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In Italia solo il 56% della popolazione in età lavorativa ha effettivamente un lavoro

e la crescita dell'occupazione è solo con contratto a tenpo determinato

(8 Luglio 2004)

In Italia solo il 56% della popolazione in età lavorativa ha effettivamente un lavoro.
Peggio di noi fanno soltanto la Polonia e la Turchia tra i 28 Paesi considerati dall’Ocse e l’Italia è a distanza ragguardevole dal 70% di occupazione di Paesi come il Canada, l’Olanda, la Danimarca, la Svezia, il Regno Unito e dalla media Ocse che è pari al 65%.
Secondo l’Ocse, il tasso di occupazione dovrebbe aumentare, nei Paesi che fanno parte dell’organizzazione, dello 0,8% nel 2004 e dell’1,3% nel 2005.
Una performance leggermente inferiore è prevista per l’Italia per l’anno in corso - una crescita dello 0,5% in linea con la media europea - per arrivare poi allo stesso +1,3% nel 2005.
Prevista anche una riduzione del tasso di disoccupazione che, secondo le stime dell’Ocse, dovrebbe arrivare all’8,6% nel 2004 e all’8,5% nel 2005 (era pari al 9% nel 2002 e all’8,8% nel 2003).
La disoccupazione in Italia rimane comunque nettamente superiore a quella prevista per i Paesi Ocse che in media dovrebbero arrivare al 6,9% nel 2004 e al 6,7% nel 2005, ma è comunque inferiore a quella della Ue a 25 stimata al 9% per l’anno in corso.
Prosegue quindi nel nostro Paese la crescita dell’occupazione: +4,6% negli ultimi cinque anni, ossia il terzo miglior risultato dopo Spagna e Irlanda.
Una crescita dell’occupazione - continua il rapporto Ocse, che negli ultimi 10 anni "è stata essenzialmente il risultato di una esplosione del numero di lavoratori in contratti temporanei, che sono cresciuti più della riduzione dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato, i quali godono di un livello di protezione legale relativamente elevato".
E questo, oltre a produrre una «dualità» tra le tutele garantite ai lavoratori con contratto permanente e a quelli a termine (l’Italia è ora 18ª sui 28 Paesi considerati dall’Ocse quanto a regolamentazione del mercato del lavoro), in prospettiva, con un ricorso eccessivo ai contratti a termine o al lavoro interinale "potrebbe avere un effetto negativo sulle prospettive di crescita professionale e sulla produttività".
Ma a pesare sul mercato del lavoro italiano è anche un’altra forma di dualità: quella tra lavoratori dichiarati e lavoratori in nero.
Secondo le stime dell’organizzazione il gettito effettivo dei contributi sociali è del 20% inferiore al gettito potenziale, una cifra comparabile a quella stimata per la Turchia e molto al di sopra della gran parte dei Paesi Ocse.

centro di documentazione e lotta
cen_doc_lotta@yahoo.it

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