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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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    Wisconsin (Usa): vuoi battere Scott Walker? Costruisci un partito dei lavoratori!

    (11 Giugno 2012)

    Nel 2011, gli occhi del mondo erano fissi su due luoghi tra loro molto diversi: il caldo e arido Egitto e il freddo e nevoso Wisconsin. Cosa li univa? Né più né meno che la lotta di classe che, come il capitalismo, è mondiale.

    da www.socialistappeal.org




    In Egitto, un tiranno odiato, antioperaio, antidemocratico e sostenitore delle grandi multinazionali è stato deposto dall'offensiva rivoluzionaria delle masse, raggruppata nell'occupazione di piazza Tahrir a Il Cairo. Nel Wisconsin centinaia di migliaia di giovani hanno seguito l'esempio, occupando la capitale dello stato, Madison, per settimane per protestare contro il loro tiranno antioperaio, antidemocratico, sostenitore del grande business e contro le sue leggi antisindacali. E' stato un movimento ispiratore che ha dato forza al movimento operaio di tutto il paese e nel mondo.

    Hosni Mubarak è stato rovesciato ma il suo regime rimane in carica. I giovani e i lavoratori egiziani sono ora entrati in una nuova fase della lotta per sbarazzarsi del vecchio regime politico ed economico: la rivoluzione egiziana è tutt'altro che finita. Ma nel Wisconsin il tiranno e le sue leggi non sono state ancora rovesciate – ma anche qui la lotta è tutt'altro che finita.



    Un'opportunità persa per il movimento operaio

    In realtà la lotta contro Walker è stata persa l'anno scorso. Se il movimento operaio avesse sprigionato tutto il proprio potenziale, a partire dal settore pubblico e poi allargandosi al settore privato, la lotta si sarebbe diffusa su tutto il territorio nazionale. Non solo i vertici sindacali non hanno organizzato uno sciopero generale statale (del Wisconsin, ndt) nel febbraio e nel marzo 2011 – che avrebbe fermato la legge subito – ma hanno anche sperperato un enorme simpatia a favore della lotta sindacale che coinvolgeva la popolazione di tutto il paese in sostegno alla lotta dei lavoratori del Wisconsin.

    I dirigenti sindacali avrebbero dovuto spiegare a tutti i lavoratori che sarebbero stati i prossimi ad essere attaccati se i dipendenti pubblici del Wisconsin fossero stati sconfitti! Avrebbero dovuto spiegare che anziché accettare un accordo al ribasso, se avessimo lottato uniti, non soltanto avremmo difeso salari e diritti sindacali dei lavoratori, ma avremmo potuto estenderli a tutti gli altri settori. “La crisi la paghino i ricchi” è il messaggio che si sarebbe fortemente amplificato alla maggioranza della classe lavoratrice, sia nel settore pubblico che in quello privato, sia in quello sindacalizzato sia in quello non sindacalizzato.

    Invece i vertici sindacali non hanno soltanto permesso la smobilitazione dei lavoratori riempiendoli di illusioni rispetto alla prospettiva elettorale, ma hanno pure fatto concessioni. Mentre cercavano di opporsi alle misure più estreme di Walker sulla cancellazione della rappresentanza sindacale nel settore pubblico, hanno accettato e si sono perfino fatti in quattro per offrire concessioni. Il messaggio di questo approccio è il seguente:”Prenditi i nostri sudati salari e i nostri diritti se proprio devi, ma lascia stare i nostri sindacati e le nostre quote”. Come possono, i vertici sindacali, pensare di guadagnarsi l’appoggio della maggioranza della classe operaia in sostegno alla loro lotta se cedono su salari e diritti dei loro stessi lavoratori senza alzare un dito?

    E quando è venuto il momento della tornata elettorale, invece di tracciare un percorso indipendente e di mantenere l'attenzione pubblica concentrata sulle questioni importanti, hanno appoggiato un candidato che ha sostenuto il mitologico “centro”, un candidato che ha apertamente appoggiato i tagli ai diritti dei lavoratori – certo, non con la stessa aggressività dei Repubblicani.

    Non c'è da stupirsi che il responso delle urne per molti sia stata una doccia gelata. Né c'è da stupirsi che molti iscritti al sindacato (36%) e perfino molti sostenitori dei Democratici (20%) abbiano votato per Walker, convinti dalle enormi risorse finanziarie della sua campagna e dal suo slogan sul “mantenimento dei valori sociali”.

    La destra ha capito l'importanza di queste elezioni ed ha agito di conseguenza. È stata la campagna elettorale più costosa della storia del Wisconsin. Walker ha accumulato 30.5 milioni di dollari, due terzi dei quali da ricchi sostenitori al di fuori dello stato, mentre Tom Berrett ha raccimolato appena un decimo, 3.9 milioni di dollari, di cui solo un quarto proveniente fuori dallo stato. La posta in gioco era alta e la linea di confine è stata segnata.

    Ma i vertici sindacali non hanno ben compreso la grandezza della sfida – sebbene migliaia di attivisti fossero disposti a lottare ventre a terra contro lo status quo. In balia del gioco dei Democratici e non sfruttando a pieno il potenziale del sindacato, hanno perso un'opportunità storica di rafforzare il movimento operaio in tutto il paese.



    Il ruolo dei Democratici

    Attraverso una serie di manovre ciniche e ben calcolate, il Partito Democratico è riuscito a smobilitare i lavoratori e incanalare la rabbia e la frustrazione lungo il canale elettorale. Usando la classica tattica del bastone e della carota, i Democratici hanno ingannato i sindacati e i giovani con la possibilità di una sfida “progressista” a Walker. Alla fine la scelta si è ridotta a Kathleen Falk, la precedente governatrice di contea di Dane (dove si trova Madison), e a Tom Berrett, l'attuale sindaco di Milwaukee.

