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No a ichino, no alla riforma del lavoro

(7 Giugno 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cobas.it

No a ichino, no alla riforma del lavoro

foto: www.cobas.it

È da decenni che l’accumulazione e la speculazione finanziaria scaricano interamente il debito pubblico prodotto dal sistema capitalistico sulle classi lavoratrici, le quali vedono il proprio potere d’acquisto calare ai minimi termini, un continuo peggioramento delle condizioni di vita, salari da fame, tariffe in aumento e un costo della vita ormai inaccessibile anche alle famiglie con due redditi, che fino a pochi anni fa potevano darsi un accettabile tenore di vita e oggi sono piombate nell’indebitamento.

Con l’arrivo di Monti, rappresentante di rango degli interessi della Banca Centrale Europea, al governo (ungoverno fortemente voluto da Napolitano e sostenuto da PdL, PD e UDC), l’attacco contro lavoratori, precari, disoccupati, pensionati, studenti si è intensificato, fino a diventare un vero e proprio assalto.

Emblematico è il caso del “pacchetto” Fornero, la forcaiola ministra del lavoro che col suo disegno di legge sta smantellando le ultime tutele del lavoro subordinato, cancellando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per permettere ai padroni di licenziare a man bassa, riducendo a valori di miseria gli ammortizzatori sociali (indennità di cassa integrazione e di mobilità), condannando i precari, compresi gli apprendisti, a subire condizioni sempre peggiori, anche di quelle già esistenti dal 2003 (grazie al decreto legislativo cosiddetto “Biagi-
Maroni”).

È la stessa ministra, che in dicembre ha prolungato l’età per la pensione, portandola alla soglia dei 70 anni, e che ultimamente ha inventato la barbarie relativa agli “esodati”, come ha definito quei lavoratori (350 mila da qui al 2015) i quali, usciti dal lavoro sulla base di accordi che prevedevano 3 anni d’indennità di mobilità per entrare immediatamente dopo in pensione, si troveranno, finita la mobilità, a essere senza lavoro e senza pensione, perché la signora della miseria e della fame ha portato spietatamente in avanti, appunto, l’ingresso nell’età pensionabile.

Come se tutto ciò non bastasse, il governoha ottenuto che i partiti suoi alleati approvassero una legge per inserire nella Costituzione la norma del “pareggio di bilancio”, che ci terrà sotto ricatto continuo e che giustificherà tutte le misure di austerità (taglio dei servizi sociali e pubblici, aumento delle tasse, contenimento delle retribuzioni e delle pensioni, ecc.) che intenderanno prendere questo governo e quelli che gli succederanno. E sta preparando un provvedimento di legge, con cui rendere impraticabile il diritto di sciopero.

Queste sono, insieme a tante altre, le ragioni per le quali promuovere una vera fase di scioperi generali: non le solite scadenze che di generale hanno solo la diffusione del sentimento della rassegnazione e del senso di impotenza, ma una reale mobilitazione che paralizzi il Paese e che unisca tutti i settori sociali colpiti dalla crisi, per respingere le “ricette” del governo e dei padroni suoi mandanti.

In questo contesto, il 7 giugno Pisa sarà presente in ambiente accademico l’economista, nonché “esperto” didiritto del lavoro, Pietro Ichino, membro della Commissione del lavoro del Senato nelle file del PD. Ichino èstato uno dei principali ideatori delle varie riforme succedutesi nel mondo del lavoro, che hanno portato un attacco sempre maggiore ai lavoratori, ai loro diritti, al loro salario, riducendoli ad una situazione da “lacrime esangue” dove la precarietà, e adesso anche il licenziamento sono realtà quotidiane.

Vogliamo quindi far giungere la nostra voce alla “lectio magistralis” che l’illustre “esperto” terrà in nome e perconto dei padroni per cui ha sempre lavorato.

GIOVEDI’ 7 GIUGNO DALLE ORE 17:00 PRESIDIO A PISA DAVANTI ALLA SCUOLA SUPERIORE SANT’ANNA

Confederazione Cobas Pisa

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