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Articolo 18

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(13 Marzo 2012) Enzo Apicella

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La "riforma" del mercato del lavoro

(8 Aprile 2012)

Il nuovo testo della riforma del mercato del lavoro è colpevolmente deludente in ogni suo aspetto; chi si aspettava un documento innovativo e moderno come la professorina Fornero dichiarava, non solo è rimasto deluso ma se lo deve leggere con estrema attenzione, meglio se lo fa con un addetto ai lavori, prima di prendere nota sui riferimenti storici riportati, dopo un – cancella, copia e incolla – potremo solo verificare che, per la facilità di licenziare, siamo tornati indietro di 50 anni, solo che negli anni “60 eravamo in pieno boom economico e si trovava lavoro ovunque, oggi siamo in recessione nera e il lavoro è come l’acqua nel deserto.
Più che una riforma appare come una “ristrutturazione” di vecchi decreti che vanno dal 1966 al 2003, una numerosa serie di abrogazioni di articoli e commi che riportano in vita vecchie leggi sui licenziamenti individuali e ne atrofizzano altre come l’art. 18. In sostanza non ci sono state modifiche dalla proposta di DDL del mese scorso a quella pomposamente presentata il 4 aprile, per motivi economici, il giudice, può solo risolvere il rapporto di lavoro senza reintegrazione in azienda, forse, con un riconoscimento economico ma non è scontato.
Fa specie, però, che Cgil apprezzi la proposta di DDL della Fornero mentre la Fiom marcia in senso contrario, almeno così pare. Personalmente sostengo che la incrostata ipocrisia di questa organizzazione sindacale, cerca di “raccattare tessere e consensi” facendo credere di far parte, a pieno diritto, della zona politica di centro, del centro-sinistra e della sinistra radicale, questo è troppo.
Quei malesseri denunciati dalle frange estreme della Cgil, gli autoconvocati, uniti contro la crisi, Landini della Fiom pare che faccia parte di un sindacato di base, sono i compagni cattivi che ogni tanto sbagliano o sono una frangia sindacale con l’ordine di attrarre i militanti di SEL e di Rifondazione? Che ci fa Cremaschi ancora in Cgil se continua ad essere in netto contrasto con la Segreteria Confederale? Sono ipocriti o poveri incompresi? Oppure un sindacato democratico “di furbetti”?
La storia non mancherà di scrivere questa pagina e quanto accadrà con l’eventuale perdita dell’ultimo baluardo dei diritti del lavoro, ognuno porterà con se le proprie responsabilità oggettive negli anni che verranno.

Sandro Giacomelli
Cobas Lavoro Privato Pisa

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