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L’iracheno che aiutò a uccidere 100.000 iracheni

Menzogne di guerra

(11 Aprile 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com


L’iracheno che aiutò a uccidere 100.000 iracheni

di Juan Gelman (*); da: pagina12.com.ar; 5.4.2012

Il suo nome è Rafid Ahmed Alwan al-Janabi e lunedì scorso ha ripetuto nel programma Modern Spies della BBC2 quello che aveva già confessato al quotidiano britannico The Guardian: è stato lui a fabbricare la falsa storia che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa, l’argomento principale di George W. Bush per invadere e occupare l’Iraq. Va ricordata l’enfasi con cui il generale William Powell, allora segretario di Stato, difese davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, un mese prima dei fatti, la necessità di intervenire militarmente nel paese asiatico mostrando la pianta di un presunto laboratorio mobile di produzione di gas letali ((http://forums.digitalspy.co.uk).

Al-Janabi fuggì in Germania nel novembre 1999 e chiese asilo politico, affermando che era ingegnere chimico – si astenne dal dire che non era laureato – e che aveva informazioni decisive per l’Occidente. Il servizio di spionaggio del paese, la BND, lo accolse e lo tenne a disposizione fino al settembre 2001 e gli assegnò un “nome in codice”: Curveball.

Nonostante l’inconsistenza delle sue affermazioni, queste vennero prese per buone dal Pentagono e soprattutto dal vice-presidente Dick Cheney, ansioso di dichiarare guerra a Saddam. “Gli dissi quello che volevano sentire” ha detto l’informatore Al-Janabi.

Peccato che la storia sia costata più di 100.000 vittime, comprese quelle dei 4.416 effettivi statunitensi, per non parlare dei bilioni di dollari che il complesso militare-industriale si è intascato ringraziando.

E’ la prima volta che Curveball riconosce le sue bugie in televisione e usa la sua logora autodifesa: “Il mio proposito principale era di abbattere il tiranno dell’Iraq, perché più conservava il potere e più il popolo iracheno avrebbe sofferto l’oppressione del regime”. Non pare che il popolo iracheno, con quattro milioni di profughi, abbia smesso di soffrire nei nove anni di guerra.

Al-Janabi aveva dichiarato precedentemente a The Guardian, senza chiedere scusa: “Ho avuto la possibilità di fabbricare qualcosa per sconfiggere il regime. E io e i miei figli siamo orgogliosi di questo e di essere stati la ragione che ha dato all’Iraq un margine per la democrazia” (www.guardian.co.uk; 15.2.2011).

Come ha detto La Rochefoucauld: “L’orgoglio non vuole dovere e l’amor proprio non vuole pagare”.

Colin Powell presentò le fantasie di Curveball al Consiglio di Sicurezza dell’ONU come “fatti e conclusioni basati su solidi dati di intelligence” e le prime dichiarazioni di Al-Janabi lo hanno portato a chiedere al Pentagono e alla CIA che spiegassero perché non lo avevano avvertito della inaffidabilità di una fonte chiave per lo scatenamento della guerra, presentata al Congresso come vera e indiscutibile.

Prima dell’invasione già circolavano voci sul fatto che l’informazione non era affidabile, ma non c’è peggior sordo di colui che vuole invadere.

Il colonnello Lawrence Wilkerson, ex capo di gabinetto di Powell, ha affermato che Cheney aveva ingannato il suo generale per “vendere” la guerra all’Iraq al popolo degli stati Uniti (www.youtube.com, 17.2.2011).

Wilkerson ha ammesso di aver diretto l’equipe che disegnò i grafici del presunto laboratorio mobile iracheno di armi biologiche e ha spiegato che “i dati di intelligence furono manipolati in funzione della politica” (www.independent.co.uk, 1.4.2012).

Nella prima delle due parti dell’intervista che la BBC2 ha trasmesso lunedì, Al-Janabi ha mostrato il suo cinismo imperturbabile. “Siamo andati alla guerra con l’Iraq con una menzogna. E questa menzogna è stata la sua menzogna” – gli ha contestato il giornalista. La risposta di Curveball è stata un tranquillo “Si”.

La BND ha saputo a fine 2000 che io mentivo dopo aver parlato con il mio ex capo, il dott. Bassl Latif, che aveva assicurato che non c’erano fabbriche mobili di armi biologiche. Per 18 mesi (i servizi di sicurezza tedeschi) mi lasciarono in pace e io pensavo che fosse finito tutto” ha detto la falsa spia. “All’improvviso – ha aggiunto – tornarono da me e mi domandarono altri dettagli su quello che avevo detto loro. Ancora adesso non so perché la BND passò le mie informazioni alla CIA e perché finirono nel discorso di Powell”.

Il perché non è difficile da immaginare: Gerge W. Bush insisteva per mettere in pratica lo stesso piano che non era riuscito a suo padre. Non ha mai ha riconosciuto la falsità dei dati che, secondo lui, hanno giustificato la guerra all’Iraq e men che meno lo ha fatto il suo vice-presidente, Dick Cheney.

L’invasione era già stata decisa e le menzogne di Al-Janabi vennero come la manna dal cielo.

George Tenet, allora direttore della CIA e responsabile dell’autenticità dell’insieme delle informazione che l’organizzazione raccoglie, ha cercato di mettere in piedi misere scuse nel suo libro At the Center of the Storm (Al centro della tempesta, Harper&Collins Publishers, New York, 2007): dice che ebbe dubbi sui dati di Curveball solo due anni dopo l’invasione, “troppo tardi per fare qualcosa al riguardo”. Fiducioso, l’uomo.

(*) Poeta e scrittore argentino

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli - Milano

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