IL PANE E LE ROSE - classe capitale e partito
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Nessun castello in Spagna

dalla Francia

(6 Aprile 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Lo sciopero generale in Spagna, giovedì scorso, è stato largamente seguito. Questa volta, i giovani “indignati” erano gomito a gomito con i lavoratori mobilitati.

Era una prima risposta a un progetto di legge scellerato del governo destinato a facilitare i licenziamenti, ridurre le indennità, flessibilizzare gli orari, ridurre i salari. Che si aggiunge a riduzioni dei bilanci di sanità, pubblica istruzione, edilizia e aiuti agli handicappati. Senza contare, come ovunque, i rialzi dei prezzi. Col pretesto delle « difficoltà economiche » che, come qui, non riguardano tutti. Anche la Spagna ha i suoi ricchi sfondati.

Non dimentichiamo che le prime misure d’austerità in Spagna sono state opera del governo Zapatero, socialista ! Esattamente come i primi piani d’austerità drastici in Grecia sono stati lanciati da Papandreu, socialista ! Questi due hanno dovuto presto lasciare il posto, tanto la loro politica era screditata. I governi, di destra o di destra e sinistra unite, che sono loro succeduti, aggravano le stesse misure antioperaie.

Ecco cosa suscita qualche dubbio sulle prospettive di cambiamento che alcuni ci tracciano, qui in Francia, se François Hollande succedesse a Sarkozy. Brutta alternanza, che cambia le teste per continuare la stessa politica contro i lavoratori !

Certamente, sono proprio molti ad augurarsi che Sarkozy « si tolga di torno ». Non piangeremmo! Ma è la sua politica che bisognerà levarsi di torno, quella dei padroni e dei banchieri, e tutta la schiera di azionisti e di milionari. Tanto più ricchi, quanto più ci torchiano. Hollande, non si limita forse a punzecchiarli ? La campagna si conduce a colpi di frasi sedicenti assassine, Hollande, per rimproverare al presidente uscente l’amnesia, Sarkozy, per accusare il suo concorrente d’incompetenza. Ma sono d’accordo in ogni caso per proporre soltanto ridicoli cerotti per le ferite aperte dei licenziamenti, della disoccupazione, dei salari. E non parliamo di Marine Le Pen, che approfitta della nausea popolare per distillare veleno xenofobo e tentare di dividere i lavoratori.

Allora Mélenchon, non ha proposte più energiche contro i ricchi ? Non si vanta d’essere rivoluzionario? Non fa appello, nientemeno che « alla conquista del potere » ? Ma soltanto votando bene il 22 aprile, dopo di che solo lui potrebbe fare il resto? La sua insistenza a temperare i suoi appelli alla rivoluzione, precisando che sarà “cittadina” o “civica”, cioè molto saggia e rispettosa dell’ordine capitalista esistente, è tutto un programma.

Ma non è il nostro.

Sì, i lavoratori hanno interessi generali e immediati da difendere: non si parli di pagare il debito, bisogna attingere alle casseforti delle banche, rinsanguate col nostro denaro.

> Controllo dei conti delle imprese. Ci mettono alla porta o bloccano i salari col pretesto di « difficoltà ». Ma ingrassano i loro azionisti e offrono stipendi favolosi ai dirigenti. Controlliamo dove va il denaro prodotto dal nostro lavoro.

> Interdizione dei licenziamenti. Che imporremo a condizione di unirci, operai di Florange, di Citroën o Petroplus…

> Creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro nella pubblica istruzione, gli ospedali, i trasporti. Una rivendicazione che riguarda tutta la popolazione colpita dal degrado dei servizi pubblici.

> Aumento generale di salari, pensioni, e minimi sociali di almeno 300 € per tutti, e nessun reddito al di sotto dei 1.700 €.

> Regolarizzazione di tutti i clandestini.

Ma per imporre queste misure vitali, quale che sia l’eletto delle presidenziali, dovremo cominciare lotte di grande ampiezza, farle convergere in una risposta nazionale, e fare così capovolgere il rapporto di forza a favore delle classi popolari.

E’ ciò che ci dicono in questa campagna Nathalie Arthaud di Lutte Ouvrière e Philippe Poutou del NPA.

Per approvare questa prospettiva e preparare la terza fase , quella delle lotte sociali, la sola che potrà contare, vi invitiamo a votare il 22 aprile per il nostro compagno Philippe Poutou, operario del settore automobilistico.

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 2 aprile 2012
http://www.convergencesrevolutionnaires.org

traduzione di Michele Basso

Convergences Revolutionnaires

Fonte

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