    Entrambi questi candidati avevano attaccato i sindacati nei rispettivi collegi e non ne sono per nulla amici. Alla fine, è stato scelto Barrett – un politico “pragmatico” (leggi: un sostenitore dei tagli e dell'austerità). Non bisogna mai dimenticare che Barrett aveva già perso contro Walker nel 2010. né bisogna mai dimenticare come si sia rifiutato di affrontare la questione decisiva durante la campagna elettorale: la questione del contratto collettivo dei dipendenti pubblici.

    È proprio questo che fa del grigio e antioperaio Barrett l'uomo dei vertici del Partito Democratico. E' l'uomo che per loro avrebbe fatto le stesse scelte operate da Obama quando venne eletto su lavoro, sanità, scuola e ambiente – decisioni a favore dell'1% a spese della maggioranza. Un uomo che non avrebbe mai voluto che le cose “sfuggissero di mano” come nel febbraio 2011.

    E se avesse perso, tanto meglio perché la rabbia residua contro Walker si sarebbe potuta sfruttare cinicamente a novembre per il premio vero: la presidenza degli Stati Uniti. In questo modo le aspettative sono state metodicamente ridotte e il processo è stato così diluito e protratto che quando è venuto il momento di votare, l'atmosfera elettrica delle proteste di piazza si era letteralmente vaporizzata.

    Lo ha riassunto bene un titolo della CNN: “La vittoria di Walker nel Wisconsin infligge un gran colpo ai sindacati, e uno più piccolo a Obama”. Obama ha potuto permettersi di perdere questa tornata. Si è trattato del male minore. Meglio che avere una classe operaia combattiva e rivitalizzata che fa richieste irrealizzabili a un partito espressione della grande finanza. Il che spiega perché il suo commento sulla lotta “tra la vita e la morte” tra il movimento operaio organizzato e i fratelli Koch (i proprietari di uno dei più grandi gruppi industriali degli Stati uniti, ndt) è stato un tweet sulle elezioni e un blando supporto quando Barrett è stato inizialmente nominato candidato.

    L'ultima cosa che vogliono i Democratici è eleggere uno dei loro candidati sull'onda di una mobilitazione di massa e della grande aspettativa che provocherebbe. I Democratici non hanno soluzioni migliori dei Repubblicani rispetto alla creazione dei milioni di posti di lavoro di qualità di cui abbiamo bisogno o rispetto alla sanità o all'educazione. Sono cose che semplicemente non è possibile ottenere finché Wall Street e suoi esecutori guidati dal profitto hanno il colpo in canna. Il Partito Democratico è organicamente incapace di attaccare gli interessi del grande capitale: non sputare nel piatto dove mangiano!

    Il movimento operaio può lottare e vincere!

    Il risultato elettorale verrà usato come un ariete contro il movimento operaio organizzato – come “prova” che gli americani si stanno spostando a destra, che gli “avidi” lavoratori sono la vera causa della crisi che la maggioranza riconosce questa realtà pragmatica. Molti governatori si sentiranno legittimati a ad andare all’assalto per mezzo di leggi sul “Diritto al lavoro”. Ci diranno che non c'è alternativa all'austerità e alle concessioni sindacali, e soprattutto, che non ha alcun senso protestare e raccogliere firme perché tanto alla fine non si ottiene nulla.

    Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Organizzandoci e lottando, possiamo vincere! Ma lottare non basta: abbiamo bisogno di una strategia per la vittoria. Difficilmente le cose potrebbero cambiare.

    Sfortunatamente, l'approccio dei vertici sindacali rende questo futuro non solo possibile, ma probabile.

    Le grandi somme investite nella campagna di Walker non sono motivo sufficiente per la sua vittoria. È tra gli uomini più odiati d'America e la sua amministrazione è sotto indagine per corruzione. Scott Walker è la definizione della mediocrità, non ha un briciolo di idea originale nel cervello. Cosa più importante di tutte, i lavoratori hanno qualcosa di molto più prezioso del denaro: noi abbiamo la maggioranza della società. Walker era più che battibile. Se si è arrivati a questo risultato è solo grazie alla politica dei vertici sindacali.

    Invece di accampare scuse, il movimento operaio organizzato deve imparare da questa esperienza ed evitare simili errori in futuro. Richard Trumka (il segretario dell’Afl-Cio) e il resto dei dirigenti dell'AFL-CIO e di Change to Win (la seconda confederazione sindacale) possono cambiare la situazione. Il potenziale per una politica indipendente del movimento operaio è enorme. Il 50% degli intervistati nel Wisconsin ha dichiarato di avere un'opinione negativa di entrambi i partiti.

    La lezione che viene dal Wisconsin è che il movimento operaio può contare solo sulle proprie forze nella lotta contro il capitale. Non possiamo affidare le vite della maggioranza delle persone di questo paese a un partito corporativista che grato all'1% della popolazione.

    Walker e i suoi tirapiedi possono essere battuti. Il movimento operaio ha una forza poderosa ma con le attuali politiche dei dirigenti si perderanno le battaglie una dopo l'altra. Se mobilitassimo le enormi risorse del movimento operaio e i milioni di attivisti per sostenere nostri candidati e per costruire un partito dei lavoratori, non dovremmo più combattere i padroni con un braccio legato dietro la schiena.

    Come in Egitto, la guerra di classe in Wisconsin e negli Stati Uniti è tutt'altro che finita. Sarà combattuta (e vinta!) nelle strade, nei luoghi di lavoro, e con un partito dei lavoratori basato sui sindacati. Non ci sono scorciatoie.



    Leggi anche:

    I sindacati del Wisconsin si preparano allo sciopero generale! (4 marzo 2011)

    Scritto da John Peterson, dagli Usa

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