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Emilia paranoica … sostenendo il capitalismo «produci-consuma-crepa»

(17 Giugno 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

«Dobbiamo ripartire, vogliamo ripartire, in fretta e a ogni costo! Perché vogliamo ritornare alla nostra normalità. Noi siamo gente che sa fare, non possiamo stare ferma dobbiamo lavorare!» ecc, ecc...

Attraverso questa litania che viene continuamente rilasciata da telegiornali, programmi televisivi, interviste selezionate e studiate, è possibile farsi un’idea chiara della cultura politica dominante. La cultura propria della sinistra borghese emiliana che ha adattato, ha manipolato l’analisi scientifica di Marx fatta sul capitalismo, a uso e consumo dell’interesse padronale. Una cultura che è stata diffusa e ben radicata tra le classi, operai e padroni, classi che invece dovrebbero essere antagoniste tra loro.

Ed è per questo che sebbene i morti contati dopo le scosse del 20 e del 29 maggio, siano in maggioranza operai, costretti dietro ricatto del posto di lavoro ad andare in azienda e morire, la cosa non disturba più di tanto e tutto riprende come prima mentre i morti sono ancora caldi e chiedono giustizia. Perché ciò che ha valore ciò che conta per chi comanda, tiene le fila di questo sistema economico, politico sociale, è rimettere in piedi in fretta e furia il sistema produttivo, perché renda il profitto (che oggi è ancor più agognato essendoci la crisi economica).

E si sa i padroni nella loro la logica, basata sull’ottenere profitto, non si fanno scrupoli di fronte a niente e a nessuno. Le catastrofi sia che avvengano per fenomeni naturali vedi i terremoti, le alluvioni, o perché umanamente indotte e prodotte come le guerre, le devastazioni ambientali, sono sempre, in questo sistema capitalistico, basate sul calcolo freddo e cinico del profitto che la classe capitalista perde.

Il decreto emanato per l’emergenza terremoto, la stessa agibilità temporanea, uguale a sicurezza zero sul lavoro, sono un esempio lampante, e la dicono lunga in merito alla logica che è alla base del sistema e su quanto verrà fatto e per chi verrà fatto.

La ricostruzione sarà un bel giro di affari che come al solito riempirà i portafogli ai padroni, mentre per i proletari, gli operai i lavoratori sfruttati, i precari i disoccupati, le loro famiglie che già vivono messi ai margini della società, ci sarà, solo e sempre più degrado, solo e sempre più miseria e morte. E sufficiente guardare indietro nel tempo a quanto è accaduto alle popolazioni che hanno subito dei terremoti, per capire come andrà a finire per chi è proletario o alla povera gente…

E per chi tra i lavoratori si fa ancora delle illusioni in merito a questo sistema, si affida e spera nei politici, nello stato, nei suoi apparati, negli amministratori che lo dirigono e lo gestiscono, diciamo che sarebbe ora di affrontare la realtà e decidere di riprendersi nelle proprie mani la propria vita, il proprio futuro.

Come è possibile fidarsi di personaggi, soggetti politici che si potrebbero a giusta ragione definire «uomini per ogni stagione» e primo tra tutti, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Forse, per chi non ha memoria, con un colpo di spugna è sufficiente a cancellare il suo passato. Egli è stato fino al 45 un fascista, poi nello stesso anno, finita la guerra, si è iscritto al partito comunista, e successivamente è stato sostenitore dell’invasione della Russia Sovietica stalinista dell’Ungheria e della Cecoslovacchia.

Oggi, rappresenta il proprio paese imperialista in giro per il mondo, sostenendo guerre alle quali l’Italia partecipa con altri paesi imperialisti, vedi gli Usa, Russia, Cina e altri paesi Europei. Guerre finalizzate a mantenere interessi economici, o accaparrare materie prime a bassi prezzi, in un accentuato scontro mondiale tra paesi imperialisti, per accaparrarsi profitti a scapito dei diretti rivali.

La classe operaia deve rimettere in campo la propria prospettiva politica economica rivoluzionaria, diversamente ci attendono catastrofi ben più gravi, di quelle che i terremoti naturali hanno arrecato alle popolazioni della terra. Si pensi che solo la seconda guerra mondiale ha prodotto più di 200 milioni di morti, senza contare i morti che successivamente sono stati prodotti dalle conseguenze, gli effetti della stessa guerra. E senza che ci si dimentichi di quelle stragi che quotidianamente questo sistema produce sui popoli, nei morti per sfruttamento da lavoro e sotto ogni forma di sfruttamento dell’essere umano, nei morti per fame, malattie, disastri da inquinamento ambientale, per le continue guerre che vengono combattute.

Questo sistema va superato, superandone la stessa logica del profitto che ne è anche il motore economico. E pertanto noi, come classe operaia dobbiamo ripartire, riorganizzandoci con una nostra organizzazione sindacale e politica indipendente, con nostri mezzi teorici e pratici di lotta e di difesa.

Il nostro unico fine è quello di superare il sistema presente, perché si basa sul nostro sfruttamento da parte dei padroni. Siamo noi che dobbiamo rincominciare a creare un fronte di lotta più ampio possibile in una prospettiva anticapitalistica, contro la dittatura borghese, perché in caso contrario dovremo solo continuare a subire e soccombere.

11 giugno 2012

Compagni del Sindacato Intercategoriale Cobas di Modena

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