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Bentornata età della pietra

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(27 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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E’ Mursi il Presidente della Seconda Repubblica d’Egitto

(25 Giugno 2012)

fanclub mursi

Sultan dice Mursi con più di seicentomila voti su Shafiq. Il Presidente della Seconda Repubblica d’Egitto è il temuto islamico. Lo dice dopo un annuncio defatigante per chi è in attesa, centellinato con una premessa grossa come la piramide di Cheope. Migliaia di parole che ritardano quello che l’Egitto diviso in due riassume in nomi contrapposti, l’uno contro l’altro. Animati da sospetti, denunce (il voto di centinaia di magliaia di militari per Shafiq), brogli (un milione di schede prevotate per Mursi), ricorsi (oltre 440 dall’una e l’altra parte) che per il giudice della Commissione sono stati il motivo dello scivolamento di giorni dall’ora x dell’ufficializzazione. Per l’intera mattinata i rumor avevano rivelato vari indizi favorevoli all’ex primo ministro mubarakiano. I commentatori in contatto con l’entourage della Suprema Commissione Elettorale sentivano una litania che faceva continuamente richiamo all’unità nazionale, agli interessi di tutta la popolazione come se si volesse aprire la strada a una decisione poco gradita perché avrebbe rimesso in discussione gli iniziali conteggi che più di una fonte giudicava corretti. Anche il lungo preambolo di Farouk Sultan sembra foriero del colpo di scena che avrebbe potuto riscatenare la piazza, poiché pur compattando l’Egitto antislamista per tutti, anche per i suoi fan, Shafiq è un feloul, un nostalgico di un passato che egli stesso non ha nascosto durante l’intera campagna elettorale.
Mentre il supremo magistrato parla, piazza Tahrir, tornata da giorni contenitore di un presidio permanente di islamici e non solo, rimane ammutolita. Preoccupata di sentir pronunciare il nome del mubarakiano. Invece no, abili registi della suspense i giudici dopo un’ora tirata dicono che hanno votato 26 milioni sui 50 milioni di iscritti nelle liste elettorali. Dicono che i seggi con voti nulli sono un centinaio, dunque ininfluenti, che i voti nulli sono stati 848mila. Quelli per Shafiq ammontano a 12 milioni 347mila 380, mentre Mursi supera i 13 milioni. Sospiri, sollievo, gioia e Allah-u Akbar a Tharir, delusione più in là dove anche l’ex generale aveva chiamato a raccolta una propria piazza. Se questo è stato l’epilogo, che restituisce credibilità a una Commissione Elettorale accusata proprio col ripescaggio di Shafiq di acquiescenza verso i nostalgici di regime, riprende corpo una delle interpretazioni del ritardo nel comunicare i risultati: un patteggiamento segreto avvenuto durante la settimana fra i vertici del Consiglio Supremo delle Forze Armate, che il 1° luglio ha promesso di passare la mano, e il Gotha della Fratellanza Musulmana. Un accordo pilotato da Washington. L’effettiva vittoria di Mursi sarebbe stata assegnata solo se il suo movimento politico di sostegno avesse accettato lo svuotamento del ruolo presidenziale operato nei giorni scorsi dal Csfa.
Questo recente “supplemento” della Costituzione pone i militari al di sopra dello stesso Capo di Stato per le decisioni relative a ordine pubblico e sicurezza. Di fronte a tali risvolti la paura di chi era oggi in piazza e avrebbe voluto protestare a una possibile proclamazione presidenziale di Shafiq apparivano evidenti. I militari hanno acquisito la facoltà di sbattere in galera i manifestanti come attentatori della nazione. In pratica terroristi. Ora che la vittoria è di pubblico dominio, la Confraternita difficilmente contesterà il saccheggio delle prerogative presidenziali compiuto da Tantawi e compari. Anzi per far retromarcia da contestati en plein di potere avvenuti con le politiche i Fratelli proporranno a forze liberali e di sinistra un’ampia collaborazione. Pare rientri in gioco lo stesso El Baradei, sebbene i più accreditati per la vicepresidenza siano un copto e una donna, due prototipi che placano le dicerie sulla voglia di Shari’a che animerebbe la componente islamista. Così il Presidente Mursi, atteso a una conferenza stampa proprio mentre scriviamo, offrirà il premierato a una figura esterna alla sua componente, probabilmente un indipendente laico. Inoltre varerà una sorta di fronte d’unità nazionale dell’Egitto del cambiamento che è comunque sempre solo la metà del Paese. Shafiq, e il suo ideale dell’Egitto che fu, raccolgono un’area egualmente ampia, cosa che rincuora la lobby delle stellette e forse rianima il vecchio raìs più del defibrillatore.

24 giugno 2012

Enrico Campofreda

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