solo).
Lo stesso antirazzismo, che ha segnato tanti anni di militanza di chi scrive, deve modificare i suoi connotati. E non per la forza del nemico che ci schiaccia, ma per i passi avanti che la lotta sta già facendo. Qual miglior risposta al razzismo di stato, teso ad emarginare, ricattare, schiacciare la forza lavoro "extra-comunitaria" può venire rispetto alla lotta in corso? Nel nuovo che avanza (governo Monti e amici di classe, per capirci) e rinnova il vecchio sogno borghese (quello di fare profitti negando l'esistenza di chi te li
garantisce: gli operai appunto) qualcosa si muove, mette in discussione gli assetti del dominio politico-economico-militare ben conosciuto, e dà un segnale all'insieme dei proletari semi-narcotizzati da anni dominio della democrazia-borghese a cui si è contrapposto, nella migliore delle ipotesi, un velleitario estremismo?
C'è un mare da navigare! Con la bussola del riscatto possibile, col vento in poppa delle inevitabili rivolte che si approssimano e già si fanno sentire, con l'entusiasmo degli esploratori della nuova società necessaria, con la saggezza di chi un bagaglio teorico e politico ce l'ha, ma che deve mollare l'ancora di certezze nefaste e dogmi mortiferi a cui tener fede.

W la lotta degli operai immigrati delle cooperative!
L'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi!

Fabio Zerbini S.I. Cobas

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