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(30 Marzo 2011) Enzo Apicella

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Terremoto in Emilia - Fenomeni naturali - Vittime di classe

(22 Maggio 2012)

Nicola Cavicchi, 35 anni, e Leonardo Ansaloni, 45, operai alle Ceramiche Sant’Agostino; Gerardo Cesaro, 57 anni, operaio della fonderia di Alluminio Tecopress di Dosso; Tarik Nauch, 29 anni, operaio marocchino della Ursa di Bondeno che produce polistirolo espanso, sono quattro delle sette vittime del terremoto in Emilia della notte tra sabato 20 e domenica 21 maggio. Questi operai, invece di essere alle 4 del mattino di domenica a casa a riposare, come sarebbe naturale, erano in fabbrica, perché così vuole il capitale, per mantenere competitiva l’azienda.

141 anni fa, nel 1871, a Parigi, gli operai insorsero e presero il potere per alcuni mesi nella grande città. Uno dei primi provvedimenti del loro governo rivoluzionario fu l’abolizione del lavoro notturno per i fornai. È passato un secolo e mezzo, ma di notte quei quattro operai non producevano pane fresco per l'indomani, ma ceramica, allumino e polistirolo.

Se fossero stati a casa a dormire si sarebbero salvati, perché le abitazioni si sono dimostrate in grado di resistere alla scossa. Invece i capannoni industriali, alcuni dei quali appena costruiti, come quello di Sant’Agostino, sono crollati come castelli di carte, perché al capitale non basta trarre il massimo profitto col lavoro notturno degli operai, facendo girare più veloce possibile e senza pause le sue macchine, ma ne trae altro ancora risparmiando sulle tecniche di costruzione degli edifici industriali, tutti naturalmente con permessi regolari rilasciati dalle autorità locali delle tanto vantate civili, progressiste e democratiche istituzioni locali emiliane.

Non c’è reale progresso per la classe operaia nel capitalismo. Non c’è progresso negli orari di lavoro, perché agli operai si richiede di lavorare più a lungo, ad ogni ora, e più intensamente. Non c’è progresso perché di fronte a centinaia di fabbriche chiuse o coi lavoratori in cassa integrazione, a causa della crisi di sovrapproduzione che attanaglia il capitalismo mondiale, questi operai lavoravano la notte, mentre sempre più si accrescono i disoccupati. Non c’è progresso nelle tecniche costruttive, perché la scienza è subordinata al Capitale, e gli edifici sono studiati per essere costruiti al minor costo possibile.

Il progresso per i lavoratori sarà nel lavorare meno, poche ore medie giornaliere, lavorando tutti, non per produrre profitto, ma per produrre ciò di cui l’umanità ha davvero bisogno. E produrrà i beni non più sotto forma di merci, da scambiare con denaro. Progresso sarà non diminuire ma aumentare i costi, costruendo, coltivando, producendo prodotti migliori e con metodi i meno nocivi per chi li produce. Tutto questo è possibile solo abolendo il profitto, cioè abolendo il Capitale e il suo opposto necessario, il lavoro salariato. Sarà progresso, per i lavoratori e per l’umanità intera, solo dopo la soppressione del capitalismo.

Partito Comunista Internazionale

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