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A quale suicidatore votarsi?

(11 Maggio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cattolicesimo-reale.it

A quale suicidatore votarsi?

foto: www.cattolicesimo-reale.it

A inizio aprile tutti i perbenisti nazionali erano insorti contro chi muoveva accuse più o meno velate a Monti per l'allarmante catena di suicidi che sta colpendo il nostro paese. Ma dopo poche settimane è proprio Monti a rovesciare la stessa accusa su un Pdl che reagisce inferocito.

Il bue dà del cornuto all’asino

«Le conseguenze umane della crisi», ha dichiarato il premier all’indomani del voto amministrativo cercando poi di ridimensionare e smentire, «dovrebbero far riflettere chi ha portato l’economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire». Considerazione giustissima e accusa legittima non solo nei confronti del Pdl ma anche della Lega, che finge demagogico sdegno per gli effetti di una crisi da lei stessa provocata e ignorata in tre anni di malgoverno.

E tuttavia ciò non attenua la responsabilità dell’esecutivo in carica, per due motivi almeno (oltre che per il sostegno dato allo strozzinaggio di Equitalia e al suo pagatissimo direttore in capo): a) perché i rimedi adottati, che non hanno toccato o hanno favorito grandi evasori, grandi patrimoni e banche a danno di pensionati, lavoratori o imprenditori in difficoltà, si sono rivelati peggiori del male; b) perché Monti, Fornero, Passera e altri “tecnici” di governo sono stati magna pars in Banca Intesa o addirittura nella Goldman Sachs, che sono all’origine dell’attuale crisi. Il che significa che hanno consistenti responsabilità pregresse nelle «conseguenze umane» della stessa e non si capisce inoltre per quale magia dovrebbero essere quelli che ce ne tirano fuori.

Fornero si confessa e si assolve

Né del resto il governo tecnico, pesantemente complice della Merkel e del terroristico ministro delle finanze tedesco al di là della retorica sulla «crescita», intende farlo. Lo ha fatto capire a più riprese, con arroganza malcelata fra le lacrime, Elsa Fornero.

Prima ha ammesso indecentemente quel che aveva negato per mesi e cioè che la riforma del lavoro colpisce l’art. 18, «togliendo qualche garanzia», anche se l’articolo in oggetto, ha aggiunto, è «una cittadella riservata a pochi lavoratori». Come a dire che se i diritti riguardano pochi si possono cancellare... Subito dopo ha preannunciato un decreto sugli esodati, che sono 65.000 perché – ha spiegato - soltanto per un tale numero esistono le risorse (?!). Per gli altri «si vedrà».

Per ora quel che si è visto è un ministro che fa una riforma senza saper valutare risorse economiche e problemi sociali; e riduce a carta straccia d’imperio un diritto acquisito di molte persone che si erano fidate dello stato. E’ un ministro, per di più, che riesce a salvare il suo diritto acquisito, cioè che seguiterà a godere per la propria pensione del più vantaggioso sistema retributivo, benché dal 2012 via per gli altri (e proprio grazie alla sua riforma …) quello contributivo.

Bagnasco vs. Bertone

Ad ogni modo la Chiesa non cambia opinione di fronte a queste politiche antisociali, cioè seguita a tenere la barra delle sue simpatie saldamente a destra chiedendosi solo - come ha scritto il 6 maggio Claudio Tito su Repubblica - a quale suicidatore votarsi, ossia quale sostenere fra le due destre al governo. La CEI di Bagnasco vorrebbe condividere le critiche del Pdl verso il rigore di Monti e tornare, in vista delle elezioni politiche, ai vecchi amori col Popolo delle libertà – meglio se depurato da Berlusconi. Bertone invece (leggi Vaticano), pur smentendo dissapori con il collega, propende a sostenere il “professore”, in asse con Casini e Napolitano. Ma sono tutti calcoli oggi messi in dubbio, o per lo meno parcheggiati, in attesa di capire come tirerà il vento dopo il rovinoso capitombolo elettorale del Pdl e della Lega (sulla quale alcuni settori del clero continuano a puntare qualche fiches).

Anche per questo forse, cioè per non rendere ancora più burrascosi i rapporti col mondo cattolico e con la destra, che restano le sue stelle polari, il governo Monti fa il morto su tutto quello che non è politica economica, specie sui temi eticamente sensibili (tipo coppie di fatto, testamento biologico, omofobia), e sulle leggi-vergogna in materia d’immigrazione, confezionate dal razzista Maroni e che l’integrazionista Riccardi si guarda bene dallo sfiorare, se non a parole.

cattolicesimoreale.it

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