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La pietà delle banche

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(15 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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Non ci "meritiamo" di morire

(20 Aprile 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.caunapoli.org

Non ci "meritiamo" di morire

foto: www.caunapoli.org

Competitività, meritocrazia e di nuovo meritocrazia e competitività: sono queste le paroline magiche che abbiamo sentito pronunciare più spesso dall’ex Ministro Gelmini e da chi l'ha preceduta, paroline che oggi diventano un antidoto curativo per chi vuole superare la crisi. A distribuire questa cura ora c'è il Ministro Profumo, ex Rettore dell'Università di Torino fino a poco tempo fa coadiuvato dall'uscente presidente di Confindustria Marcegaglia. Da anni ormai stanno provando a convincerci che tutte le loro riforme premieranno chi studia, chi è diligente e professionale.

Da altrettanto tempo, però, cerchiamo di smascherare cosa ci sia dietro queste parole che possono sembrare così “eque”: una spietata selezione di classe, uno smistamento fra chi può affrontare alcune spese (università “virtuose” e costose, master prestigiosi, tirocini e stage all’estero senza alcuna retribuzione) e chi non può, tentando di penalizzare, fra l’altro le persone più disagiate. Uno degli strumenti per farlo è sicuramente l’abolizione del valore legale del titolo di studio, per cui le lauree vengono valutate diversamente a seconda dell’ateneo di provenienza, oppure la proposta avanzata lo scorso anno all’università di Palermo di far pagare più tasse ai fuori corso fino ad arrivare alla più recente notizia dell’università di Cagliari di voler far pagare più tasse agli studenti che vengono rimandati agli esami.

Molti studenti, però, spinti spesso da ingenuità e fiducia nell’istituzione hanno creduto alla storiella del “chi è più bravo va avanti”, non tenendo conto dei fattori variabili citati sopra. Ci hanno creduto, magari facendo progetti e “investimenti” nella loro vita, spesso per poi rimanerne delusi, scontrandosi con la dura realtà: è ciò che è successo in Calabria ad una giovane laureata, Lucia, che dopo anni di studi e sacrifici si è ritrovata con un lavoro non in linea con i suoi studi e sotto pagato, motivo che l’ha spinta a fare la drammatica scelta di suicidarsi.
Lucia, ennesima vittima della crisi, si aggiunge al già lunghissimo elenco di disoccupati, pensionati, operai, lavoratori in mobilità, piccoli commercianti che si sono tolti la vita per disperazione, per la paura di non riuscire ad andare avanti e di garantire un futuro dignitoso ai propri figli.
L’elenco continuerà a crescere se non saremo noi a muoverci, a cercare di cambiare le cose, a svelare il vero obiettivo delle varie manovre “salva Italia”.

Di seguito la lettera scritta da un pensionato greco prima del suicidio in piazza Syntagma.

"Il governo di Tsolakoglou* ha azzerato ogni traccia della mia sopravvivenza, che si basava su un pensione molto dignitosa che da solo avevo versato senza alcun aiuto dallo Stato. Dal momento che la mia età avanzata non mi permette di reagire in maniera dinamica (ma se un compagno greco decidesse di imbracciare un Kalashnikov io sarei dietro di lui), non vedo altra soluzione che quella di farla finita in maniera dignitosa, dal momento che non mi vedo a rovistare tra le immondizie per mangiare. Credo che i giovani senza futuro prima o poi prenderanno le armi e impiccheranno i traditori di questo paese in Piazza Syntagma, proprio come hanno fatto gli italiani con Mussolini nel 1945."

*Il riferimento è a Georgios Tsolakoglou, il capo del governo collaborazionista dell’Asse durante la II Guerra Mondiale. In questo senso, Papademos sarebbe l’odierno Tsolakoglou

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

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