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Uccidevano per divertimento

Uccidevano per divertimento

(22 Settembre 2010) Enzo Apicella
Cinque soldati usa in Afghanistan sotto corte marziale perché uccidevano civili afghani senza alcuna ragione se non il divertimento personale

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(Imperialismo e guerra)

Il muro dell’Apartheid rinchiude in sé tutti i crimini perpetrati dall’Occupazione Israeliana .

(9 Luglio 2004)

Il muro rinchiude una popolazione intera in una prigione a cielo aperto, con restrizioni alla libertà di movimento e soffocando qualsiasi forma di attività economica; minaccia la sopravvivenza e l’esistenza di più di 300.000 palestinesi, separandoli dalla loro terre, dalle loro risorse, dai loro familiari, dalle scuole, dai centri medici e dalle loro fonti di sostentamento, imponendo condizioni di vita tali da costringerli ad abbandonare le loro città ed i loro villaggi, andando così ad incrementare il già elevato numero di profughi palestinesi. Il muro è una chiara continuazione della politica razzista di Apartheid perpetuata da Israele.

Nell’ottobre 2003, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che chiedeva ad Israele la cessazione della costruzione del muro e la distruzione delle parti già completate, entro un periodo di tempo fissato in un mese. Israele ha rifiutato di osservare questa risoluzione, come è accaduto per tutte le altre risoluzioni votate dagli organi delle Nazioni Unite in tema di diritti per il popolo palestinese. Nonostante ciò, le pressioni palestinesi continuarono e, supportate dalla critica internazionale, spinsero l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a votare, l’8 dicembre 2003, una risoluzione dove si richiedeva il parere della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) dell’Aia in merito alla “legalità” del muro. Così, le udienze all’Aia cominciarono nel febbraio 2004.

Il 9 luglio 2004, alle ore 15.00, la Corte Internazionale di Giustizia, pronuncerà il suo parere.

L’importanza del parere della Corte è ben noto: un parere positivo può fare la differenza. Nel 1971, dopo che la CIG emise un verdetto con il quale condannava l’occupazione della Namibia per mano del Sud Africa, la comunità internazionale impose severe sanzioni contro di esso. Successivamente, l’isolamento internazionale, le sanzioni economiche e le pressioni diplomatiche, hanno sostenuto il movimento contro l’Apartheid in Sud Africa nella sua lotta contro il regime razzista e colonialista e lo stesso ha segnato la fine dell’Apartheid.

Il 9 luglio diffondiamo e denunciamo le implicazioni politiche relative alle decisone della Corte Internazionale di Giustizia, indipendente dal suo contenuto. Iniziative di mobilitazione sono previste in Palestina e in tutto il mondo.

APPUNTAMENTO A ROMA VENERDI’ 9 LUGLIO
ALLE ORE 17.00 IN PIAZZA VENEZIA
(LATO VIA DEI FORI IMPERIALI)


Campagna Palestinese contro il Muro dell’Apartheid - Forum Palestina – Comunità Palestinese di Roma e del Lazio – Comitato di Solidarietà con l’Intifada – Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese – Coordinamento Nazionale per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq

ADERISCONO: "Donne in nero di Roma"

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