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Brescia: tensione e cariche in Piazza della Loggia

(28 Maggio 2012)

strage bresc

In questo paese non solo non è permesso sapere la verità sui colpevoli delle stragi fasciste degli anni '70. Non è permesso neanche ricordare e manifestare. 38 anni fa una bomba fascista seminò la morte in Piazza della Loggia, a Brescia, durante un comizio dei sindacati. Un ordingno nascosto in un cestino dei rifiuti esplose mentre la piazza era piena di persone che partecipavano ad una manifestazione contro l terrorismo neofascista. I morti furono otto e i feriti ben 102.

Ma la strage fascista di Brescia la devono e possono ricordare soltanto coloro che sono preposti a farlo. Che hanno gestito questo paese per decenni all'insegna della coltre di silenzio e della rimozione sui mandanti e sui responsabili delle stragi fasciste che hanno insanguinato le città italiane dal dopoguerra in poi.
E questa mattina, quando un gruppo di studenti e di precari hanno tentato di partecipare a modo loro alla celebrazione in corso in Piazza della Loggia mentre dal palco interveniva la segretaria della Cgil Susanna Camusso, davanti a sè hanno trovato i cordoni di Polizia e i manganelli. Qualche leggera carica e qualche studente che ha riportato delle contusioni.
Questa mattina alle nove e trenta alcune centinaia di attivisti del Kollettivo Studenti in Lotta e del centro Centro Sociale Magazzino 47, insieme ad altre realtà antagoniste della città - sindacati di base, gruppi della sinistra - erano partiti in corteo da Piazza Garibaldi con l'intenzione di arrivare in Piazza della Loggia, con l'intenzione di ribadire che le responsabilità della strade del 28 maggio del 1974 sono da addebitare allo Stato e ai suoi apparati. E anche per contestare le politiche di massacro sociale imposte dal governo Monti. La Questura aveva già avvisato i manifestanti che non gli avrebbe permesso di entrare in piazza e i cordoni di Poliziotti hanno cercato di impedire che il piccolo corteo potesse partecipare alla celebrazione. Ma nonostante le cariche e lo schieramento dei cordoni del servizio d'ordine dei sindacati confederali alla fine studenti e altri attivisti sono riusciti ad entrare in Piazza e a dirigersi verso la stele che riporta i nomi delle vittime della bomba di 38 anni fa.

E dire che il messaggio inviato per l'occasione al sindaco della città da Giorgio Napolitano davano ragione ha chi chiede finalmente verità e giustizia. “Il corso della giustizia deve, pur nei limiti in cui è rimasto possibile, continuare con ogni scrupolo e, nel contempo va peró fin da ora messo in luce quanto è emerso” sulla “matrice di estrema destra neofascista” e “sugli ostacoli che una parte degli apparati dello Stato frappose alla ricerca della verità” aveva affermato nel suo messaggio il Presidente della Repubblica.

Ma di fronte alla recente assoluzione dei colpevoli dell'eccidio e alla blindatura della piazza le parole del capo dello Stato e quelle proferite dal vivo dal Ministro degli Interni erano suonate come un paradosso, un affronto alla memoria e alla dignità delle vittime e dei loro parenti.
«Siamo costernati di essere a Brescia oggi senza verità» aveva detto Anna Maria Cancellieri, aggiungendo: «La verità a un certo punto sembrava arrivare. Il messaggio che deve passare è che non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci. La verità arriverà. È un dovere e non possiamo trascurare nessun impegno per arrivare alla soluzione».

Contropiano

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