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(27 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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Egitto, presidenziali: chi e' il candidato del lavoro?

Tra polemiche e tensioni ci si prepara per il ballottaggio di metà giugno, HOUSSAM HAMALAWI, si domanda se tra i candidati c’è un vero sostenitore dei diritti della classe lavoratrice egiziana

(28 Maggio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in nena-news.globalist.it

Egitto, presidenziali: chi e' il candidato del lavoro?

foto: nena-news.globalist.it

Il Cairo, 28 maggio 2012, Nena News - Chi è il candidato del lavoro in queste elezioni presidenziali? E’ una domanda che mi è stata posta spesso nei giorni scorsi. La mia risposta è "Nessuno".

Nonostante la presenza di candidati di sinistra in gara (al primo turno), tra cui l’avvocato del lavoro Khaled Ali, che a detta di tutti è il più esperto in organizzazione del lavoro tra i suoi omologhi (anche quando nega ripetutamente di essere un "socialista", e auspica un "forte del settore privato lavorare mano nella mano con uno statale”), né Ali né altri candidati potevano e possono parlare a nome della classe operaia egiziana. Semplicemente perché la classe operaia non ha entità formali, organizzazioni, partiti e sindacati che possono rivendicare la sua rappresentazione.

Nell’Occidente industrializzato e in altre parti del mondo in via di sviluppo, esistono sindacati e partiti che hanno una presenza forte sul posto di lavoro e rappresentano milioni di lavoratori e dipendenti pubblici. I membri di questi sindacati sono impegnati in lotte quotidiane per il miglioramento delle condizioni del lavoro attraverso negoziati, accordi o scioperi.

L'entità del sostegno popolare può essere sempre misurato dal grado di risposta alle chiamate sciopero fatte dai sindacati o dai leader di partito. Se siete nel Regno Unito, per esempio, e il Trades Union Congress (TUC) emette un bando di uno sciopero generale in un dato giorno, si può tranquillamente credere che accadrà proprio quel giorno. Se il TUC presta il proprio sostegno politico alle elezioni per un candidato, un partito o un movimento, si può affermare con una certa sicurezza che è una candidatura "approvata dai lavoratori."

L'esempio di cui sopra non significa necessariamente che sto elogiando la politica del TUC o il partito laburista. Quello che sto cercando di evidenziare è l'esistenza o meno di una macchina o di una struttura che può mobilitare la classe operaia, articolare le sue richieste e rappresentare i lavoratori.

Non c'è niente ancora del genere qui in Egitto. I milioni di lavoratori egiziani che scioperano o manifestano dal 2006 mancano ancora di una leadership nazionale che possa coordinare gli scioperi, dare rappresentanza alla classe operaia e sollevare richieste politiche, a nome dei lavoratori.

Sebbene il movimento popolare abbia guadagnato terreno dopo la rivoluzione (anti Mubarak), i socialisti e la sinistra insieme non hanno una presenza sufficiente tra operai e lavoratori per potersi definire una leadership.

La Federazione dei Sindacati Indipendenti ha annunciato di recente in piazza Tahrir che è cresciuta sino ad includere più di duecento sindacati indipendenti, con due milioni di lavoratori. Eppure la federazione è ancora disorganizzata, con un supporto irregolare. E’ puntuale nel dare sostegno agli scioperi ma sarebbe scorretto dare alla federazione il merito di innescare le azioni sindacali (...)

Nonostante la presenza della sinistra nella federazione, il discorso politico della leadership sindacale non va oltre l'economicismo, che divide l’economica dal politico e dall’agitazione. Così da un anno i sindacati che sono sotto il suo ombrello non sono in grado di fornire rappresentanza e una voce unitaria. Questo non è uno sguardo pessimista sul futuro della federazione. Ci vogliono anni per i sindacati per costruire una base di consenso e cementare il coordinamento tra i diversi settori, ma ci saranno sempre limitazioni al potenziale rivoluzionario delle trade unions.

I sindacati in realtà sono costruiti per "migliorare" le condizioni di sfruttamento. Abolire quelle condizioni è compito di un partito politico. Finché i settori più militanti che stanno conducendo gli scioperi di massa in vari settori, scontrandosi con i militari (al potere), non vengono organizzati in un partito politico, la voce dei lavoratori continuerà ad essere assente dall’attuale processo politico. Nena News

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