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Salvate la Sanità

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(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
Secondo Monti il sistema sanitario nazionale è a rischio se non si trovano nuove risorse

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I limiti della riforma sanitaria di Obama

Il carattere classista dei servizi alla salute

(8 Luglio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

Usa

foto: ciptagarelli.jimdo.com

di Salvador Capote; da: alainet.org; 4/7/2012

E’ molto curioso che negli Stati Uniti, dove le differenze di classe sono così accentuate, sia praticamente un tabù riferirsi alle classi sociali. Si parla dei ricchi (“the wealthy”) e dei poveri (“the poor”) ma espressioni quali “classe dominante”, “classe privilegiata”, “classe operaia o lavoratrice” ecc. non si menzionano. Di contro si utilizza molto il termine “classe media”, sicuramente perché rafforza il mito secondo cui, a dispetto delle disuguaglianze di entrate e di ricchezze accumulate, le differenze sociali risultano irrilevanti visto che tutti i cittadini, ricchi e poveri, sono uguali davanti alla legge, hanno accesso a servizi di educazione e salute e godono dei beni di consumo. Seguendo questa linea di pensiero, se gli Stati Uniti sono, essenzialmente, una nazione di classe media, non vi è posto per la lotta di classe.

Niente, naturalmente, di più lontano dalla verità, ma la menzogna continua e si rafforza attraverso il discorso ufficiale e la sua eco che coinvolge tutti i media.

La realtà è che la classe media statunitense è andata indebolendosi e riducendosi, ad un ritmo inquietante e pericoloso per il sistema capitalista, da più di trent’anni. Si parla della breccia crescente tra ricchi e poveri ma si fa solo una timida allusione a quella che si apre altrettanto profondamente tra i ricchi e la classe media e a quella che va sparendo tra la classe media e i poveri.

Si può illustrare efficacemente la situazione tramite la “piramide” di Samuelson (1). Se costruiamo una piramide con i blocchi che i bambini usano per giocare e ogni piccolo cubo rappresenta un’entrata di 1.000 $, il vertice della piramide sarebbe più alto della Torre Eiffel per lo 0,75% della popolazione nordamericana, mentre per la maggioranza della popolazione non supererebbe una iarda (0,91 mt.) di altezza sul livello del suolo. Se al posto delle entrate utilizziamo la ricchezza accumulata come riferimento, il vertice della piramide non raggiungerebbe più l’altezza della Torre Eiffel ma quella del monte Everest.

Ragiono, a colazione, su questo fatto perché l’avallo concesso dalla Corte Suprema alla Legge sulla Salute Conseguibile (“Affordable Care Act”) più conosciuta come “ObamaCare”, nel mezzo di una virulenta opposizione repubblicana, mette di nuovo sotto i riflettori il fatto che decine di milioni di cittadini nordamericani mancano di assicurazione medica, non beneficiano di cure sanitarie preventive o sono discriminati dalle compagnie di assicurazione per condizioni patologiche preesistenti.

Il sistema sanitario degli Stati Uniti dipende troppo da installazioni e servizi ausiliari ad alta tecnologia. E’ il più costoso al mondo e assorbe circa il 14% del PIL. Di conseguenza, coloro che possiedono una buona assicurazione sanitaria ricevono generalmente cure mediche di prima qualità, anche se spesso carenti di calore umano, mentre un segmento sostanziale della popolazione non riceve, o riceve limitatamente, i benefici del sistema. E’ per questo motivo che gli Stati Uniti, nonostante investano nella sfera medica molto di più di qualsiasi altro paese, non riescono ad essere in posizione avanzata in alcuno degli indici di salute e invece, rispetto a molti di essi, occupano un vergognoso posto dietro a paesi con molte meno risorse.

Un altro punto di vista sbagliato è che i problemi sanitari vengono comunemente considerati problemi individuali o, al più, confinati nel campo della medicina. Ma i problemi sanitari sono strettamente vincolati al funzionamento di tutta la comunità ed ai problemi sociali, in tutto il mondo. Molte malattie sono legate, direttamente o indirettamente, alla povertà o al fatto di appartenere ad una minoranza razziale o etnica. L’AIDS, ad esempio, o le droghe, richiedono, per essere combattute, non solo una coordinazione globale ma anche il trovare soluzioni ai problemi sociali che favoriscono la loro comparsa e diffusione.

