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LAVORO MINORILE

i dati a livello italiano e a livello mondiale

(23 Giugno 2002)

Sempre più minori al lavoro nelle aziende italiane.

Nei primi 6 mesi del 2001 la percentuale di minori irregolari nelle imprese sottoposte ad ispezione è stata pari al 25,5%, in netto incremento rispetto al 17,6% registrato nell'intero anno precedente.

Una tendenza che trova riscontro negli infortuni sul lavoro denunciati all'Inail che, nel 2000, hanno interessato 27.400 minori fino ai 17 anni.

I dati, contenuti in un'indagine realizzata in collaborazione dall'Istat e dal ministero del Welfare e che sarà presentata il 12 giugno nel corso della prima Giornata mondiale contro il lavoro minorile, non si fermano qui.
Da noi sono circa 31.500 i ragazzi che svolgono attività lavorative corrispondenti a forme di sfuttamento: il 66% della popolazione giovanile tra i 7 e i 14 anni.
In 19.200 svolgono un lavoro non continuativo, in 12.300 uno continuativo.
I bambini e i ragazzi al di sotto dei 15 anni coinvolti in attività di aiuto alla famiglia sono oltre 144 mila.
Gli adolescenti tra i 15 e i 18 anni che dichiarano di aver avuto qualche esperienza lavorativa prima dei 15 anni sono 83 mila: 37 mila a sud e nelle isole, 18.600 nel nord-ovest, 17.600 nel nord-est, 10 mila al centro.

Nel 2000 sono stati denunciati all'Inail 27.400 infortuni sul lavoro di minori al di sotto dei 17 anni; nello stesso anno sono state ispezionate circa 16.700 aziende e accertate un numero di violazioni pari a 2.535: mancato rispetto dell'età minima di assunzione e dell'obbligo di visite mediche periodiche, lavori vietati e non in ottemperanza delle regole in materia di riposi, ferie e orari di lavoro.

A livello mondiale

Le ultime stime del rapporto dell'Ilo (International labour office) riportano cifre drammatiche: circa 246 milioni i bambini/e coinvolti, ossia uno ogni sei minori tra i 5 e i 17 anni.

Di questi, 179 milioni fanno lavori pericolosi, senza protezione e il più delle volte forzati, che ne mettono a repentaglio oltre all'integrità fisica, anche quella mentale o morale. Otto milioni e mezzo sono vittime di vere e proprie forme di schiavitù (prostituzione, pornografia, reclutamento coatto per conflitti armati). Uno sguardo geopolitico un po' più allargato ci permette di leggere altri dati: i bambini lavoratori nei paesi industrializzati sono complessivamente circa 2 milioni e mezzo.

Ma il lavoro minorile colpisce soprattutto i paesi più poveri: 127 milioni e 300 mila in Asia e area del Pacifico (60%), 48 milioni nell'Africa subsahariana (23%), 17,4 milioni in America latina e Caraibi (8%), 13.4 milioni in Medio oriente e Africa del nord (6%), 2 milioni 400 mila nei paesi in transizione o ex socialisti (1%). Il lavoro minorile, sottolinea l'Ilo, assume proporzioni importanti nell'agricoltura commerciale legata ai mercati mondiali di cacao, caffé, lattice, cotone.

E anche se la mobilitazione internazionale per l'abolizione del lavoro minorile è sicuramente aumentata non è sufficiente. Le politiche sociali, sotto l'influsso di posizioni neoliberiste basate sull'esclusione sociale, si sono deteriorate ulteriormente ed i primi a pagarne le conseguenze più estreme sono i bambini, mentre i Paesi del terzo mondo si sono specializzati a firmare convenzioni - come quella del '99, sempre dell'Ilo, sull'eliminazione delle peggiori condizioni di lavoro minorile - che quasi nessuno rispetterà.

Centro di documentazione e lotta - Roma

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