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Un alibi di ferro

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(27 Luglio 2012) Enzo Apicella

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Esuli a Trieste: bonifica nazionale e rafforzamento dell'italianità al confine orientale

Un libro di Sandi Volk (Edizioni Kappa Vu di Udine )

(11 Giugno 2004)

Il libro tratta della questione dell'insediamento a Trieste e dintorni dei profughi che abbandonarono l'Istria e la Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale.

Dopo una presentazione del quadro storico entro cui si inserisce l'esodo dall'Istria e dalla Dalmazia, caratterizzato dallo sbocco imperialista della politica estera italiana a partire dal primo decennio del 20° secolo e dall'atteggiamento a tratti apertamente razzista delle elites di potere italiane, tanto della Venezia Giulia che del Regno, nei confronti di sloveni e croati, vengono riassunte le varie ondate che portarono dopo la seconda guerra mondiale diverse decine di migliaia di persone ad abbandonare l'Istria e la Dalmazia. Una particolare sottolineatura viene data alle incongruenze, alle contraddizioni e alle vere e proprie manipolazioni riguardanti il numero dei profughi e la definizione stessa di profugo giuliano dalmata.

Lo studio entra poi nel merito del suo tema principale presentando gli uffici e gli enti statali che nel corso degli anni si sono occupati dei profughi a livello nazionale e a livello triestino, come pure la legislazione italiana destinata ai profughi. Ampio spazio viene riservato alle principali organizzazioni dei porfughi (Comitato di Liberazione Nazionale dell'Istria, Assiociazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Movomento Istriano Revinsionista, Unione degli Istriani), con una particolare attenzione per quella che fu la vera »tutrice« dei profughi giuliani e dalmati, l'Opera per l'Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati.

Segue la storia della presenza e dell'insediamento dei profughi in provincia di Trieste, che è suddivisa in quattro fasi.
La prima riguarda il periodo dell'occupazione nazista e dell'immediato dopoguerra, in cui la presenza dei profughi è meno rilevabile e scarsamente organizzata è anche l'assistenza loro prestata.
La seconda riguarda il periodo che va dalla nascita del Teritorio Libero di Trieste nel settembre del 1947 alle elezioni amministrative dell'aprile del 1950 nella Zona B del Territorio Libero di Trieste. In questa fase il Governo Militare Alleato rifiuta la richiesta del governo italiano di insediare a Trieste i profughi da Pola ed assume misure che, almeno formalmente, ostacolano la presenza a Trieste dei profughi. Da parte italiana la loro presenza viene invece vista come elemento di rafforzamento delle organizzazioni filoitaliane, mentre l'attività assistenziale, che è a carico del governo italiano, inizia a venir razionalizzata e cantralizzata.
La terza fase, che va dall'aprile 1950 al ritorno delle autorità italiane a Trieste nell'ottobre 1954, è caratterizzata dalla valutazione da parte italiana che le possibilità per i filoitaliana di rimanere nella Zona B del Territorio Libero di Trieste si sono ormai esaurite e dal deciso intervento per ottenere l'assenso del Governo Militare Alleato all'insediamento massicio dei profughi nella Zona A. Questa volta il Governo Militare Alleato accetta la richiesta. Vengono stilati i primi piani d'insediamento a cui segue la costruzione dei primi appartamenti per i profughi. Già ora lo scopo del loro insediamento si profila chiaramente: la »bonifica nazionale« della Zona A, in particolare della sottile fascia di territorio che congiunge Trieste con il territorio della Repubblica d'Italia, con l'intento di stravolgere gli equilibri etnici delle zone con una popolazione a stragrande maggioranza slovena. Nel maggio 1952 l'accordo di Londra tra Italia, USA e Gran Bretagna affida a funzionari scelti dal governo italiano la direzione di buona parte dell'amministrazione della Zona A, mentre quasi contemporaneamente ottiene il permesso di operare nella Zona A l'Opera profughi. Ciò segna l'avvio della realizzazione integrale del progetto d'insediamento dei profughi. Nell'ottobre 1953 inizia anche l'ultima ondata di arrivi di profughi. Si tratta dei profughi della Zona B, per i quali si approntano a Trieste tutta una serie di sistemazioni di fortuna e riguardo ai quali il Comitato di Liberazione Nazionale dell'Istria riesce ad imporre che ne possano rimanere nella Zona A il maggior numero possibile.

L'ultima fase è quella seguente al ritorno di Trieste all'amministrazione italiana in cui il progetto di insediamento mirato alla »bonifica nazionale« e al »rafforzamento dell'italianità« viene portato a compimento. Particolare attenzione viene data a quanto avviene nel comune di Duino Aurisina, in cui nell'arco di una quarantina d'anni gli italiani da esigua minoranza (circa il 10%) diventano la maggioranza della popolazione. In conclusione vengono presentati il senso e le conseguenze, soprattutto per la comunità slovena, ma non solo, della politica d'insediamento mirato dei profughi.
Lo studio è corredato da una serie di tabelle sull’assistenza prestata ai profughi, sulla loro presenza numerica a Trieste, sulla costruzione di alloggi da parte dell’Opera profughi e da varie cartine, tra cui una degli insediamenti (i borghi) di profughi in provincia di Trieste.

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