C’è, senza dubbio, una relazione inversamente proporzionale tra la salute e la classe sociale a cui si appartiene. Nel settore di popolazione che si trova sotto la linea della povertà, la mortalità infantile è più alta e si presenta una maggiore incidenza di tutta una serie di patologie come affezioni respiratorie, diabete, deficit nutrizionali, artrite, incapacità fisiche, infermità infettive e mentali. D’altra parte , mentre più si è in basso nella scala sociale, maggiore è la probabilità di essere vittime di incidenti e di atti criminali.

La speranza di vita aumenta quando si ha un migliore accesso a servizi medici di qualità, ad una dieta più variata e nutritiva e ad una più ampia informazione sanitaria, quando si vive in case più confortevoli ed igieniche, si fanno lavori meno sfiancanti, pericolosi e alienanti, si dispone di più tempo libero per il riposo e la ricreazione, e si possiedono i mezzi per viaggiare e godere di sport, arte e cultura in generale.

I servizi sanitari negli Stati Uniti corrispondono al sistema di stratificazione della società. La distribuzione dei servizi sanitari e la loro qualità seguono un criterio commerciale e si basano prevalentemente sul profitto e non sulla necessità. Il guadagno come base delle prestazioni sanitarie è molto più accentuato negli Stati Uniti che nel resto dei paesi sviluppati. Le disuguaglianze di classe si accentuano in relazione all’appartenenza a minoranze etniche o razziali. Le minoranze ricevono generalmente cure mediche di minore qualità che la popolazione bianca, compresi i casi in cui le entrate sono simili e le loro assicurazioni sanitarie offrono, in teoria, la stessa copertura.

I profondi tagli ai programmi di assistenza sociale realizzati dall’amministrazione Reagan hanno lasciato tragiche conseguenze visto che i lavoratori a basso salario non poterono più pagare l’alto e crescente costo delle assicurazioni mediche private e, nello stesso tempo, rimasero esclusi dagli aiuti governativi.

Chi non ha un’assicurazione sanitaria può, in caso di emergenza per una malattia o una ferita grave, andare negli ospedali statali o di contea. Il problema sta nel fatto che questi ospedali di solito si trovano molto lontano dal luogo dove vive il paziente, sono sempre pienissimi , carenti di personali e i loro bilanci non riescono a coprire tutte le necessità. Non bisogna stupirsi, quindi, che gli ospedali dove vanno i poveri abbiano i tassi di mortalità più alti.

Qualsiasi tentativo di riforma si scontra con l’opposizione di potenti corporazioni mediche, farmaceutiche (“Big Pharma”), imprenditoriali e delle compagnie di assicurazione, principalmente.

I timidi cambiamenti messi in atto dall’amministrazione Clinton nel 1993 furono bloccati dagli interessi che agiscono tramite il Congresso. La riforma sanitaria dell’amministrazione Obama, che fino al 2014 non dispiegherà tutta la sua portata, dovrà quindi superare ancora molti ostacoli, e l’aspirante alla presidenza Mitt Romney ha promesso di revocarla se sarà eletto.

La legge è molto importante perché aumenta notevolmente la copertura dei servizi sanitari ed è un sollievo per la popolazione più bisognosa ma non bisogna esagerare il suo potenziale di cambiamento; la nuova legge non risolve alcuno dei gravi problemi strutturali del sistema sanitario, problemi che derivano da una stratificazione sociale altamente polarizzata, da un’ingiusta distribuzione della ricchezza e da disuguaglianze istituzionalizzate.

Nel migliore dei casi, se la riforma riuscirà ad imporsi e ad avere successo, sarà ancora molto lontana dal soddisfare il principio che il popolo ha diritto a ricevere servizi sanitari universali e gratuiti, principio che solo nella piccola isola assediata dei Caraibi (Cuba) si applica in modo integrale e conseguente.

(1) Paul Samuelson (1915-2009): Premio Nobel del’Economia, uno dei fondatori dell’Economia Neo-keynesiana. Si oppose all’abbassamento delle tasse ai ricchi del presidente George W.Bush..

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli - Milano

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