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I carabinieri attaccano il picchetto operaio

(12 Giugno 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

I carabinieri attaccano il picchetto operaio

foto: ciptagarelli.jimdo.com

Vigliacca e brutale repressione poliziesca contro i lavoratori.
Solidarietà proletaria a chi lotta.

Non solo licenziati, ma anche bastonati e (alcuni) arrestati. Questo è quello che è successo a novanta lavoratori egiziani e pakistani in presidio davanti ai cancelli della Gartico, i magazzini della catena di supermercati il Gigante, una logistica di Basiano, in Brianza.

Alimentare la lotta fra poveri, mettere gli sfruttati gli uni contro gli altri, dividere i proletari fra nazionalità ed etnie è da sempre il modo con cui i padroni cercano di impedire che si realizzi l’unità di classe degli sfruttati contro gli sfruttatori.

Nella crisi difendere il posto di lavoro e il salario, cercare di impedire che il proprio posto di lavoro sia occupato dai “crumiri” di un’altra cooperativa, diventa un grave atto d’insubordinazione, un gesto di ribellione che potrebbe essere seguito dai milioni di lavoratori nella stessa condizione: per questo va punito con la massima violenza dalle “forze dell’ordine democratico”.

A differenza di chi si scoraggia, si avvilisce, si deprime e si toglie la vita, i lavoratori delle cooperative Alma e Bergamasca hanno scelto l’unità di classe, la lotta contro lo sfruttamento: un esempio pericoloso di questi tempi, e per questo sono stati puniti con lancio di lacrimogeni, manganellate, gambe spezzate. Ma gli operai non si sono arresi, non sono fuggiti e nello scontro con i carabinieri hanno cercato di difendersi a mani nude, con le loro braccia (che sono quelle braccia che costruiscono la ricchezza delle nazioni, di cui si appropriano i capitalisti) e con quello che hanno trovato, subendo decine di feriti e arresti.

A loro, a tutti i proletari che resistono e lottano contro lo sfruttamento capitalista, va la nostra solidarietà militante e il nostro rispetto.

Il capitalismo è violenza, miseria, sfruttamento e non è riformabile.

Solo con una rivoluzione proletaria che distrugga dalle fondamenta la società capitalista - che considera normale che degli esseri umani siano ridotti a schiavi e sacrificati sull’altare del profitto - è possibile costruire una società civile, una società, in cui si produce per soddisfare i bisogni degli esseri umani e non per il profitto. Una società in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e la distruzione della natura siano messi al bando e puniti come un crimine contro l’umanità.

Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli - Milano

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