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Egitto: l’economia secondo i candidati presidenti

Nel secondo giorno di elezioni presidenziali in Egitto, Nena News vi propone i programmi economici dei cinque candidati allo scranno presidenziale. Programmi che guardano tutti a riforme liberiste, lontane dalle richieste di maggiore giustizia sociale della rivoluzione egiziana.

(24 Maggio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in nena-news.globalist.it

Egitto: l’economia secondo i candidati presidenti

foto: nena-news.globalist.it

DALLA REDAZIONE

Roma, 24 maggio 2012, Nena News – Secondo giorno di urne aperte in Egitto per le elezioni presidenziali dopo la caduta del decennale regime di Hosni Mubarak. Un voto che giunge dopo un anno di governo militare, da molti ritenuto colpevole di aver soffocato le spinte democratiche e le richieste per cui il popolo egiziano è sceso in piazza nel 2011, sacrificando il proprio sangue.

Giungono intanto notizie di brogli a favore del candidato Ahmed Shafiq, ex premier durante il regime di Mubarak. Secondo Hisham Abdel Galil, membro dello staff elettorale nella scuola Fardous, sarebbero state condotte manipolazioni in due sezioni elettorali a Mansoura.

I programmi economici.

Nena News vi propone oggi, a poche ore dalla chiusura dei seggi, i programmi economici dei candidati alle presidenziali egiziane, analizzati dalla Reuters. Programmi spesso simili, che seguono linee neo-liberiste e che poco hanno a che vedere con le richieste di giustizia sociale ed economica del popolo egiziano durante la sua Primavera Araba. Ma che sicuramente fanno sorridere i poteri occidentali, Stati Uniti in testa, certi di non perdere il controllo di un Paese strategicamente fondamentale per il controllo del mondo arabo.

Seppure tutti promettano redistribuzione della ricchezza, aumento dei posti di lavoro, abolizione dei monopoli, migliore educazione e progetti industriali nel Canale di Suez.

Ahmed Shafiq: collaborazione Stato-imprese. L’ex primo ministro egiziano, 71 anni, speranzoso di raccogliere il consenso dei nostalgici del regime precedente, di laici e cristiani, mette sul tavolo una maggiore collaborazione economica tra settore pubblico e privato, apertura verso gli investimenti esteri e il calo del deficit interno sotto il 6% del PIL.

Egitto: l’economia secondo i candidati presidenti

Coda di fronte ad uno dei seggi elettorali egiziani - foto: nena-news.globalist.it

In particolare, il programma presentato da Shafiq si incentra sulla riforma del settore energetico, con una revisione dei prezzi di export e lo sviluppo di energia rinnovabile e nucleare, e su ingenti investimenti a favore del settore industriale (con incentivi a favore di investitori arabi e il sostegno alle medie e piccole imprese). Nella visione privatista del candidato, c’è spazio per la creazione di nuove zone industriali, ma anche per la cancellazione dei debiti che i contadini hanno contratto con lo Stato e l’introduzione del salario minimo garantito e di assegni di disoccupazione.

Il liberismo radicale di Amr Moussa. Ex segretario della Lega Araba ed ex ministro degli Esteri, aveva già prima della caduta di Mubarak preso le distanze del regime. Considerato il favorito per lo scranno di presidente, ha dalla sua parte i laici e i cristiani copti. Il programma economico proposto guarda senza dubbio al liberismo radicale: libera impresa e salvaguardia della proprietà privata.

L’obiettivo dichiarato è salvare le casse statali e ridimensionare l’enorme deficit nel bilancio egiziano (tra i nove e i dodici miliardi di dollari), obiettivo da raggiungere anche chiedendo consistenti aiuti ai Paesi arabi. A livello energetico, Moussa punta alla revisione dei contratti di esportazione di petrolio e gas naturale, compresi quelli firmati con Israele. Gas e carburante saranno tagliati alle grosse imprese per essere poi utilizzati nel settore scolastico e in quello sanitario.

Infine, la trasformazione di un milione di acri di terra, a partire dal Sinai, in appezzamenti agricoli.

Mohammed Mursi: servizi di base in mano ai privati. Anche il candidato dei Fratelli Musulmani punta al rafforzamento del settore privato, nell’obiettivo dichiarato di aumentare posti di lavoro e sostenere la crescita del Paese. Un rafforzamento che prevede anche la limitazione del ruolo dello Stato nella fornitura di servizi come l’educazione, la sicurezza e la salute. Nel suo programma c’è spazio per la promozione di infrastrutture private (ponti, autostrade e ferrovie) e investimenti nel settore agricolo, anche attraverso la cancellazione del debito dei piccoli imprenditori agricoli.

Le cooperative alternative di Abdel Moneim Abol Fotouh. Islamista liberale, ex leader dei Fratelli Musulmani, gode dell’appoggio del partito Nour e di gruppi di sinistra. A livello economico, intende puntare su modelli alternativi di produzione, quali le cooperative e progetti di collaborazione tra settore privato e pubblico. Sul tavolo ha posto anche riforme finanziarie come la tassazione progressiva, la riduzione dei sussidi energetici alle grosse imprese e incentivi ai piccoli investitori.

Hamdeen Sabahy: redistribuzione della ricchezza e “capitalismo nazionale”. Candidato della sinistra, giornalista e cofondatore del partito nasserista Karamah, ha posta la redistribuzione della ricchezza al primo posto del suo programma economico. Cooperative e controllo statale dell’economia i punti fermi, accanto a mega progetti industriali di Stato, nel segno del “capitalismo nazionale”. Sabahy promette l’introduzione del salario minimo garantito, della tassazione progressiva e di strumenti di monitoraggio dell’inflazione, la cancellazione dei debiti dei contadini e l’assistenza sanitaria a tutta la popolazione.

Infine, la creazione di una sorta di “Silicon Valley” per le imprese di tecnologia e l’impiego di energia solare. Nena News

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